Il centrosinistra cerca un accordo per evitare di sfaldarsi sul ddl Lanzillotta: An e Udc pronti a votare la privatizzazione dei servizi pubblici locali, a partire dagli acquedotti.
Avrebbe dovuto essere l’incontro «conclusivo» quello che martedì 8 maggio ha riunito i rappresentanti della maggioranza al senato per esaminare il ddl che porta la firma della ministra degli affari regionali Linda Lanzillota. Avrebbe dovuto, ma la riunione si è conclusa con un nuovo rinvio. All’inizio della prossima settimana ci sarà un altro appuntamento che servirà a misurare la tenuta della maggioranza dell’Unione sugli emendamenti di Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani al testo sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali presentato dal governo.
Gli emendamenti che rischiano di far saltare la maggioranza sono tre. Il primo è quello esclude la privatizzazione dell’acqua, poi c’è quello sull’affidamento «in house», che mira a limitare–solo in casi eccezionali–l’affidamento senza gara a un’azienda di proprietà dell’ente pubblico. Il terzo invece riguarda la «gestione dei servizi in economia».
L’emendamento prevede un’alternativa al classico affidamento con gara: l’ente pubblico, in prima persona, può decidere di affidare la gestione di un servizio locale «senza affidamento» a società controllate.
Il rischio di una crisi di tipo «afghano» è alto. Se, infatti non si raggiungesse l’accordo nella maggioranza, la ministra ha minacciato di portare il testo direttamente in aula, al senato, dove potrebbe quindi essere votato dal centrodestra. Alleanza nazionale e Udc hanno già fatto sapere di essere disponibili a sostenerlo.
Ciò su cui ci si scontra, nel centrosinistra, è l’emendamento che salva le risorse idriche da ulteriori processi di privatizzazione. Un testo di moratoria, sottoscritto da tutti i capigruppo dell’Unione, è stato presentato nel disegno di legge Bersani alla Commissione attività produttive della Camera. Prevede lo stop dell’affidamento a privati delle gare future, almeno fino alla riforma del codice ambientale approvato dal governo Berlusconi.
«La riforma del codice ambientale è il primo atto utile per riportare in mano pubblica la gestione dell’acqua – spiega
Francesco Manna, responsabile enti locali di Rifondazione–Finalmente siamo riusciti a portare a casa la bozza della
moratoria sulla privatizzazione dell’acqua, che è solo l’inizio della ripubblicizzazione del settore idrico. Questa era una precondizione per ricominciare a parlare di ddl Lanzillotta». Per le gare già bandite e non ancora affidate l’emendamento prevede invece la nomina di un Commissario, che entro sessanta giorni deve verificarne la legittimità.
«Quello che abbiamo proposto è un commissario che, per il principio della salvaguardia dell’acqua come bene pubblico, deve fermare i processi di privatizzazione, principalmente quelli in atto in Lombardia e Sicilia», dice Manna.
Un altro capitolo delicato riguarda i servizi idrici già affidati ai privati. In questi casi sarà la legge per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la quale si stanno ancora raccogliendo le firme, a stabilire il percorso da seguire. «Sul decreto in generale, sono stati fatti dei passi in avanti rispetto al testo iniziale indigeribile. Ad esempio è stata allargata l’ipotesi di in house oltre che alle società pubbliche anche alle aziende speciali–continua Francesco Manna–Però manca ancora il dato centrale, cioè il principio di autonomia di scelta per gli enti pubblici tra ricorso alla gara e affidamento interno. Va bene allargare l’in house, sia attraverso società per azioni che attraverso aziende speciali, e già in tutta Europa è così, ma non deve decidere il governo quando è possibile farlo e quando no. Riusciremo a chiudere un accordo se la ministra ci consentirà di mettere sullo stesso piano la scelta dell’affidamento pubblico e la possibilità di ricorrere anche al mercato, che nessuno intende negare».
Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione al senato, aggiunge: «La richiesta di lasciare alle amministrazioni locali la possibilità di scegliere tra privati e pubblico viene dai movimenti che in questi mesi si sono mobilitati per l’acqua».
I punti più critici dell’intero ddl Lanzillotta, secondo Salvatore Amura della Rete del Nuovo Municipio sono quattro:
«Il primo è il rapporto tra la qualità e l’efficacia dei servizi. A nostro parere le liberalizzazioni diminuirebbero l’efficenza dei servizi perché si entrerebbe in un regime di mercato. Il secondo riguarda le tariffe che nell’arco di due-tre anni aumenterebbero in maniera spropositata. Il terzo punto riguarda invece i lavoratori: cosa succederà agli impiegati pubblici? Quanti saranno licenziati? Quanta precarizzazione entrerà nei servizi eventualmente privatizzati?
Infine l’ultima questione che è quella del rapporto tra beni comuni e comunità locali. Con questo disegno di legge, infatti, si toglierebbero ai cittadini beni e servizi che gli appartengono».
Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, acqua






