Con una sentenza che farà giurisprudenza il giudice di pace Alberto Lo Tufo, di Firenze, ha condannato una ditta produttrice di computer a risarcire il costo della licenza di Microsoft Windows ad un utente che non voleva utilizzarlo (e quindi comprarlo)
Un nuovo brutto colpo giudiziario per la Microsoft, questa volta dall’Italia. Lo scorso 18 Ottobre un giudice di pace di Firenza, il dottor Alberto Lo Tufo, ha depositato una sentenza con la quale viene accolta una richiesta di rimborso del costo per l’obbligo di acquisto di una licenza Microsoft. A darne notizia è stata l’Aduc che insieme ai suoi legali Anna Maria Fasulo e Claudia Moretti, ha seguito il caso di Marco Pieraccioli. Quest’ultimo aveva acquistato un portatile della HP con il sistema Windows preinstallato e si è appellato alla EULA, ovvero la “licenza d’uso del sistema operativo Microsoft” che dichiara “qualora l’utente non accetti le condizioni del presente contratto, non potrà utilizzare o duplicare il software e dovrà contattare prontamente il produttore per ottenere informazioni sulla restituzione del prodotto o dei prodotti e sulle condizioni di rimborso in conformità alle disposizioni stabilite dal produttore stesso”. Cosa che Pieraccioli ha fatto ottenendo un diniego da parte della HP “in quanto il computer sarebbe stato inscindibile dal sistema operativo, non tanto per problemi tecnici ma commerciali”, mentre quella clausola indicherebbe “solamente come ottenere informazioni senza promettere rimborsi”. Il giudice di pace, invece, ha dato ragione all’utente sostenendo che quel contratto è un chiaro “frutto di accordi commerciali intercorsi tra le due società (HP e Microsoft)”, per questo è vincolante anche per HP e quella clausola “non avrebbe senso se non in quanto stabilisca il diritto al rimborso, altrimenti sarebbe stato del tutto inutile parlarne”. Per questi motivi la HP è stata condannata a rimborsare il costo della licenza restituita e le spese legali. Ma l’aspetto più importante, secondo l’Aduc, è il “riconoscimento giuridico della responsabilità contrattuale”. Infatti Il giudice di Pace “conferma e riconosce” che se esiste “per l’utilizzo del software un contratto separato (con condizioni oltretutto molto particolari) che il compratore non ha possibilita’ di conoscere prima di avere comprato il prodotto …e che, se non accettato”, questo “impone di restituire quella parte dell’acquisto lasciando il compratore con un prodotto comunque diverso e di minor valore rispetto a quello pagato”.
La sentenza è di una certa importanza per almeno due motivi. Il primo è legato alle politiche di Microsoft che, come ha spesso spiegato Franco Carlini (per esempio in Business personali e Microsoft d’ora in poi, in 10 punti), ha fondato il suo monopolio proprio sugli accordi commerciali che obbligavano a inserire il costo delle licenze dei suoi prodotti nel prezzo di ogni macchina venduta, spesso incappando nell’antitrust. Se questo è stato determinante per aprire il mercato ai personal computer agli inizi degli anni ‘80, ora nel 2007, con la possibilità di avere alternative anche libere è sicuramente una restrizione. Ecco perché l’Aduc ha salutato la sentenza come l’affermazione che “sul mercato possono esistere anche vasi portafiori vuoti, da riempire poi con ciò che l’acquirente preferisce. Cioé che il mercato è libero non solo per produttori e venditori, ma anche e soprattutto per i consumatori”. D’altra stessa direzione andava anche l’appello Libera il Software che ha provato a introdurre lo stesso tema nel pacchetto delle liberalizzazioni di Bersani. Perché se come dicono gli analisisti il 2008 è l’anno in cui i sistemi operativi liberi GNU/Linux possono cominciare a rosicchiare fette consistenti del monopolio Microsoft, allora la questione è sicuramente anche economica. Del resto non sono pochi i segnali in questo senso. Per esempio la difficoltà di vendita del nuovo sistema Windows Vista (al quale molti utenti preferisco il più “vecchio” e consolidato Xp) o il fatto che diverse ditte produttrici (per esempio Dell o Asus) stanno già proponendo soluzioni complete con sistemi operativi liberi che costano di meno e gareggiano quanto ad affidabilità. Oggi installare un sistema operativo libero sul proprio PC è diventata una operazione più semplice come potrà sperimentare chi vorrà andare il prossimo 27 Ottobre in uno dei tanti “installation party” in previsione presso il Linux Day in una delle 117 città in giro per l’Italia.
L’altro motivo ha a che fare con il diritto perché è probabilmente la prima sentenza di questo tipo in Italia. Ve n’erano state di analoghe recentemente in Francia, e in Italia solo Paolo Attivissimo diverso tempo fa era riuscito ad avere ragione appellandosi al contratto e documentando la vicenda sul suo sito. Ma senza passare dai tribunali. Da qui l’importanza di una sentenza che può fare da riferimento per casi analoghi. Per questo motivo l’Aduc ha messo a disposizione sul suo sito il testo ed un modulo per fare analoga richiesta per il proprio pc nuovo.
Tags assegnati a questo articolo: windows






