Piccolo breviario Cartoni animati, gibboni, miliardari nello spazio. Per orientarsi nel variegato universo del software all'insegna del tutto aperto (Chip&Salsa - Il Manifesto)
La babele delle distribuzioni
Si scrive Linux, si legge al plurale. Il mondo che ha per logo il pinguino Tux è in realtà una galassia di comunità di sviluppatori, professionisti o meno, che negli ultimi 15 anni ha lavorato a progetti anche molto diversi tra loro. Questa molteplicità è, in fondo, una naturale applicazione della libertà numero 0 elaborata da uno dei suoi massimi esponenti, Richard Stallman fondatore della Free Software Foundation, secondo la quale si può eseguire un programma per qualsiasi scopo.
Insieme alle altre tre libertà che definiscono il software libero (www.gnu.org), questa regola ha favorito lo sviluppo cooperativo di programmi «free» per la videoscrittura o la musica, i giochi o calcoli matematici. Questi programmi organizzati secondo le necessità costituiscono le cosiddette distribuzioni, ovvero pacchetti diversi pronti per l’installazione da zero su un computer, aggiornati dalla comunità e progettati a seconda delle necessità: far funzionare un desktop, server o portatile, fare grafica, lavoro d’ufficio o programmazione. Ogni volta che una comunità si divide per promuovere un altro progetto si parla di «fork», forchetta, a indicare che i percorsi si separano. Un’eventualità accaduta molto spesso in questi ultimi tre lustri. Fortuna che per orientarsi c’è Linux Distribution Chooser che consiglia quelle più adatta dopo un test di domande e risposte sulle proprio esigenze e competenze: www.zegeniestudios.net/ldc
Software da intenditori
La distribuzione più apprezzata dai puristi del software libero è senz’altro Debian (www.debian.org). Ideata nel 1993 da Ian Murdoch (Debian è un acronimo fatto dal suo nome e quello della moglie: Debra), conta oggi circa 1500 sviluppatori e 22.500 pacchetti. La filosofia debianista presta particolare attenzione alle indicazioni sul software libero della Free Software foundation, aggiornamenti solo quando apportano modifiche importanti e attiva partecipazione dal basso di tutta la comunità. In Debian si sviluppano tre versioni, una stabile, una di testing e una instabile utilizzate generalmente dagli utenti più «smanettoni» per individuare errori.
Quella attualmente stabile è la 4.0, detta anche Etch perché nella comunità si usano i nomi dei personaggi del film di animazione Toy Story. Le altre, infatti, si chiamano Sid (uscita prevista a metà 2008) e Lenny, rispettivamente il binocolo giocattolo e il ragazzo che nel celebre film della Pixar i giocattoli li distruggeva.
Un pizzico di umanità
Alla stessa famiglia di Debian appartiene Ubuntu (www.ubuntu-it.org), parola sudafricana traducibile in «umanità per gli altri». A differenza della cugina, però, che fa leva sul lavoro volontaristico della sua comunità, Ubuntu è sponsorizzata da un’azienda come Canonical LTD di Mark Shuttleworth, imprenditore sudafricano sostenitore del software libero e che ha al suo attivo anche una partecipazione da 20 milioni di dollari ad un viaggio da turista sulla stazione spaziale internazionale nel 2002. L’obiettivo di Ubuntu è sviluppare una distribuzione più facile da utilizzare per pc desktop e portatili, con procedure grafiche per l’installazione e la partizione automatica del disco che permette di mantenere Windows e scegliere all’avvio del computer quali sistema utilizzare. L’ultima versione è la 7.10 detta anche Gutsy Gibbon (Gibbone coraggioso).
Solo per professionisti
Più legate al mondo professionale sono: Red Hat che ha dato impulso a Fedora (www.fedoraproject.org) che è giunta alla versione 8 ed ha una procedura grafica di installazione, Slackware (www.slackware.com), una delle prime distribuzioni oggi arrivata alla versione 12, e Mandriva (www.mandrakeitalia.org), tra le più facili da installare su un desktop. Per chi vuole cimentarsi con la multimedialità per Linux c’è, inoltre, Dynebolic (www.dynebolic.org).
Compromessi liberi
Per chi invece non vuole migrare completamente al software libero, ma preferisce usarlo utilizzando il più familiare Windows c’è OpenCd (www.opencd.it), un disco tenuto aggiornato da una comunità di studenti del Politecnico di Torino. Contiene applicazioni libere come il browser Firefox per navigare in internet, OpenOffice per scrivere, fare grafica, audio e altro ancora.
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