Si accettano scommesse: da qui a mercoledì, quando il senato dovrebbe votare il «pacchetto Gelmini», scuole e università sperimenteranno ovunque nuove forme di didattica: lezioni nelle piazze delle città grandi e piccole, cortei di «alfabetizzazione» per ministri acefali, forme di comunicazione extraverbale inedite. Per dimostrare in pratica che la conoscenza è di tutti e non è proprietà privata e che gli studenti, gli «utenti» o «clienti» degli anni 90, sono improvvisamente diventati «attori» e «agenti» del cambiamento.
Ecco perché, conoscendo i mezzi sbrigativi con cui agisce Silvio Berlusconi, siamo tentati di proporre una seconda scommessa: quanti giorni restano al ministro Gelmini prima di essere messa alla porta? Intervistata da quel baluardo della democrazia che è il Corriere della Sera, la giovane rampolla di Comunione e Liberazione colleziona un autogol dopo l’altro, in un imbarazzante crescendo. Passa dal «solito vecchio rito di chi difende l’indifendibile» con cui il ministro liquida lo sciopero generale della scuola del 30 ottobre, definendolo una sgradevole parentesi dopo la quale «si potrà riprendere a confrontarsi con le riforme», alla descrizione delle occupazioni. Ed è qui che Mariastella rischia la poltrona: «A Firenze occupano una stanza in venti – dice il ministro a proposito del diffondesi delle manifestazioni – e nei tg si dice che l’università è occupata. Oppure, a Milano succede che in duecento escano dai centri sociali e vadano a scorrazzare nei cortili della Statale. Visto che nessuno dà loro retta, bloccano la stazione Cadorna. I tg dicono: scontri tra studenti e polizia. Ma di studenti non ce ne erano».
Per un imprenditore-presidente del consiglio che ha fatto carriera grazie ai media, e che misura il proprio potere sul controllo dell’informazione, è duro ingoiare il rospo di essere uno che non riesce incidere su una informazione mendace e politicamente deviata. Dunque: o Berlusconi ha fallito come imprenditore e come capo del governo e quindi se ne deve andare, oppure ad andarsene sarà la miniministra sfascista.
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