Oggi è il terzo giorno di sciopero della fame dei contadini sardi. Maria, Giulio, Omero e Giorgio digiunano dal 2 ottobre «per risolvere subito la questione della vendita all’asta delle aziende agricole sarde». A rischio sono oltre cinquemila aziende agricole sarde soffocate dai debiti, ma ad essere minacciata è l’intera regione, che potrebbe perdere il suo «patrimonio secolare di lavoro agricolo, gli uomini e le donne delle migliaia d’aziende agricole sarde con la vendita all’asta sono umiliati. Ad una intera generazione di pastori e agricoltori è negato il futuro», ha spiegato Riccardo Piras coordinatore regionale di Altragricoltura Sardegna,
La situazione rischia di precipitare. Maria, contadina di Uta in sciopero a Decimoputzu, con il digiuno sta mettendo a rischio la sua vita. Il suo medico le ha imposto di sospendere lo sciopero della fame e di ricoverarsi per effettuare la dialisi, per lei vitale, ma Maria non ha intenzione di sospendere lo sciopero, tanto meno di muoversi dalla sala consiliare del comune di Decimoputzu.
Quello che chiede Maria, come tutti gli altri, è che sia il governo nazionale che la giunta regionale concordino subito una misura, nella finanziaria in discussione in questi giorni, per bloccare le vendite delle aziende. Maria, Giulio, Omero e Giorgio chiedono che si apra un tavolo di confronto sul destino dell’agricoltura sarda, che si trovino soluzioni «ormai non più rinviabili», dicono. Nell’attesa che la situazione si risolva per il meglio continuano ad arrivare da tutta Italia centinaia di messaggi di solidarietà. Si può scrivere a: www.soccorsocontadino.eu
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