L’India dei villaggi e delle campagne povere alza la voce. Decine di migliaia di contadini senza terra sono arrivati lunedì nella capitale federale New Delhi per protestare contro le politiche economiche del governo progressista guidato dal Partito del congresso. La maggior parte dei contadini arrivati a Delhi sono indigeni [adivasi], senza casta [dalit] e braccianti poveri, i grandi esclusi dal boom dell’economia indiana, che cresce a ritmi quasi cinesi, ma nei distretti dell’industria informatica e nelle grandi città come la locomotiva Bombay.
Le richieste dei contadini sono semplici, terra e acqua e il rispetto della promessa della riforma agraria che la coalizione del primo ministro Manmohan Singh aveva fatto durante la campagna elettorale del 2006 per battere la destra nazionalista hindu del partito Bjp. Nelle campagne indiane, soprattutto nelle regioni centrali del subcontinente, la crisi è forte: crollo dei prezzi dei prodotti [a partire dal cotone], carenza di strutture di irrigazione [a volte a causa dei progetti di grandi dighe], conflitti per il possesso della terra, altissimo indebitamento. Una crisi talmente profonda da spingere al suicidio migliaia di contadini ogni anno.
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