L'EZLN sfida il PRD e Obrador

"Non staremo zitti", ribadisce Marcos DISCUTIAMO:SFIDA DELL'EZLN AL PRD E LÓPEZ OBRADOR Il partito del sole azteco conferma che non firmerà un assegno in bianco per le prossime elezioni presidenziali

Comunità autonoma zapatista Javier Hernández, Chis., 14 agosto. Il subcomandante Marcos ha dichiarato che l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) non ha dato per concluse le critiche al Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) ed ha proposto alla sua dirigenza ed al suo precandidato presidenziale Andrés Manuel López Obrador un dibattito sulle idee, proposte e storie.

“Diciamo loro chiaro che sebbene siano riusciti a zittire molte voci critiche alle loro sfrontatezze spaventandoci col ritorno del PRI o il risorgere della destra, noi non resteremo zitti.”

Ed ha aggiunto: “se siamo tanto poveri ed emarginati come dicono loro, e loro sono tanto bravi quanto dicono di essere in tempi elettorali, non hanno niente da temere; ’l’altra campagna’ sarà quindi un aneddoto in più nella lunga lista di spropositi della sinistra emarginata e di molti che non sanno spiegare che cosa sono, ma sanno bene quello che non sono”.

Ha sottolineato che “se, al contrario, ’l’altra campagna’ crescerà, si trasformerà in un movimento nazionale, ampio, con legittimità ed appoggio, così voi, quelli che stanno in alto in tempo elettorale o già al governo, dovrete incominciare a guardare in basso e dare risposte e soluzioni soddisfacenti, altrimenti, che cosa possiamo dirvi, dovrete andarvene senza aspettare i tre anni che indica López Obrador come termine per revocare il mandato”.

Con lo stesso tono utilizzato una settimana fa, Marcos avverte: “tutta la classe politica – PRI, PAN, PRD ed i partiti piccoli – saranno oggetto delle nostre critiche”, poiché “per noi, e per quanto abbiamo visto negli ultimi giorni nelle adesioni alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, per sempre più gente sono la stessa cosa con colori differenti, e non perché ci siamo trasformati nel nuovo tribunale che conceda diplomi, ma perché questa è stata ed è la pratica di queste organizzazioni politiche”.

Davanti all’auditorium che lo ascoltava con attenzione, ha ribadito: “noi non resteremo in silenzio e non solo perché il ritorno del PRI si può già intravedere nei vertici del PRD e nell’entourage di López Obrador e perché la destra adesso si veste di nero e giallo, ma perché quello che è in gioco non è una lista di posti e incarichi, di nomine e bilanci che si mettono in vendita nelle elezioni, ma è l’esistenza stessa di una nazione, la sua sovranità ed i suoi abitanti”.

Durante la riunione con delegati di 51 organizzazioni sabato di mattina, il subcomandante ha incentrato la sua esposizione sui popoli indigeni e su come evitare che le loro domande rimangano emarginate nell’altra campagna. Al principio dell’incontro aveva annunciato che avrebbe fatto un riassunto delle proposte e delle opinioni dei partecipanti.

E così è stato. Alle 9:40 di oggi è arrivato all’auditorium. Per prima cosa ha letto il riassunto delle proposte fatte da organizzazioni e popoli indios, limitando l’argomento delle critiche al PRD, benché, come preludo di quello che avrebbe detto più avanti, ha ricordato la storia che ieri hanno raccontato otomíes, mazahuas, triquis e nahuas di Città del Messico sul recupero del Centro Storico: “Questo è importante perché López Obrador, in interviste con i giornali nordamericani, propone come progetto di governo di fare in tutto il paese la stessa cosa che ha fatto nel Centro Storico. Con questo recupero se ne vanno quelli che lavorano per strada, gli indigeni, ed arrivano gli Slim e tutti gli impresari che hanno investito nella ristrutturazione”.

Tutto questo, “dicono che io sono pazzo e sono pronto per il lettino dell’analista, ma quelli che avallano incondizionatamente López Obrador come opzione di governo. dovrebbero prendere in considerazione questo”.

Nel caso di due organizzazioni presenti alla riunione che hanno informato di aver ottenuto abitazioni col Governo del Distretto Federale e che simpatizzano col PRD, ha segnalato: “non si è trattato male nessuno, sono stati ascoltati con rispetto, hanno mangiato le stesse cose che abbiamo mangiato tutti noi ed hanno dormito come noi. Noi rispettiamo la nostra parola”.

A partire da questo, Marcos ha focalizzato il suo discorso nel PRD, il suo precandidato presidenziale ed il coordinatore legislativo Pablo Gómez. Dopo avere letto una nota apparsa ne La Jornada il 10 di agosto, in cui il PRD annuncia che dà per concluso il dibattito con il subcomandante, egli ha aperto il fuoco: “al contrario, l’EZLN dichiara che non dà per concluso niente. Alla direzione perredista diciamo: hei! col vostro permesso, abbiamo appena cominciato!”, cosa che ha provocato risate tra gli oltre 300 presenti.

“Sono ormai diverse volte che hanno detto che non risponderanno e poi rispondono e, come questa volta, rispondono con bugie. Lasciando da parte che ci augurano buona fortuna nel tour per il paese – stavamo giusto aspettando questo, adesso siamo tranquilli, era il loro consenso che ci mancava – la direzione perredista dice che ha corretto alla Camera di Deputati il suo errore commesso al Senato.”

Riprendendo le denunce di vari gruppi indigeni, ha detto che i deputati del PRD, alleati con PAN, PRI, PT, Verdi Ecologisti e Convergencia, “in pratica, tutti”, hanno completato “quello che era rimasto in sospeso nella controriforma indigena”. Ha detto che i deputati hanno approvato all’unanimità le leggi che privatizzano le risorse naturali e spaccano la nazione con leggi elaborate da imprese come Monsanto. “Crimini legislativi che si sarebbero impediti con la realizzazione degli accordi di San Andrés.”

Il voto perredista al Senato non “fu un errore; è stato ed è parte di una politica di questo partito, la stessa che i suoi deputati hanno approfondito ed approfondiscono con le leggi che approvano, e così andranno avanti se si misurano le critiche e non si alza la voce, nascondendosi dietro il misero argomento di non fare il gioco della destra e del PRI.”

Ha parlato delle aggressioni agli zapatisti: “Il CEN del PRD dice di ammettere di aver attaccato gli zapatisti a Zinacantán, ma non dice che gli attaccanti continuano ad essere perredisti e sono sostenitori di López Obrador; dice che non ha sequestrato e torturato a Zinacantán; è vero, lì ci ha solo sparato. E’ a Las Margaritas che ha torturato, e gli autori sono ora dirigenti del PRD statale e promotori della candidatura di López Obrador alla Presidenza.”

In risposta ad una lettera pubblicata da La Jornada, Marcos si è scagliato contro Pablo Gómez, precandidato del PRD nel DF. "Seguendo la linea dei suoi complici, dice a grandi linee di essere stato con Marcos e con altri dirigenti zapatisti a Guadalupe Tepeyac, ma che non c’è stato nessun accordo scritto né verbale. Pablito confonde i termini:

Dove dice impegno, egli mette patto. Probabilmente abituato a trattare con panisti e priisti, pensa di stare parlando con loro e non ricorda quello che ha detto nel meeting di Guadalupe Tepeyac di fronte a centinaia di combattenti. Peccato che non avevamo una videocamera per filmarlo."

Sul legislatore ha aggiunto: "egli si riferisce al fatto che nella lettera che abbiamo mandato ad un militante perredista, Don Fermín, noi diciamo che lui ha stabilito un patto. Noi non parliamo di un patto sull’autonomia; si parla di un impegno, non di un patto, per la soluzione giusta e pacifica delle nostre domande e per la lotta per i diritti e la cultura indigeni; non abbiamo mai parlato dell’autonomia né degli accordi di San Andrés.

"Dice anche che non è vero che i legislatori del PRD abbiano votato per la riforma sul tema. Tutti i deputati federali perredisti hanno votato contro, come i deputati locali. Come ho già spiegato prima, Pablito è un briccone, e mente. I deputati hanno continuato a legiferare contro la legge Cocopa e a favore della controriforma indigena. Forse non si è reso conto perché è occupato nella sua precampagna, ma se riguarda quello che hanno fatto i deputati che lui dice di coordinare, capirà quello di cui stiamo parlando e che in questa riunione è stato dettagliato nell’intervento di diverse organizzazioni indigene.

"Pablito ci segnala che molte organizzazioni che sono qui hanno rapporto col PRD. L’unica cosa che abbiamo chiesto è che non vogliano trasformare l’altra campagna in un appoggio a López Obrador, al PRD o agli smemorati convenuti.

"Dice Pablo Gómez: ‘in quanto alla grave aggressione armata di Zinacantán, credo che il PRD deve dissociarsi ed agire di conseguenza’. Oltre che briccone, Pablito è uno svergognato. Ci dice che crede che il PRD deve dissociarsi ed agire di conseguenza. Dimentica di dirci che lui è il coordinatore del gruppo parlamentare del PRD alla Camera dei Deputati, che lo era già quando fummo attaccati e che in quei giorni rimase in silenzio per semplice calcolo politico: il PRD era immerso fino al collo con lo scandalo dei video. Egli decise di tacere su Zinacantán perché vale di più un video che un indigeno, soprattutto se l’indigeno non è perredista.

In maniera generale, disse ai dirigenti del PRD ed ai suoi funzionari “di non continuare con le bugie, meglio cercare buoni argomenti da presentare, altrimenti, oltre a pensare che sono bricconi e svergognati, ne concluderemmo che sono anche stupidi”.

Dopo una pausa per cambiare pagina, riprendendo la lettura del documento ha detto: "l’unico argomento che hanno brandito è che stiamo facendo il gioco della destra, criticando il PRD e López Obrador, e così provocheremo il ritorno del PRI. Dicono che col nostro atteggiamento stiamo prendendo posizione contro una sinistra, che riteniamo incoerente, per favorire una destra coerente. Allora abbiamo pensato, compagni. Stavamo cercando la differenza tra sinistra incoerente e destra coerente.

“Lasciando da parte che il PRD si è alleato a questa destra coerente nelle elezioni in diversi stati, tra i quali il Chiapas, sì, esiste una differenza tra una sinistra incoerente ed una destra coerente. Entrambe fanno la stessa cosa, ma una dice di non farlo.”

Ha dichiarato che, più che una revisione profonda delle sue proposte, linee di azione, alleanze, progetto, “il PRD e López Obrador – brandendo la minaccia del ritorno di Salinas via PRI o PAN e dimenticando accuratamente che è già ritornato via PRD e via squadra di López Obrador – chiedono a tutti quanti di dargli impunità, giurisdizione. E per usare termini neoliberisti che adesso a loro piacciono tanto, di firmare non un assegno in bianco, ma un assegno la chiara indicazione che distruggano la nostra patria, distruzione iniziata con i governi priisti, proseguita con questa specie di commedia che è stato il governo del PAN e che vuole continuare ora col PRD”.

Riguardo alla discussione sulle “idee”, ha spiegato il “ritardo”. È perché "siamo ancora qua e le parole tardano ad arrivare ed uscire. Ma non manca molto alla nostra uscita e lo stesso giorno risponderemo e se piacerà potremmo fare dibatti in diretta. Minimo sette di loro, uno di noi; loro senza limite di tempo e numero di interventi, noi un solo intervento, con limite di tempo. Forse così impareranno a discutere le idee, gli argomenti e le proposte invece di scambiarsi strizzate d’occhio e carezze come quando discutono tra loro.

“Continuate con le vostre interviste, dichiarazioni, colonne, articoli, pettegolezzi, conciliaboli, cartoni umoristici e caricature. Noi continueremo a parlare e, soprattutto, ad ascoltare altri come noi, altri che, come noi, voi, quelli della classe politica, avete disprezzato, umiliato e represso.”

Tra scroscianti applausi, mentre si dirigeva nei locali della scuola autonoma per le riunioni con le organizzazioni indigene, un reporter gli ha chiesto se la proposta di dibattito includeva López Obrador. Senza fermarsi, Marcos ha risposto: “sì, certo, dove vuole e quando vuole”.

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