Lettera. Melfi e il Chiapas

Niente paura, non faccio analisi sociologiche, provo solo a raccontare emozioni e sentimenti.

Ieri c’ero. Insieme agli altri delegati della RSU ho partecipato alla manifestazione romana dei lavoratori della Fiat di Melfi. Ma c’ero da prima. Da quando mi sono arrivate le prime notizie di questa nuova lotta. Ogni giorno, quasi con timore, a cercare di sapere qualcosa di più dai giornali, da internet, da contatti diretti: lo sciopero regge? Il presidio è compatto? La manifestazione è riuscita? Il sindacato che fa? E ogni giorno aumentava la contentezza e la speranza: resistono, ce la possono fare, ce la possiamo fare.

Ecco, gli stessi sentimenti (e lo stesso stupore) li ho provati dieci anni fa, prima davanti a un telegiornale della sera che raccontava la ribellione del Chiapas, gli indigeni col passamontagna, i municipi conquistati, i proclami che chiedevano le cose più semplici e da sempre negate, poi nei giorni successivi con la paura che tutto finisse subito e nel modo peggiore: esercito, repressione, sangue, sconfitta e nuove umiliazioni.

E invece no. I ribelli resistevano, la selva e la gente del Chiapas li proteggevano, l’esercito doveva fermarsi, il governo messicano era costretto a trattare. Sono passati dieci anni, la lotta zapatista continua, il coraggio e l’intelligenza insieme sono difficili da battere.

Solo emozioni e sentimenti, avevo detto. Eppure…
Eppure, a pensarci, mi viene in mente qualcosa di più: il Sud, perché Melfi è un sud, come il Chiapas; i dieci anni, perché alla Fiat di Melfi ci sono voluti dieci anni per arrivare alla ribellione, come i dieci anni degli zapatisti nella selva prima della insurrezione del 1 gennaio 1994 (a proposito di Chiapas non perdetevi “20 e 10 – Il fuoco e la parola” di Gloria Munoz Ramirez; in Italia l’ha pubblicato Carta) ; i valori, perché, con le dovute differenze, a Melfi nel 2004 come in Chiapas dal 1994 si lotta per ottenere diritti fondamentali e per chiedere il rispetto di un valore che viene prima di tutti gli altri: la dignità umana.

E poi la posizione degli operai di Melfi – Fiat e indotto – nella scala del lavoro subordinato (condizioni di lavoro, di orario e di salario, precarietà) somiglia davvero tanto a quella degli indigeni del sud-est messicano. Qui e lì trattati come gli ultimi degli ultimi, quelli senza diritti.

Basta, prima che il filo dei confronti mi prenda la mano. La Fiom non è l’EZLN e Rinaldini non crede di essere Marcos (spero). E i lavoratori di Melfi, per fortuna, non hanno bisogno del passamontagna. Basta che non smarriscano lo stesso coraggio e la stessa intelligenza che hanno dimostrato fino adesso.

Tags assegnati a questo articolo: chiapas, democrazia, zapatismo, marcos

Mail_long
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Bulgaria Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas 24/29 gennaio carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia commercio commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto