Il relatore speciale dell'Onu ha raccomandato allo stato di rispettare Caracoles e giunte

San Cristobal de Las Casas, Chiapas, 31 gennaio. Il relatore speciale dell’ONU per i Popoli Indigeni, Rodolfo Stavenhagen, ha chiesto al Congresso dell’Unione di “riaprire il dibattito sulla riforma costituzionale in materia indigena, con l’obiettivo di definire chiaramente tutti i diritti fondamentali dei popoli indigeni secondo la legislazione internazionale vigente ed i principi firmati negli Accordi di San Andrés”.

Per il relatore speciale dell’ONU, i conflitti agrari ed ambientali sono importanti quanto il processo di pace e “raccomanda allo Stato messicano di rispettare l’esistenza dei caracoles e delle giunte di buon governo (JBG) e di mantenere in ogni momento la propria disponibilità a collaborare con queste istanze, quando sia richiesto, con l’obiettivo di facilitare una soluzione pacifica del conflitto in Chiapas”.

Rispetto alla militarizzazione, segnala: “Quando è richiesto dalle comunità indigene, l’Esercito dovrà essere allontanato dalla vicinanza con i villaggi, e la sua presenza e le sue attività nelle zone indigene dovranno essere strettamente compatibili con i suoi doveri costituzionali”.

Ritiene che la ricerca della pace negoziata in Chiapas “dovrà essere ripresa come questione di alta priorità nell’agenda politica interna del governo federale”.

Propone la creazione “con carattere prioritario” di “un’istanza nazionale di attenzione ai profughi interni che sia dotata delle risorse necessarie per venire incontro alle necessità, comprese, nel suo caso, il risarcimento dei danni subiti”.

Ricevute dal governo federale con diplomatici sorrisi e poco diffuse al pubblico, queste raccomandazioni sono state rese note lo scorso dicembre nel Consiglio Economico e Sociale dell’ONU e sono frutto della missione speciale in Messico del relatore, effettuata tra il primo ed il 18 di luglio 2003.

Il corso degli eventi e la loro gestione ufficiale, al meno della “questione Montes Azules”, non potrebbero essere più opposti e lontani dallo spirito e dalle raccomandazioni contenute nel rapporto di Stavenhagen all’ONU: “Nessuna comunità indigena potrà essere ricollocata contro la propria volontà fuori della riserva della biosfera dei Montes Azules. Qualsiasi progetto di ricollocamento delle comunità insediate nella riserva dovrà essere concordato con tutte le parti.

“La conservazione e protezione delle terre, territori e risorse dei popoli e delle comunità indigene deve essere prioritaria rispetto a qualsiasi interesse nella soluzione dei conflitti agrari”, si legge nel documento che si dichiara per “il rispetto alle forme di soluzione dei conflitti dei popoli”.

Ed ancora: “Le comunità indigene dovranno partecipare alla gestione, amministrazione e controllo delle aree naturali protette nei loro territori o regioni, tenendo conto degli ordinamenti ecologici comunitari”. (Questo offrirebbe un’eventuale limitazione alla “risorsa lacandona” che sembra essere tanto utile alle autorità. Solo che le raccomandazioni di Stavenhagen non puntano in questa direzione).

“I gruppi e le comunità indigene dovranno avere accesso prioritario alle risorse naturali ai fini del consumo diretto e sussistenza, sopra qualsiasi interesse economico e commerciale che possa esistere”. Inoltre, “quanto prima si dovrà elaborare un ambito giuridico adeguato per la bioprospezione nei territori indigeni, che rispetti il patrimonio culturale e naturale dei popoli indios”.

Nella sua veste di inviato dell’ONU, il noto antropologo messicano consiglia di “rivedere a fondo, con criteri ampi e flessibili, il sistema di applicazione ed amministrazione della giustizia per gli indigeni in ambito nazionale, con un’ampia partecipazione degli stessi”.

La Commissione Nazionale per i Diritti Umani e le commissioni statali “devono rafforzare le loro zone di attenzione per i diritti umani indigeni, in particolare per quanto riguarda il sistema giudiziale”. Suggerisce di punire severamente qualsiasi pratica di tortura e che “i crimini commessi da un militare contro un civile devono essere giudicati senza eccezioni nel foro civile”.

Il relatore speciale si pronuncia per la promulgazione di “leggi di amnistia generale a livello federale e statale a beneficio dei prigionieri e indigeni perseguiti per le loro attività politiche e/o sociali”.

Nello stesso tempo segnala: “Il governo deve procedere con urgenza a smantellare, disarmare e sanzionare i gruppi paramilitari o civili armati che operano nelle regioni indigene”.

Un’altra delle 52 raccomandazioni di Stavenhagen segnala: “Si dovrà legiferare per consentire il libero accesso delle comunità i popoli indigeni alle onde radio, televisive e di altri spazi informativi, concedendo i relativi permessi senza restrizione e modificando la legislazione quando necessario”.

Eccezionalmente una raccomandazione non è indirizzata al governo, ma all’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, a cui propone di “riprendere i contatti con le diverse istanze dello Stato messicano per riattivare un processo di dialogo che possa condurre ad una pace giusta e duratura nel rispetto assoluto dei diritti fondamentali dei popoli indigeni”.

(traduzione del Comitato Chiapas “Maribel” di Bergamo)

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