Si chiama “Progetto generale per il rafforzamento di un sistema autonomo di immagazzinamento e commercializzazione nelle regioni indigene del Chiapas” ed è parte della costruzione dell’autonomia indigena, cui continuano instancabilmente a lavorare i municipi autonomi zapatisti nonostante il mancato riconoscimento costituzionale dei loro diritti da parte del Congresso dopo la grande mobilitazione della “Marcia della Dignità” di due anni fa.
Il progetto è la risposta degli zapatisti alla volontà governativa che vorrebbe che il loro sviluppo fosse quello proposto dal Plan Puebla Panama: fabbriche di assemblaggio (maquilladoras) ove sfruttare la manodopera indigena a basso costo, creare nei loro territori piantagioni forestali per la produzione di cellulosa per la carta e legno pregiato, saccheggiare le risorse genetiche delle comunità, vendere e privatizzare le risorse naturali che ospita questa ricca regione.
L’ostacolo principale alla realizzazione di questa politica è la presenza delle comunità indigene che hanno un’altra visione di sviluppo fondata sulla rivendicazione della cultura ed identità indigena, sul rispetto della natura, delle conoscenze locali della regione e sulla partecipazione comunitaria alla elaborazione dei propri programmi e progetti di sviluppo.
Se in ambito internazionale il Governo di Fox ha preteso di diffondere una immagine nuova del Messico in realtà la situazione per la maggior parte dei messicani va peggiorando e, nel caso dei popoli indigeni del Chiapas, la politica di contro insorgenza ritorna ogni giorno più forte.
Le condizioni di vita delle comunità indigene, che abitano la Selva Lacandona e gli Altos del Chiapas, è molto difficile. Sono comunità la cui attività principale è l’agricoltura, sopratutto la coltivazione principalmente di mais e fagioli, che insieme al riso e sale è la dieta base nei villaggi. Nella maggior parte delle comunità prevale la coltivazione del caffè, che viene progressivamente abbandonata per la crisi mondiale del prezzo di questo prodotto.
In questo contesto i municipi autonomi hanno creato un progetto che rafforzi l’autonomia in campo economico per riuscire a fronteggiare meglio le innumerevoli carenze che hanno.
Le Cooperative Regionali di Produzione e Commercializzazione nascono dall’esigenza di creare un sistema di mercato che consenta alle comunità indigene di vendere i propri prodotti ad un prezzo degno e di acquistare a prezzo giusto quei prodotti provenienti da altre comunità o che si debbano necessariamente acquistare dai grossisti delle città più vicine e che, a causa della miriade di piccoli e grandi intermediari, dei costi di trasporto e della piccola entità degli ordini arrivano ad esser venduti nelle cooperative comunitarie a prezzi esagerati.
Il progetto in Italia è appoggiato dall’ONG Mani Tese che da quattro anni porta avanti un cammino di solidarietà nella regione messicana.
Mani Tese sta appoggiando due botteghe che fanno parte di questo sistema.
Fino ad oggi l’ONG italiana ha contribuito alla costruzione e rafforzamento delle botteghe di Cuxulja e di Jolja che si collocano in un più ampio progetto che coinvolge tutte le zone indigene del Chiapas attraverso la creazione di otto Cooperative Regionali. La piena realizzazione del progetto fornirebbe un aiuto fondamentale al processo di evoluzione verso l’autonomia iniziato nel 1996 da parte delle comunità indigene in Chiapas. Dopo la rottura del dialogo per la pace ed il rifiuto da parte del Governo di ratificare gli Accordi di San Andrés le comunità hanno dato via ad importanti progetti di autonomia in ambito Educativo, Sanitario che saranno beneficiari diretti della formazione delle Cooperative Regionali favorendo in tal senso lo sviluppo organico ricercato dalle comunità indigene. La creazione delle botteghe permette anche di liberare i prezzi delle merci dalle “tasse” legate all’alto numero di intermediari per cui passano dal momento della produzione a quello della commercializzazione.
L’ abbassamento dei prezzi ed il conseguente aumento di potere d’acquisto potrà contribuire al miglioramento delle condizioni di vita delle comunità e fronteggiare la strategia governativa fondata sulla corruzione e aiuti mirati a dividere le comunità e a fiaccare la loro lotta di resistenza.
Per queste ragioni Mani Tese chiede l’appoggio a questi due progetti che è possibile fare versando contributi sul c.c.p. 291278 intestato a Mani Tese, piazzale Gambara 7/9, 20146 Milano oppure sul c/c n° 40 c/o Banca Popolare Etica (ABI 05018, CAB 12100 sempre intestato a Mani Tese) specificando nella causale "contributo a micro 1939 – Chiapas. (per maggiori info visitate il sito: www.manitese.it/progetti; oppure scrivete una e-mail all’indirizzo: progetti_mtlucca@yahoo.it).
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