Comandante David: "Oggi lo zapatismo è più forte che mai"

Oventic, Chiapas, 9 agosto. Messaggi come frecce sono stati lanciati nel pomeriggio in tutte le direzioni dalla comandancia zapatista, e talmente tanti che è cominciato anche a piovere sulle migliaia di persone che riempivano la spianata ed il viale del Caracol. Il clima era di festa e nessuno si è mosso. Acquazzone di montagna. I contadini sanno che un poco d’acqua è la cosa migliore perché i semi attecchiscano.

La comandanta Esther ha invitato i popoli indios del Messico a difendere il loro diritto di essere messicani. “Non possiamo smettere di essere indios per essere riconosciuti come messicani. Non ci potranno più far sparire né tradire”, ha dichiarato riferendosi ai partiti politici PRI, PAN e PRD, “che si sono messi d’accordo per negarci i nostri diritti”.

In particolare ha fatto appello ai popoli indigeni affinché “applichino la legge contenuta negli Accordi di San Andrés. E’ il momento di applicarli in tutto il paese. Non dobbiamo chiedere il permesso a nessuno. Anche se il governo non li ha riconosciuti, per noi sono la nostra legge e ci difenderemo con questa”.

La comandanta Rosalinda ha sviscerato la spirale dei messaggi rivolgendosi con imponente disinvoltura “alle compagne basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN)”. “Oggi stiamo dimostrando ancora una volta che siamo abbastanza forti da lottare. Abbiamo resistito per 10 anni e siamo disposte ad andar avanti. Possiamo farlo”, ha affermato Rosalinda.

“Si è visto che i municipi autonomi sono buoni e ‘fighi’ perché sappiamo resistere. Il malgoverno non ci ha sconfitto perché non può. Non scoraggiatevi. Non spaventatevi di fronte alle minacce ed alle persecuzioni dei malgoverni. La nostra lotta è cresciuta molto. Ci sono compagni e compagne in tutto il mondo”, ha detto.

Il comandante David a sua volta ha dichiarato che lo zapatismo, oggi, è più forte che mai.

Il subcomandante Marcos ha fatto diverse apparizioni anche se assente, dapprima come dj e per aprire l’inaugurazione formale di Radio insurgente, La voz de los sin voz, La escurridiza del cuadrante. Ma soprattutto per rivolgersi ai compagni dei popoli indigeni ribelli ed autonomi dell’EZLN e restituire loro “l’udito, la voce e lo sguardo” che gli avevano assegnato quale portavoce dei municipi autonomi.

Marcos si è dichiarato certo che nuovi Caracoles appariranno nel paese e nel mondo adesso che “gli zapatisti hanno dipinto caracoles al governo”. Poi, in un messaggio registrato per i popoli zapatisti, ha commentato: “L’Esercito Zapatista non può essere la voce di chi comanda, sebbene comandino bene ed obbedendo. L’EZLN è la voce di chi sta in basso”. Ha assicurato che le forze zapatiste manterranno le loro posizioni “pronte a difendere i popoli”.

Prima di installare le giunte del buon governo dei municipi autonomi ribelli zapatisti, i comandantes e comandantas hanno parlato alla loro gente, agli indigeni delle altre organizzazioni che convivono con le basi di appoggio zapatiste nelle comunità, alle donne dei municipi autonomi, ai popoli di tutto il Messico, ai contadini, ai giovani… Ai disobbedienti del mondo.

“E’ il momento di fargliela vedere”, ha manifestato la comandanta Rosalinda. “Il malgoverno non ci considera. E allora che si occupi delle sue stronzate. Sappiamo come far funzionare i nostri municipi”. Ha segnalato che “per fare questo è necessaria la partecipazione di tutti e noi donne non dobbiamo rimanere indietro”.

Rispetto per tutti

La prima svolta del Caracol espansivo nella cerimonia svoltasi oggi ad Oventic, l’ha dato il comandante David: “Desideriamo che tutto cominci bene in questo Caracol, luogo di incontro dei diversi mondi. Questa è la casa di tutti quelli che sognano un mondo più giusto ed umano”. Con infinita pazienza sono stati poi stesi i messaggi delle comandanti Rosalinda e Esther. Il comandante Tacho ha parlato ai contadini del Messico. Omar ai giovani. Fidelia alle donne ("noi donne costringeremo obbligatoriamente il nostro rispetto” ha dichiarato tra gli applausi).

David ha preso la parola in diverse occasioni per gli zapatisti, i non zapatisti, gli indigeni e non indigeni del Messico e del mondo. Brus Li ha reso noto il Plan La Realidad-Tijuana, con sette accordi e sette richieste a livello nazionale. Zebedeo si è rivolto, con fierezza, ai ribelli di tutta la Terra.

Il comandante David , a nome del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’EZLN, si è rivolto con un discorso ai popoli indigeni non zapatisti che vivono nei villaggi, nelle regioni e nei municipi autonomi:

“Non è necessario essere zapatisti per essere assistito e rispettato dalla giunta del buon governo dei municipi autonomi. Essere membro di una comunità dà il diritto ad essere assistito. Siamo fratelli di razza, colore e storia. Non deve esserci nessuna ragione per cui litigare e scontrarci. Patiamo la stessa miseria, lo stesso disprezzo, Quello che chiediamo è che ci rispettino e che rispettino le giunte del buon governo che a partire da oggi sono costituite alla presenza di migliaia di testimoni.

“Noi zapatisti non aggrediremo né imporremo nulla. Saremo rispettosi senza tenere conto né dell’organizzazione politica o della religione, sempre che ci rispettino, perché noi popoli indigeni possiamo vivere con i nostri diritti così come stabilito dagli Accordi di San Andrés, trasformati in iniziativa di legge dalla Cocopa (Commissione di Concordia e Pacificazione)”.

Ha avvertito: “Non resteremo a braccia conserte se i nostri compagni saranno aggrediti. Oggi lo zapatismo è più grande e più forte che mai. Mai abbiamo avuto la forza che abbiamo ora”. David ha aggiunto che gli zapatisti “sono anche nelle comunità in cui si trovano l’Esercito federale e la pubblica sicurezza. La nostra parola è entrata anche nei quartieri militari”.

Poi è stato dato l’annuncio formale: “A partire da oggi saranno rimossi tutti i posti di blocco zapatisti e vengono eliminati tutti i pedaggi su sentieri e strade che si trovano in territorio ribelle. Saranno controllati solo i veicoli che possono star trafficando legname, droga o armi”, cose che sono proibite nei villaggi ribelli. Su richiesta delle donne, sarà impedito anche “l’introduzione di alcolici”.

“I municipi autonomi sono un processo irreversibile”, mi ha confidato Margarita Nolasco in qualche punto intermedio del viale che sale (o scende, a seconda di come lo si guardi) al Caracol di Oventic. La nota antropologa, a cui si devono i primi studi organici sui municipi autonomi zapatisti (ha già scritto tre saggi in proposito), ritiene che: “Il governo dovrà darsi conto della loro esistenza, perché sono stati realizzati per rimanere. Sono una realtà”.

I ruoli del Sub

Nella presentazione di Radio Insurgente, inseguita su tutto il quadrante, il subcomandante Marcos ha preparato la trasmissione differita di un programma politico-musicale che è riuscito a vincere numerosi posti di blocco elettronici ed è arrivato al Caracol di Oventic e, via Internet, a Radio Global in Europa, ed agli altri quattro Caracoles che sono nati simultaneamente nella selva, ne los Altos e nella zona nord.
“State ascoltando, sui quattro e un quarto, Radio Insurgente”. La voz de los sin voz (detto in varie lingue: maya, inglese, tedesco, francese, portoghese, italiano, basco e catalano, con il sottofondo della musica del gruppo spagnolo Amparanoia) si è rivolta alle “sue filiali nella selva sulla frontiera, la selva tzeltal e los Altos”, ed ha cominciato col salutare le truppe insurgentes “che si mantengono in allerta nelle montagne, ed anche alle basi di appoggio zapatiste”.

Il comandante Tacho ha presentato il programma il cui segnale era stato intercettato. “Al Sub fa male la pancia perché continua a ridere”, ha detto per spiegare il ritardo nella trasmissione.

La voce nota del subcomandante Marcos: “In questo momento salutiamo le basi di appoggio zapatiste nel Caracol di Oventic che sono presenti alla morte dell’Aguascalientes ed alla nascita delle giunte del buon governo”. Aggiunge saluti al FZLN; alla Rete Zapatista; ad un bar della città tedesca di Götingen, a Free Speech Radio, Big Noise e Media Project, negli Stati Uniti.

Ammette che, essendo “trasgressori della legge”, è possibile che gli zapatisti abbiamo “un nemico in ogni angolo del pianeta”. Ma si consola sapendo che “negli Stati Uniti c’è qualcuno che ha un sacco di nemici in ogni angolo del pianeta”.

E continuando: “Sembra che vogliamo un mondo in cui stanno molti mondi, perché abbiamo sentito che deve esserci un mondo migliore da qualche parte. Questo non l’ha detto né Carlos né Groucho Marx, né Lenin, né il Che e neppure gli zapatisti”. La frase sovversiva l’ha detta BB King. “There must be a better world some where”. E dense note di puro blues hanno squarciato l’aria delle montagne.

Tra commenti, scherzi e canzoni, il sub ha dichiarato che le strisce comiche languono davanti alla classe politica, che il giudice Garzón (tanto vicino eppure così lontano) ha scelto il Chiapas per riposare ma ama chiudere giornali, perseguire illegali ed aspirare al premio Nobel per la Pace. Cuco Sánchez e "Non sono una monetina d’oro che piace a tutti”. Joaquín Sabina, Ely Guerra e La Ley, Crosby, Stills, Nash and Young, El Piporro, Armando Manzanero con Tania Libertad, Paul Simon (Un pazzo dopo tutti questi anni), Pepe Jara e Jorge Negrete.

Parla di globalizzazione. Mette cumbias ed arie corsare. “Le parole ed il ballo devono essere dolci perché siano compresi”, dice Marcos da “una mattina fredda nelle montagne”, in cui “sta piovendo”.

In altri momenti, più serio, il subcomandante Marcos si rivolge ai popoli autonomi: “E’ stato per me un onore essere il vostro portavoce ed ora aspetto le vostre critiche o le vostre parole”.

Con la nascita dei Caracoles e le giunte del buon governo si chiude una gestazione di nove mesi, come ha detto il subcomandante nel “dischetto” che ha inviato. Un ciclo che è stato reso pubblico durante la marcia delle basi zapatiste lo scorso primo gennaio.

Solo per campesinos

Il comandante Tacho si è rivolto ai contadini del Messico ed alle loro organizzazioni, di fronte “alla grave situazione dei nostri contadini”. Il dirigente zapatista ha aggiunto: “Il nostro lavoro viene dalla terra. Abbiamo sempre occupato un posto importante nella vita alimentare dei messicani”.

Ha difeso la terra e chi la lavora e la vive: “I malgoverni ci hanno saccheggiato. Hanno tentato di toglierci quello che non ci hanno mai dato. Da quando quel venditore della Patria di Carlos Salinas de Gortari ha riformato l’articolo 27 della Costituzione, i contadini non sono più stati protetti”.

“I miserabili negozietti non risolvono i nostri problemi”, ha aggiunto.

“La terra è nostra madre. Oggi noi diciamo a quelli che hanno venduto la propria terra, che non hanno madre. Questi governucoli stanno permettendo il saccheggio brutale del nostro paese”. Ha definito inetti e corrotti i responsabili ufficiali dell’agricoltura.

“Non ci aspettiamo niente di buono da nessuno di questi vecchi tipi di governo”, ha concluso Tacho, invitando gli uomini delle campagne a resistere e difendere terre e boschi.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

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