Non ci sarà pace senza la riforma della Ley Indigena

La Foja Coleta–14 giugno 2003
Il Relatore Speciale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite [ONU] per i Diritti Fondamentali e le Libertà Fondamentali degli indigeni, Rodolfo Stavenhagen, ha dichiarato che se non sarà modificata la riforma su diritti e cultura indigeni, non si risolverà il conflitto in Chiapas e non potrà esserci pace.

“Da Chihuahua fino al Chiapas tutti mi hanno detto di non essere d’accordo con la riforma costituzionale, e me lo hanno detto pure i legislatori”, ha aggiunto. “Per molta gente in questo paese, questa riforma ha rappresentato il tradimento alle speranze e sembra che i partiti politici non le abbiano dato importanza, ma se non si affronta questa questione a breve, non ci potrà essere un accordo di pace”.

Intervistato questa notte dopo aver sostenuto riunioni di lavoro nella selva Lacandona e a San Cristobal, Stavenhagen si è dichiarato contrario allo sgombero violento degli insedfiamenti nella riserva della biosfera dei Montes Azules, perché–ha detto–“la preservazione dell’ambiente non può avvenire a costo dei diritti degli indigeni e dei contadini poveri”.

Ha affermato che molte persone sradicate sono ritornate e ci sono tentativi di riconciliazione comunitaria, “ma ce ne sono altre migliaia che ancora non vedono risolti i loro problemi in materia di scuole in cui sono profughi a causa della guerra”, quindi la questione “è una questione che riguarda tutta la società messicana che deve vedere come si possa affrontare il problema”.

Concludendo la sua visita di tre giorni nella regione, Rodolfo Stavenhagen ha affermato di aver trovato in Chiapas molti problemi derivanti dal conflitto armato, per la terra e per l’amministrazione della giustizia. “E’ grave la situazione di conflitto anche se il livello di violenza si è abbassato, ma la gente continua a soffrire per i conflitti non risolti” ha rimarcato.

Il relatore si è detto “molto preoccupato” di quanto ha visto in Chiapas, Oaxaca ed in altre parti. Nel caso del Chiapas ha spiegato che “in parte si ripetono gli stessi problemi derivanti dal conflitto armato;

problemi di rispetto dei diritti umani e finché non si risolverà il conflitto continueranno le violazioni dei diritti umani ma, se continueranno le violazioni dei diritti umani, sarà sempre più difficile la risoluzione del conflitto; è un circolo vizioso”.

Quindi, ha aggiunto, “il grande compito nazionale, di tutti, è rompere questo circolo vizioso e trovare un cammino comune per arrivare ad una soluzione”.

[Traduzione a cura del Comitato Chiapas “Maribel” di Bergamo]

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