Piena complicità del governo nella deforestazione dei Montes Azules

San Cristobal de las Casas, 4 giugno. “Obbedendo agli interessi delle corporazioni multinazionali che vogliono acqua e petrolio e sviluppare le biotecnologie e l’eco-turismo nella selva Lacandona, il governo mistifica l’impegno "ambientalista” e minaccia di sgombero violento due insediamenti nei Montes Azules ‘per il bene dell’umanità’ ", così dichiara con un comunicato diffuso oggi, l’organizzazione civile Maderas del Pueblo del Sureste.

Il rapporto documenta che i due casi di maggiore deforestazione ed inquinamento nella riserva della biosfera, sono realizzati “con la piena complicità” del governo. Si tratta dell’abitato di Nueva Palestina e della base militare di San Quintín. Due storie assenti dalle periodiche dichiarazioni di “salvataggio selvaggio” di funzionari e portavoce federali. Anche qui ci sono alberi caduti, lagune in pericolo, uccelli che non torneranno.

La ONG documenta con mappe aggiornate sulla base di rilevamenti satellitari, l’impatto ecologico del quartiere militare in prossimità della laguna Miramar e dell’abitato di Nueva Palestina a nordest dei Montes Azules. Davanti ad una tale distruzione si chiede: dov’è la voce dei lacandoni, della Procura Federale per la Protezione dell’Ambiente (Profepa), della Segreteria dell’Ambiente e delle Risorse Naturali (Semarnat), di Conservation International e di altri che proclamano di difendere la riserva?

Nueva Palestina è il centro abitato più grande dei Montes Azules ed uno dei più grandi della selva. Situato ad oriente della laguna Suspiro, sul confine nordest della riserva, è nato dal ricollocamento forzoso di 15 villaggi di origine tzeltal che, “sotto minaccia”, accettarono di collocarsi qui nel 1976. Allora si chiamò Manuel Velasco Suarez. Sei comunità di origine chol, formarono Frontera Echeverria, oggi Frontera Corozal. Altri 26 villaggi rifiutarono il ricollocamento e si unirono nella Unión de Ejidos Quiptic Ta Lecubtesel (nella preistoria delle Aric, l’EZLN ecc?).

An Nueva Palestina ci sono 15 quartieri ognuno dei quali corrisponde al villaggio di origine di cui conserva il nome. “Nonostante le promesse del governo, gli aiuti non sono mai arrivati, quindi, nel 1977, i "palestinos” hanno cominciato a ritornare nei Montes Azules", continua Maderas del Pueblo. Per fermarli, il presidente José López Portillo nel 1978 emise un decreto che, tra le altre cose, riconosceva Nueva Palestina e Frontera Corozal come “sotto-comunità” della comunità lacandona assegnando 50 ettari di terra ad ogni colono.

La maggior parte delle terre ricevute da Nueva Palestina rientravano nella riserva della biosfera, “e furono subito parcellizzate individualmente da ogni "subcomunero”, iniziando nel 1979 la loro trasformazione in poderi con decreto ufficiale".

Gli abitanti di Nueva Palestina, dice il rapporto, “ha interiorizzato l’idea lacandona di essere "i proprietari ancestrali” dei Montes Azules". Chissà, forse per questo si sono mostrati tanto virulenti nei tentativi di sgombero di Nuevo San Rafael e Nuevo San Isidro (a centinaia di chilometri dalla loro località di residenza), con la clemenza delle autorità e l’aggancio dei lacandoni durante le loro due escursioni a Ixcán nell’aprile scorso.

Nueva Palestina sta affrontando anche due importanti conflitti interni. “Uno con i propri lacandoni per questioni di leadership e controllo del potere (i "subcomuneros” non possono eleggere né essere eletti come commissari ejidali né nel consiglio di vigilanza)". In assenza di “lignaggio” lacandone, questi sono comuneros di seconda classe.

Il secondo conflitto è che “esistono oltre 800 figli di "subcomuneros”, maggiorenni e senza terra". Il fatto è che Nueva Palestina, pur appartenendo alla “comunità lacandona”, non funziona come una comunità indigena comune; “fin dalla sua formazione si è divisa su base individuale ed i proprietari fondatori non condividono la loro terra con i propri figli e questi, adesso, sono utilizzati come strumento di pressione per poter dire "come è possibile che gli invasori abbiano la terra nella riserva ed i nostri figli no”.
E’ da notare la complessità sociale di Nueva Palestina. Crogiuolo di nuove identità “private” per indigeni ex comuneros, si praticano diversi culti religiosi. Ci sono membri del PRI, del PRD e di altre organizzazioni politiche. Le famiglie provengono da diversi villaggi tzeltales tradizionali di Chilón, Ocosingo e Tenejapa ed hanno fondato nella selva dei villaggi che prima non esistevano. Hanno accettato il ricollocamento del governatore (e cacique selvaggio) Manuel Velasco Suárez. Sono stati anche favoriti dall’allora governatore Roberto Albores che quasi li considera municipio contrainsurgente. Da allora sono state denunciate attività paramilitari nel vicino villaggio di Chamizal.
La base militare, il danno più grande

Secondo la ricerca, l’altro impatto ecologico importante è costituito dal quartiere militare di San Quintín che è causa del “danno più grande di tutta la regione”. Con l’aeroporto, le unità abitative, gli uffici e le installazioni militari, si colloca sul confine ovest della riserva. La sua presenza “è un’influenza perniciosa (dal punto di vista ecologico e sociale) nell’area adiacente la laguna Miramar, il suo effetto deforestante può essere visto da immagini riprese dai satelliti (1990-1995-2000)”.

Durante la terribile siccità del 1998, sostiene il rapporto, “il municipio autonomo Ricardo Flores Magón denunciò incendi nelle zone inaccessibili della selva subito dopo sorvoli militari notturni all’interno e ai confini della riserva”. Quelle conflagrazioni provocarono la perdita di 25 mila ettari senza che le premure conservazioniste dentro e fuori del governo “abbiano denunciato l’accaduto all’opinione pubblica”. Al contrario, rileva Maderas del Pueblo, “quegli incendi servirono da pretesto perché Semarnap (allora guidata da Julia Carabias) sollecitasse la presenza di 7 mila soldati all’interno dei Montes Azules per "riforestare” le zone bruciate".
Intorno alle installazioni militari ed alle fattorie e allevamenti adiacenti a San Quintín, i boschi stanno sparendo e Miramar è la laguna più minacciata dei Montes Azules. Ma di tutto questo, nessuno parla.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

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