Il Œpuzzle¹ neoliberista in America Latina
Concentrati, non senza motivi, sui fatti italiani e mediorientali, rischiamo di perdere di vista gli avvenimenti in America Latina dove è in atto una ri-composizione politica ed economica secondo il puzzle neoliberale dove l¹ Unione Europea è coinvolta sia in opere che in omissioni, entrambe peccaminose. Fra queste di particolare gravità l¹avallo subito concesso ai golpisti venezuelani prima che avvenisse il Œcontro-golpe¹.
Certamente la crisi argentina e il tentativo di Œgolpe¹ in Venezuela hanno avuto da noi un¹eco, più persistente la prima, meno il secondo. Ma il complesso degli avvenimenti in A.L. va ben oltre questi due eventi che sarebbe errato analizzare isolatamente. Gli avvenimenti latinoamericani vanno letti tenendo presente la trama di fondo: la Œconquista¹ definitiva del potere economico e politico degli Stati Uniti sul continente tramite l¹ALCA, la ŒArea de Libre Comercio de las Americas¹ ( o FTAA: Free Trade American Agreement), obiettivo essenziale per il risanamento dell¹economia americana perseguito con determinazione dall¹ amministrazione Bush, la quale ha ricevuto dal Congresso il Œfast track¹ che era stato negato a Clinton (1).
A livello di governi solo il Brasile ed il Venezuela hanno finora Œobiettato¹ sulla marcia verso l¹ ALCA che sembrava inarrestabile pochi mesi or sono trovando nella crisi economica mondiale nuove esigenze di accelerazione e nei fatti dell¹ 11 settembre e nelle successive politiche Œantiterrorismo¹ nuovi strumenti di pressione quando non di intervento diretto statunitense, ormai dichiarato lecito a tutto campo. A complicare le cose però è giunta la crisi economica e finanziaria latinoamericana, ora esplosa apertamente accompagnata da gravi sussulti sociali. In realtà la crisi è mondiale come dimostra la stima corretta al ribasso della crescita del PIL nei vari paesi comunicata dall¹FMI il 22 Agosto, ma qui è aggravata da una componente finanziaria di rilevanti proporzioni. Così oggi all¹ ALCA si contrappone la crescente resistenza dei movimenti sociali impegnati , paese per paese, a contrastare le politiche di molti governi locali causate dal crescente impoverimento.
L¹ ALCA, Œarea di libero scambio delle Americhe¹
L¹ ALCA significa per gli Stati Uniti libero sfogo sui mercati latinoamericani per le proprie merci nonché accesso per le proprie multinazionali alle immense risorse energetiche, minerarie, biologiche latinoamericane. Secondo alcune stime l¹eccedente della bilancia commerciale che gli US realizzerebbero in A.L. con l¹ALCA controbilancierebbe il grave debito estero del paese, e consentirebbe una crescita collegata del PIL di almeno il 4% annuo. Il vertice di Quito del prossimo 27 ottobre dei 34 capi di stato di tutti i paesi del continente (Nord, Sud e Carabi esclusa la Œnon democratica¹ Cuba) dovrebbe ratificare il trattato, che andrebbe in vigore il 1° gennaio 2005 (2). Nella pubblicistica ufficiale l¹abbattimento delle barriere doganali dovrebbe facilitare la crescita economica di tutti i partners, ciò che 8 anni di NAFTA (North American Free Trade Agreement fra Stati Uniti, Canada e Messico) hanno dimostrato non essere vero per il partner più debole cioè il Messico, rievocando l¹immagine della Œlibera volpe nel libero pollaio¹.
Qualcuno ha infatti parlato dell¹ ALCA come della Œmessicanizzazione¹ dell¹ A.L. e l¹ambasciatore brasiliano Samuel Pinheiro Guimaraes, uno dei principali negoziatori degli accordi fra Brasile e Argentina dell¹ 86-87 ha dichiarato che con l¹ALCA gli Stati Uniti Œrealizzerebbero il loro progetto storico di incorporazione subordinata dell¹ A.L. nella propria area economica e di influenza politico-militare¹. A conferma stanno le dichiarazioni dell¹ alta funzionaria statunitense Charlene Barshefsky secondo la quale obiettivo della politica commerciale Usa è Œassicurare la prosperità degli Stati Uniti, (il lavoro dei loro) dipendenti e la ricchezza delle compagnie nordamericane¹.
Lo stesso giorno del vertice di Quito in molti paesi si svolgerà un referendum popolare sul tema mentre Cuba ospiterà il secondo convegno continentale dei movimenti che all¹ALCA si oppongono, referendum anticipato a inizio settembre in Brasile per non interferire con le elezioni di ottobre. I governi che hanno Œobiettato¹ hanno già ricevuto un significativo avvertimento. Temporaneamente fallito il tentativo di eliminare Chavez in Venezuela, in Brasile è entrato in scena ufficialmente l¹ FMI che già incautamente aveva immediatamente offerto ai golpisti venezuelani il suo appoggio finanziario.
La crisi sociale latinoamericana
I dati dei grandi organismi delle Nazioni Unite non ancora Œallineati¹ al pensiero unico (UNCTAD, PNUD) parlano chiaro : la povertà in America Latina non è percentualmente regredita negli ultimi 10 anni, aumentando in valore assoluto in linea con l¹aumento della popolazione, mentre è cresciuta in valore assoluto e in percentuale la povertà assoluta (3). Paesi come il Venezuela, il Perù, lo stesso Messico, vedono indici di povertà vicini all¹ 80, di cui metà di povertà assoluta, effetto anche della disoccupazione crescente. Nel 2000 la stessa CEPAL (Comision Economica para America Latina, organismo dell¹ ONU invece allineato ormai con il pensiero dominante), poneva il 55 dei contadini latinoamericani sotto la soglia di povertà. Infine non possiamo non ricordare come in Argentina, negli anni 50 10° paese al mondo per reddito pro capite medio, la disoccupazione ha raggiunto valori altissimi (4) mentre si estende la fame, quella vera che deforma i bambini come nelle foto che ormai sembravano riservate all¹Africa ma non certo all¹Argentina.
Forti agitazioni sociali, con repressioni sanguinose accompagnate spesso da temporanee sospensioni delle garanzie costituzionali, si sono avute e sono in corso in Argentina, Perù, Bolivia, Ecuador, Paraguay, Uruguay, Guatemala, senza contare ciò che avviene in Colombia, in alcune regioni del Messico mentre la minaccia di un nuovo golpe in Venezuela è altissima. (5)
La crisi economico-finanziaria latinoamericana e la crisi del Mercosul
Gli analisti delle grandi istituzioni finanziarie osservano con preoccupazione il calo degli investimenti esteri diretti nei paesi latino-americani (non però del denaro investito da privati in azioni e in bond) (6), ciò che gli economisti Œnon ortodossi¹ avevano da tempo paventato. L¹applicazione agli inizi degli anni 90 del Œconsenso di Washington¹, pilastro teorico dell¹economia neoliberista, (7) aveva propiziato il forte arrivo di capitali esteri, indirizzati sia verso lucrative speculazioni borsistiche, sia verso l¹acquisto delle numerose industrie statali privatizzate. Non però verso nuovi investimenti e quindi non al rafforzamento della struttura produttiva. Questo afflusso di capitali aveva prodotto in alcuni casi il miglioramento degli indici macroeconomici (inflazione, cambi, PIL etc), consentito la prosecuzione del pagamento del debito nonché l¹importazione di ingenti quantità di prodotti di consumo esteri a scapito della produzione nazionale, infine il pagamento all¹estero di alte royalties e la esportazione degli utili ottenuti in dette industrie. Questo senza produrre nuovi investimenti né rafforzamenti delle economie nazionali.
Caso esemplare il Brasile dove negli anni fino al dicembre 98 si erano effettuate privatizzazioni di imprese statali incassando 85,2 miliardi di reais (il cui valore era allora circa pari al dollaro) a fronte di un costo per lo stato per previe Œcure ricostituenti¹ a vantaggio dei compratori delle stesse pari a 87,6 miliardi di reais (8) e dove nonostante il tanto declamato Œmiracolo real¹ (ora sfumato) e gli ingenti investimenti esteri sbandierati dal governo, il PIL negli 8 anni di vita del real non è cresciuto, anzi è calato (9).
Questo calo degli investimenti diretti viene ufficialmente attribuito alla psicosi creatasi dopo gli avvenimenti argentini, che certo hanno avuto il loro peso ma che pure non sembrano avere fermato gli investitori di borsa, come anzi detto. Per contro c¹è chi fa notare come il flusso degli investimenti esteri diretti si è fermato perché in molti paesi non c¹è più nulla da privatizzare e quindi nulla che interessi le grandi Œcorporations¹. Ogni campagna di saldi si esaurisce con l¹esaurirsi della merce.
E¹ di questi giorni l¹estensione della crisi dell¹ Uruguay, paese in fase recessiva da 4 anni, estensione prima esorcizzata, ora ammesso dallo stesso FMI, e che ha prodotto in luglio violente dimostrazioni con saccheggi sconosciute in quella che era stata chiamata la ŒSvizzera latinoamericana¹ e per giustificare i quali il governo ha adombrato la presenza un Œpiccolo Bin Laden¹. Preoccupato, l¹ FMI ha stanziato d¹urgenza 1.500 milioni di dollari Œsotto condizione¹ per allontanare il rischio di Œargentinizzazione¹ del paese, che conta oggi un numero di disoccupati record nella sua storia. In cambio il sistema finanziario del paese dovrà essere sostanzialmente ristrutturato e le 5 principali banche del paese dovranno essere in parte chiuse e in parte ristrutturate e ricapitalizzate. La crisi del paese, il cui 34% del PIL era legato a esportazioni nei paesi circostanti, risente della crisi di questi mentre gli argentini vi ritirano per necessità i depositi bancari costì costituiti. Anche nel vicino Paraguay, che a Brasile, Argentina, e Uruguay è legato nel mercato comune del Mercosul (o Mercosur nella dizione spagnola), negli ultimi mesi si sono avute lotte agrarie violentissime con blocchi di strade e scioperi generali imponenti che hanno costretto il governo ad alcuni provvedimenti d¹urgenza. E¹ di fine agosto la notizia di un prestito d¹urgenza dell¹ FMI anche a questo paese, del valore di 200 milioni di dollari, sempre dietro condizione che venga votato un pacchetto di misure fiscali e bancarie e di riforma del sistema pensionistico. Con la criso dell¹ Argentina prima, di questi due paesi subito dopo ed il rallentamento del Brasile poi è entrato profondamente in crisi il Mercosul, ad oggi l¹unica forma di organizzazione economica regionale valida e alternativa all¹ALCA.
Le elezioni brasiliane
In questo quadro assumono eccezionale importanza le elezioni brasiliane che si terranno ad ottobre prossimo e su cui è necessario soffermarsi. Nelle ultime 3 tornate elettorali le previsioni a 6 mesi dal voto davano per vincente con largo margine il candidato della sinistra, Ignacio da Silva, ŒLula¹, con un curriculum personale DOC : contadino nordestino emigrato come operaio metallurgico a San Paolo, aveva sfidato la dittatura militare, conoscendo il carcere, organizzando scioperi generali e infine un potente sindacato (la CUT) ed un forte partito (il PT – ŒPartido de los Trabalhadores¹). Tutte le volte la destra politico-economica e la potente rete televisiva ŒRede Globo¹ avevano estratto un asso dalla manica, fosse un presidente inventato dai media come Collor o un piano di arresto dell¹inflazione lanciato 6 mesi prima del voto dal candidato e ministro delle finanze Fernando Enrique Cardoso, creando una nuova moneta, il real appunto, ancorata al dollaro (ŒPlano Real¹). Se questo piano aveva propiziato la prima elezione rovesciando il pronostico favorevole a Lula, la seconda elezione di Cardoso venne propiziata dalle istituzioni economiche internazionali che permisero di mantenere negli ultimi mesi prima delle elezioni la parità dollaro-real, ormai in piena crisi, salvo poi farla esplodere , aggravata dall¹ artificioso ritardo, subito dopo la rielezione, e con gravi ripercussioni in tutta l¹area latinoamericana e fuori. Fallito il tentativo di Cardoso di presentarsi per la terza volta (10), confinato ai margini dei sondaggi il ministro Serra suo delfino, scomparsa la candidata dei possidenti del nord, Roselina Sarney, travolta da uno scandalo finanziario quando veleggiava alta nei sondaggi, la sorpresa questa volta è venuta dallo stesso Lula il quale, forse per anticipare nuovi colpi di scena, si è alleato a sorpresa con il Partido Liberal scegliendo al suo interno l¹industriale multimiliardario José Alencar come candidato alla vicepresidenza (11). L¹alleanza con questo partito in cui militano potenti industriali e molti vescovi delle miliardarie Chiese del Regno di Dio e consimili ha suscitato reazioni a sinistra, ancor più forti quando Lula ha preso le distanze da molte delle Œbattaglie ideologiche¹ della sinistra (12), alcuni delle quali lo avevano visto attivo, spostandosi verso un centro moderato, con lo sconcerto di molti movimenti sociali. Questo ha aperto gli spazi alla rapida crescita di una candidatura alternativa da sinistra, quella del bellicoso e poco affidabile Ciro Gomes, già ministro delle finanze nel governo Collor, cresciuto nei sondaggi al 30, nel momento in cui scriviamo, contro un Lula ridimensionato al 33, mentre taluni osservatori ipotizzano un astensionismo record.
Sullo sfondo della contesa elettorale stanno le dichiarazioni del finanziere Soros (³i Brasiliani devono scegliere come presidente quello che è stato già Œvotato¹ dalla finanza internazionaleŠ.² cioè Serra?), la selvaggia svalutazione del real , passato da 1,1 dollari per 1 real all¹inizio del Œplan real¹ a circa 3 real per 1 dollaro attualmente, con punte fino a 3,3, l¹improvviso maxi-prestito di 30 miliardi di dollari annunciato in agosto dall¹FMI, il più grande mai concesso ad un singolo paese, di cui 6 utilizzabili subito e 24 ad anno nuovo dopo che il nuovo presidente eletto avrà soddisfatto alcune condizioni. (13)
Mentre le autorità monetarie internazionali rassicurano sulla stabilità economico-finanziaria del paese, il prestito improvviso dei 30 miliardi insospettisce non solo come strumento di pressione elettorale, ed alcuni analisti, in controcorrente, ipotizzano il possibile Œdefault¹ del paese sulla scia della crisi argentina e della congiuntura economica internazionale. Il premio Nobel Stiglitz giura sulla tenuta del paese Œa meno che i tassi di interesse non crescano¹. E¹ un Œa meno che¹ preoccupante e forse nel rischio di Œdefault¹ può spiegarsi l¹alleanza di Lula con un gruppo di industriali nazionalisti in opposizione alle politiche liberalizzatici delle imprese legate alle multinazionali?
Panorama globale a volo d¹uccello
Per completare realisticamente il quadro latinoamericano è necessaria un¹occhiata rapida agli altri paesi più importanti dell¹area.
In Messico, ormai sotto le ali a stelle e strisce del NAFTA, e la cui situazione sarà analizzata in un articolo separato, i popoli indigeni sono in resistenza contro la beffa della Œley indigena¹, mentre nel centro sud e nell¹est del paese decine di migliaia di indigeni e campesinos sono in lotta contro il Plano Puebla Panama, ponte necessario fra NAFTA e ALCA e che coinvolge tutto il Messico centro-meridionale e tutto il Centro America, per un totale di 60 milioni di abitanti (14). Qui il NAFTA sta dando i suoi frutti avvelenati: miglioramento temporaneo degli indici macroeconomici, distruzione della industria e dell¹agricoltura nazionale, peggioramento delle condizioni sociali. Stabilizzata l¹inflazione, cresciuto il Prodotto Interno Lordo, la maggior ricchezza prodotta è stata accumulata in poche mani (l¹annuale statistica della rivista ŒForbes¹ vede ogni anno in crescita il numero dei messicani presenti nella lista dei primi 100 plurimiliardari del mondo). Miglioramento temporaneo perchè la crescita del PIL è dovuta per il 50% circa al lavoro nelle Œmaquiladoras¹ ed in parte alla crescita del prezzo del petrolio, di cui il Messico è da quest¹anno il primo fornitore degli Stati Uniti. Ma la crisi statunitense, paese cui il Messico è legato ormai per oltre il 90% del suo commercio estero, sta producendo una emorragia appunto nelle 4500 Œmaquiladoras¹, che per la crisi economica chiudono o abbandonano il paese verso altri lidi a più basso costo salariale (Cina, Vietnam) al ritmo attuale di 50 al mese (450 da gennaio a maggio 2002).
Del Venezuela e della Œrivoluzione bolivariana¹ del Presidente Chavez si è detto brevemente, mentre il rischio di un nuovo golpe sostenuto dall¹esterno mobilita la parte maggioritaria della popolazione favorevole a Chavez rischiando di radicalizzare lo scontro e di aprire scenari difficilmente controllabili.
Permane in Europa e in Italia una diffidenza per il Œpopulista¹ Chavez che lo priva di un sostegno importante di questa fetta di opinione pubblica internazionale lasciando libertà ai governi europei che frettolosamente, e forse alcuni con gioia (Spagna), avevano dato il benvenuto alla nuova giunta.
Il Centro America , in preda allo spettro della fame (siccità in vaste zone del Nicaragua e del Salvador, ricorrenti uragani, crollo del prezzo internazionale del prezzo del caffè e dell¹ananas, fra le poche attività economiche un tempo floride in una regione scarsamente industrializzata). vede crescere assieme alle agitazioni sociali la presenza di basi militari statunitensi (Salvador, Guatemala), la Œdollarizzazione¹ delle monete (Guatemala e Salvador), la rinnovata attività dei paramilitari, l¹emigrazione clandestina sotto la spinta della fame e della disoccupazione.
La Colombia pure merita una analisi a parte. Qui l¹insediamento alla presidenza a luglio del duro Uribe già porta i primi frutti avvelenati : stato di emergenza, crescita consistente delle forze armate sostenuta da una tassa straordinaria, ormai chiara presenza di mercenari contrattati col beneplacito del Pentagono, militarizzazione delle frontiere sono fatti che accrescono il rischio della internazionalizzazione del conflitto in corso. Infine il recentissimo progetto di distribuire armi alla popolazione per l¹autodifesa (ronde contadine) è l¹inizio di una nuova tragica escalation del conflitto. Una vera bomba a tempo.
La Bolivia,dove il 6 agosto si è insediato in agosto il nuovo presidente, ŒGoni¹ Sanchez de Lozada, del partito socialdemocratico MNR (Movimento Nacionalista Revolucionario), vede una profonda trasformazione in atto degli schieramenti politici. Si può dire che di fatto ai 3 raggruppamenti classici di partiti, destra, centro e sinistra, si sono sostituiti due schieramenti, uno pro ed uno contro le politiche neoliberiste. Il paese è stato teatro nella provincia di Cochabamba negli ultimi due anni di una aspra e vittoriosa battaglia contro la privatizzazione dell¹ acqua (acquedotto del Tunare), vinta per ora, e di altre imponenti lotte e marce contadine per la terra in tutto il paese, in particolare di quelle dei Œcocaleros¹ del Chapare.
Il favorito della vigilia, Reyes Villa, della NFR ( Nueva Fuerza Repubblicana) non è neppure arrivato al ballottaggio, che si è risolto in parlamento a favore di ŒGoni¹, già presidente dal ¹92 al ¹97. Suo oppositore, distanziato di meno di 2 punti percentuali nelle primarie, e vera sorpresa della tornata elettorale, è il leaders dei Œcocaleros¹, Evo Morales, di etnia aymara, che ha visto il suo partito, il MAS, il Movimento Al Socialismo, crescere e conquistare inaspettatamente la maggioranza a La Paz, Cochabamba e nelle principali città, totalizzando il 21% dei voti, assicurandosi 36 deputati su 130 e 8 senatori su 28. Se a questo si aggiunge il successo, più limitato ma consistente del MIP (Movimiento Indigenista Pachakuti), presentatosi per la prima volta raccogliendo il 6% dei voti, si può dire che sono salite alla ribalta le popolazioni indigene, quechua e aymara, che assieme hanno dato vita alla potente ŒConfederacion Sindical Unica de Trabajadores Campesinos de Bolivia, CSUTCB mentre nella zona amazzonica gli indigeni hanno dato vita al CIDOB.
Si ricorderà che i sindacati dei minatori avevano goduto dal 1930 al 1980 di una notevole forza rendendo possibile fra l¹altro la rivoluzione del 1952. Erano poi stati indeboliti oltre che dalla violenta repressione anche dalla massiccia chiusura di miniere e fabbriche. Ora i campesinos e gli indigeni hanno rilevato la fiaccola della lotta dalla classe operaia ottenendo che nella nuova costituzione brasiliana la nazione è riconosciuta Œlibera, indipendente, sovrana, multietnica e pluriculturale¹.
La crescita del movimento indigeno e campesino boliviano (15) potrà rinforzare l¹analoga crescita in Ecuador dove a ottobre sarà eletto il nuovo presidente. Anche qui il movimento indigeno tradizionalmente organizzato nella Confederacion de Nacionalidades Indigenas del Ecuador (CONAIE) ha adesso un consistente numero di aderenti al Consejo de Pueblos y Organizaciones Indigenas Evangelicas del Ecuador, organizzazione che sostiene la candidatura del candidato indigeno alla presidenza Antonio Vargas, mentre il braccio politic della CONAIE, il partito Pachakutic, aveva deciso di allearsi elettoralmente col colonnello Lucio Gutierrez (16).Altro avvenimento importante che sarà la cartina di tornasole per verificare l¹effettiva crescita del movimento indigeno che ha prodotto lotte ampie e coraggiose negli ultimi anni.
In Perù la luna di miele del paese con Alejandro Toledo (17) successore di Fujimori, ora esule politico in Giappone, è terminata ed attualmente il suo gradimento è sceso al 13%. Ed è naufragata probabilmente la sua campagna moralizzatrice, fiore all¹occhiello del programma (nei giorni scorsi la moglie di Toledo ha dovuto ammettere di ricevere uno Œstipendio¹ mensile di 10mila dollari da una banca privata già al centro dei loschi traffici di Montesinos, il faccendiere di Fujimori). La provincia di Ayacucho è stata teatro a luglio di una vera sollevazione popolare – che ha richiesto la proclamazione dello stato di assedio – contro la privatizzazione di due centrali elettriche, poi revocata. Il governo è dovuto tornare alle promesse elettorali di non procedere a privatizzazioni importanti e deve di fatto così rinunciare al progetto di incassare cos¹ circa 700 milioni di dollari.
Infine il Cile, fino ad oggi ritenuto al riparo dagli sconvolgimenti dei propri vicini , retto da un governo di sinistra eletto con una esile maggioranza che lo obbliga a continui compromessi con la destra (vedi il caso Pinochet), e dove l¹esercito si sta ambiguamente potenziandosi in maniera massiccia non giustificata rispetto ai possibili pericoli esterni. Qui il Presidente Lagos, ammettendo implicitamente il rischio di una estensione al paese della crisi argentina, non più esclusa con lo stesso vigore iniziale dalle istituzioni internazionali, ha lanciato un messaggio agli investitori internazionali rassicurando circa la solvibilità delle banche cilene. In realtà il Cile, associato esterno al Mercosul, ha con questa area intensi legami economici, in particolare con l¹Argentina, con la quale esistono investimenti privati bidirezionali, scambi di materie prime e investimenti energetici cileni in Argentina, e infine flussi turistici importanti. Difficile anche qui che il default argentino non abbia ripercussioni anche se attenuate.
La posizione dell¹ Europa
E¹ una riflessione d¹obbligo : quale ruolo gioca l¹Europa in tutto scenario? Gli interessi europei, ed italiani in particolare, si giocano soprattutto nel Mercosul, ove sono presenti massicciamente grosse e medie imprese nazionali (Fiat, Pirelli, Parmalat etc). Fra i paesi europei che hanno investito fa spicco in tutta la A.L. la Spagna che negli ultimi anni ha visto i propri investitori (banche, imprese statali e private dell¹energia, di aviazione etc) attivissimi ovunque nella campagna di acquisto.
L¹Europa sembra assistere abbastanza passivamente alla crisi del Mercosul e sembra connivente con l¹avanzata dell¹ ALCA, struttura che gioca a tutto favore degli Stati Uniti ed a proprio danno (18). Infatti le trattative per un trattato commerciale col Mercosul, nonostante l¹enfasi delle dichiarazioni, languono. Infatti la UE vuole si un accordo di Œlibero commercio¹, ma limitato ai settori dove è più forte e può esportare più che importare, mantenendo la più completa chiusura per il settore agricolo, proponendo un rinvio dell¹ apertura ad un domani indefinito, e che invece potrebbe dare respiro in particolare all¹ Œamica¹ Argentina.
Col Cile l¹ Unione Europea ha siglato a marzo scorso un accordo di libero scambio battendo sul tempo l¹ eventuale varo dell¹ ALCA, ma di cui è presto per valutare gli effetti ed anche il contenuto, reso noto con ritardo solo a luglio. Tuttavia lo scambio con questo paese è limitato percentualmente. Questo è il secondo trattato dell¹ UE in AL dopo quello ben più importante firmato nel luglio 2000 col Messico, Quest¹ultimo, oltre che finalizzato alla penetrazione nel mercato messicano , è sembrato interessare anche in misura maggiore come porta di accesso al mercato statunitense potendo gli investimenti europei in Messico godere delle clausole tariffarie del NAFTA. Basati entrambi su clausole altrettanto vessatorie per i contraenti più deboli, i due trattati non basteranno a non fare marginalizzare di fatto l¹Europa nel mercato dell¹ A.L. una volta che prenda l¹avvio l¹ALCA.
Chiudiamo con l¹ Argentina, con cui avevamo iniziato e dove il prezzo degli alimenti di base fra gennaio e maggio di quest¹anno è aumentato del 42,5%. Gli investitori europei, sia industriali che speculativi privati (19), sono stati fortemente penalizzati dalla sospensione del pagamento dei crediti, ma dopo aver abbondantemente lucrato in precedenza. Perché il FMI ed il tesoro americano, che sono stati prontamente generosi con i vicini Uruguay e Brasile, mantengono una posizione di chiusura rigida con l¹ Argentina, ponendo condizioni gravosissime per riaprire il credito? (20) Le elezioni già previste a fine 2003 sono state anticipate a marzo per decisione statunitense, con la speranza di allentare così con la prospettiva elettorale lo stato di grave tensione esistente, e non per libera volontà dell¹ attuale governo il quale avrebbe voluto un tempo maggiore a disposizione per reperire un proprio candidato credibile (21). Ma queste presentano una grande incognita ed in particolare il rischio di un forte astensionismo. Intanto i falchi del governo argentino, rappresentati dal Cancelliere Rauch, del governo americano (rappresentati dal Segretario al Tesoro O¹Neill, da Otto Reich, Sottosegretario per gli Affari Emisferici e da Condoleza Rice, in contrasto con la posizione elettoralista del Segretario di Stato Colin Powell) e dell¹ FMI (la vicepresidente statunitense Anne Krueger) flirtano con i militari visti come Œrisorsa¹ alternativa per riportare l¹ Œordine¹. E per il secondo anno consecutivo reparti Œspeciali¹ statunitensi parteciperanno a manovre militari nel paese.
In tutto questo l¹Europa ha giocato un ruolo più che discutibile. Infatti durante il viaggio in Europa del presidente Duhalde in occasione del vertice Euro-Iberoamericano di Madrid di Maggio scorso, sono stati il nostro Ciampi e lo spagnolo Aznar ad essere incaricati di ribadire la posizione dell¹ FMI : senza accettazione delle clausole imposte, niente prestito. Questa è l¹Argentina oggi, allievo Œmodello¹ dell¹FMI, come afferma l¹ex vicediretto della Banca Mondiale e Premio Nobel 2001 Stiglitz, Œdimissionato¹ per le sue critiche.
In conclusione molti sono i punti nevralgici che rischiano di degenerare : dalla Colombia, in situazione gravissima, al Venezuela a rischio di golpe, al Brasile ed all¹ Ecuador alla vigilia di difficili tornate elettorali, alla Bolivia dove un nuovo governo si è appena insediato in un contesto di grande dinamismo, all¹ Argentina in preda alle Œ5 crisi¹ (finanziaria, economica, politica, sociale e giudiziaria) e vicina anche lei a nuove elezioni, al perù non ancora assestato del dopo Fujimori. Su tutto sovrasta il progetto dell¹ALCA che difficilmente potrà prendere l¹avvio se le turbolenze crescessero ulteriormente, la crisi economica mondiale accompagnata qui da una delicata crisi finanziaria, una crescente resistenza popolare alle politiche neoliberiste, un ricorso crescente degli eserciti per la repressione. I prossimi mesi saranno cruciali per lo sviluppo di ognuno di questi 4 percorsi fra loro intimamente legati. Con l¹Europa che sembra stare a guardare.
(1) Il Œfast track¹ o percorso veloce votato nel dicembre 2001 col ŒTrade Power Autority¹ (TPA) autorizza il Presidente a trattare in piena autonomia lasciando al Congresso il solo compito finale di approvare o bocciare il trattato nel suo complesso, senza modifiche.
(2) Gli Stati Uniti inizialmente avevano chiesto l¹entrata in vigore il 1° gennaio 2003, data rinviata per le perplessità di molti paesi.
(3) Questi dati non recentissimi non tengono conto dell¹aggravamento recente della povertà in paesi come il Messico la cui agricoltura, liberalizzata, è sottoposta ad una forte pressione dell¹agricoltura statunitense, fortemente sussidiata. La definizione di povertà assoluta per redditi sotto 1 dollaro/giorno e di Œsola¹ povertà invece per redditi fra 1 e 2 dollari è stata adottata inizialmente dalla Banca Mondiale e si è ora standardizzato a livello internazionale. Trattasi di riferimenti al Œdollaro internazionale¹ che è una unità che confronta il valore reale delle varie monete in base alla Parità di Potere Acquisitivo. Ci si riferisce quindi a un dollaro di riferimento con valore costante pari a quello del 1985 preso come anno base. Così il consumo di un povero Œassoluto¹ in Africa è di 59 centavos di dollaro contro i 7,5 degli statunitensi del decile più povero (da La Jornada del 22 luglio 2002 – p. 30).
Altri indici della povertà sono adottati da altre istituzioni: ad es. il reddito sufficiente per una alimentazione pari a 2000 cal/giorno.
(4) I disoccupati sarebbero in totale 6 milioni e i poveri 18,2 milioni su una popolazione di circa 36 milioni. Secondo dati dell¹ INDEC, il ŒSistema de Informacion, Monitoreo y Evaluacion de Programas Sociales dipendente dalla Presidenza del paese, il 51,4% della popolazione vive oggi in povertà, ed un¹alta percentuale di questa in situazione di indigenza, cioè impossibilitata a comprare alimenti al livello minimo di sopravvivenza. Fino alla metà degli anni ¹70 il livello di povertà nel paese era inferiore al 5, era poi cresciuto al 12 nel 1980 e al 30% appena 6 mesi fa, a fine 2001.
(5) Il Sole24 ore del 13/4, a poche ore dal colpo di stato ammetteva che il colpo di stato era stato preparato da Œuna coalizione di imprenditori¹ con la collaborazione di Œex funzionari in pensione (del governo statunitense) in veste di consulenti privati¹ e il giorno 11 agosto aggiungeva Œl¹apporto di Washington al fallito golpe di aprile contro il Presidente venezuelano Hugo Chavez, confessato da fonti interne all¹esercito americano, ha reso ancor più delicato il ruolo che gli Stati Uniti vorrebbero avere nell¹area.¹ Delicato ma non rinunciatario se si considera la storia del Sottosegretario per gli affari emisferici Otto Reich e del suo staff in cui sono presenti molti cubani di Miami. Ed anche dell¹attuale rappresentante statunitense alle Nazioni Unite John Negroponte tristemente noto per la sua attività di ambasciatore in Honduras.
(6) Secondo la Dresdner Bank i dati provvisori del 1° semestre 2002 indicherebbero un calo degli investimenti esteri diretti del 71%. Per i bond i dati sono deducibili dai giornali finanziari (es Il sole-24Ore del 15.2.02).
(7) Il Œconsenso di Washington è un¹espressione che deriva da un articolo dell¹economista John Williamson che nel 1989 aveva Œcodificato¹ il paradigma neoliberista dello sviluppo in 10 Œprincipi¹ definiti come Œla saggezza riconosciuta da tutti gli economisti seri¹. Le sue tesi erano state adottate dall¹ FMI e dalla BM e poste alla base dei loro interventi nei vari paesi, e specificatamente quelli dell¹America Latina.
Questi erano:
- disciplina budgetaria
- ri-orientamento delle politiche di spesa pubblica
- riforma fiscale
- liberalizzazione finanziaria
- tasso di cambio fisso e competitivo
- liberalizzazione degli scambi
- eliminazione (e successivamente divenuta anche protezione) degli investimenti diretti all¹estero
- privatizzazione delle imprese pubbliche
- deregolamentazione dei mercati per assicurare l¹eliminazione di barriere in entrata e in uscita
- garanzia della proprietà
(8) Vedi : A.Zanchetta: ŒCardoso senza luce¹ G&P n. 82 sett. 2001, e ŒCome ti privatizzo il Brasile¹ , G&P n.85 dic. 2001.
(9) Il PIL del Brasile nel 1994 (inizio del Plan Real) era pari a 543 miliardi di dollari mentre a fine 2001 era pari a 504 miliardi di dollari, cioè 7,18% in meno.
(10) Finito il periodo delle dittature militari molti paesi avevano incluso nella costituzione la non rieleggibilità dei presidenti. Tale rieleggibilità fu poi ottenuta sia da Cardoso, da Menem in Argentina, da Fujimori in Perù grazie a fortunose manovre parlamentari ed al periodo ancora favorevole creato dagli ingressi di capitali esteri sopra ricordato. Tale congiuntura, esaurita in pochi anni, non hanno consentito la terza rielezione che pure i 3 volevano propiziarsi.
(11) Non si può fare a meno di ricordare che Cardoso, autoesiliatosi al tempo della dittatura militare, aveva al rientro creato un suo partito di sinistra, alleatosi poi con la destra al momento della prima elezione, r5estando poi prigioniero (volenteroso) di questa. Nel caso di Lula tuttavia il suo partito, il PT, ha una struttura ben più solida.
(12) In vari discorsi Lula ha confermato, in caso di elezione, il rispetto di tutti gli impegni internazionali del paese, compreso il pagamento del debito, dissociandosi dal referendum cui pure il suo partito partecipò. Inoltre il PT non parteciperà al plebiscito popolare contro l¹ ALCA pur dichiarandosi contrario al trattato, ed ha preso le distanze dalle occupazioni di terre del Movimento Sem Terra, cui il P.L. è ostile.
(13) Il prestito di 30 miliardi di dollari deciso dall¹ FMI è pure Œsotto condizione¹. 6 miliardi di dollari sono disponibili subito, gli altri 24 lo saranno dopo l¹insediamento del nuovo presidente, purchè questi accetti un certo numero di impegni, alcuni noti e altri probabilmente segreti, secondo una prassi consolidata. Fra quelli noti c¹è il mantenimento durante i 4 anni della presidenza di un superavit (attivo di bilancio primario) intorno al 4%, come è quello previsto quest¹anno. Superavit reso possibile da forti tagli sulle spese sociali e sugli investimenti, per cui il nuovo governo avrà margini ben ridotti per una diversa politica economica. Poiché le pressioni sul real sono fortissime e non basteranno i 6 miliardi a compensare la fuga di capitali in atto, l¹ FMI ha anche autorizzato la riduzione delle riserve federali in valuta pregiata, ora a 39 miliardi di dollari, fino a 15 miliardi di dollari, rendendo cos¹ disponibili subito altri 24 miliardi. Sembra inoltre che nel patto elettorale col Partido Liberal, Lula abbia dovuto accettare la riconferma dell¹attuale direttore della Banca Centrale, Fraga. A fine agosto tutti e 4 i candidati alle elezioni presidenziali in incontri separati col presidente Cardoso hanno firmato l¹impegno al rispetto, se eletti, di tutti gli impegni internazionali del paese, a conferma del limitato grado di autonomia del paese!
I precedenti crediti recenti, tutti ingenti, dell¹ FMI al Brasile sono stati: 18 miliardi di dollari nel 98 e 15 nel 2001. L¹attuale indebitamento totale del paese verso l¹estero è di 260 miliardi di dollari.
(14) Per il Plan Puebla Panama vedi ŒPlan Puebla Panama e resistenza popolare¹ nonchè ŒLa marcia non è finita¹ di A.Zanchetta e C. Fazio su G&P n.83 Ott. 2001.
(15) In realtà il MAS e il MIP più che partiti sono veri e propri movimenti sociali ben agguerriti e organizzati.
(16)La crescente influenza politica dei vari movimenti evangelici in America Latina e il loro ruolo spesso ambiguo è stata rilevata da H. D. Steffan sul n. 155 di ŒResumen latinoamericano¹.
(17)Toledo è un ex funzionario del Banco Mondiale. Da notare che anche i ministri dell¹ economia del Messico Derbez e del Brasile Malan provengono tutti dalla Œscuola¹ della Banca Mondiale.
(18) Gli investitori privati europei in bond argentini, ora bloccati ed a rischio, sono circa 450mila con una esposizione di 22 miliardi di euro, e di questi 350mila sono italiani, con una esposizione di 12 miliardi di euro.
(19) Valerio Castronovo su il Sole24ore dell¹11 agosto scorso in un articolo titolato ŒL¹apatia dell¹Europa¹ scrive : ŒSi direbbe che anche in Europa e non solo negli Stati Uniti, stenti tuttora a farsi strada un¹adeguata valutazione della bufera economica abbattutasi sull¹America Latina. E quindi delle gravi ipoteche che sovrastano il suo assetto politico e sociale già di per se fragile.¹ (IlSole-24ore del 18.8.02).
(20) Le condizioni per Œliberare¹ i 9 miliardi di dollari già stanziati sulla carta a dicembre 2001 sono in parte note ed in parte segrete; quelle note sono:
- la richiesta di modifica per Œmotu proprio¹ presidenziale della ŒLey de Subversion economica¹ – modifica proposta da Duhalde ma respinta dal Parlamento – in base alla quale molte banche straniere potrebbero essere sottoposte a giudizio per riciclaggio di denaro sporco ed esportazione illecita di capitali.
- la riforma della Œley de Quiebras¹ sui fallimenti
Per la prima delle due tutte le banche coinvolte nell¹ esportazione illecita di capitali e nel lavaggio di denaro potrebbero subire gravi sanzioni, ed è il rischio che l¹FMI vuole eliminare. Secondo ŒRedEco¹ già nel febbraio 2001 Elisa Carriò e Gustavo Gutierrez, parlamentari dell¹ ARI (Alternativa para una Republica de Iguales) hanno presentato al Sottocomitato Permanente per le indagini del Senato USA, presieduto dal senatore democratico del Michigan Carl Levin una ampia documentazione sul riciclaggio di denaro della Citibank in combutta con stretti collaboratori del presidente Menem.
(21) Rodrigo Guevara di Indymedia su Resumen Latinoamericano n. 146.
(22) Sulla storia della crisi argentina vedi: ŒUn fallimento annunciato¹ di A. Zanchetta su G&P n.86 febb. 2002.
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