Il quadro comparativo mostra come il testo sulla riforma indigena approvato dal senato della Repubblica il 25 aprile scorso, modifica sostanzialmente, per forma e contenuto, l’iniziativa elaborata dalla Cocopa e presentata al capo dell’Esecutivo nel dicembre dello scorso anno.
Alcune di queste modifiche riducono sensibilmente la portata dei diritti che l’iniziativa della Cocopa proponeva; alcuni ripetono inutilmente disposizioni di soggezione ai principi costituzionali; uno, di enorme importanza (rappresentanza politica), si rifà ad un articolo transitorio che ha validità temporale e che può essere applicato o meno, e altri più che garantire diritti stabiliscono doveri.
Tra altri punti, il testo del senato si differenzia dalla iniziativa presentata dal presidente Fox, introduce un capitolo (il B) nel quale invevce di riconoscere diritti si stabiliscono programmi di assistenza sociale.
Questi impegni fanno già parte delle responsabilità dello stato. Secondo la tecnica giuridica, questi progetti e programmi non devono essere inclusi nella Costituzione ma in leggi specifiche.
Dal punto di vista formale, il testo del senato concentra il fondamento della riforma in un solo articolo costituzionale, il 2. Invece, l’iniziativa della Cocopa proponeva, soprattutto, di modificare gli articoli 4 e 115.
In generale, il testo in questione si rimette, per l’applicazione dei diritti, ad una legge che stabilisca i casi e le condizioni in cui questi possano essere applicati, il che può trattarsi di una legge in vigore o di una legge di regolamentazione inesistente. Nell’ultimo caso, implicherebbe
che se la legge non esiste, i popoli indigeni resterebbero senza la possibilità di esercitare i diritti riconosciuti da questo testo e, pertanto, i diritti non esistono: come fino ad ora.
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