Non è possibile affermare che il Messico gode di un governo democratico e repubblicano mentre esiste una parte della sua popolazione i cui diritti non sono riconosciuti dalla Carta fondamentale. Per i pensatori classici e contemporanei, “Repubblica” è una “forma” di Stato nel quale l’esercizio del potere politico, qualsiasi siano le espressioni istituzionali dei suoi governi, è sostenuto da leggi che garantiscono i diritti dei cittadini, sociali e quelli dei popoli che danno origine e conformano l’identità nazionale.
Se l’ultima mobilitazione zapatista, culminata nell’aula di San Lázaro, ci ha dato una lezione, questa è stata, oltre che costatare l’ampia simpatia che la sua lotta continua a raccogliere tra la società messicana ed in altri paesi del mondo, confermare l’inesistenza di un regime “effettivamente” repubblicano.
La prima prova è nell’assenza del diritto alla libera determinazione ed autonomia dei popoli indios nella nostra Costituzione, nonostante il riconoscimento previsto all’articolo 4° costituzionale della composizione multietnica della nazione, così come la firma e la ratifica da parte del governo messicano dell’Accordo 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Un’altra prova è la mancanza di spirito democratico e repubblicano di un settore importante dei legislatori di entrambe le Camere, in particolare dei banchi panisti e priisti, che con una mentalità ancora creola e conservatrice, hanno tentato di impedire con pretesti “normativi” la presenza dell’EZLN e del Congresso Nazionale Indigeno (Cni) in Parlamento, o si sono rifiutati di ascoltare gli argomenti a favore dell’iniziativa di legge della Cocopa.
Le loro posizioni tanto restie e reazionarie di fronte all’EZLN hanno evidenziato che il loro rifiuto non è dovuto solo alle condizioni dettate dal gruppo ribelle, ma al suo carattere indigeno. Questo settore della classe politica ha una visione talmente limitata che pretende di continuare ad escludere gli indigeni dallo Stato nazionale, con il ripetuto pretesto secondo cui le autonomie costituiscono una sorta di separatismo. Ma, chi sono i separatisti? Quelli che hanno dovuto sollevarsi in armi per essere ascoltati o quelli che rifiutano assolutamente di considerare gli indigeni come cittadini completi, come popoli con propri diritti e non come mera forza lavoro destinata ad essere sfruttata per la riproduzione perversa del capitale?
Questi legislatori, di espressione conservatrice e razzista, non si rassegneranno e non incroceranno le braccia dopo la loro prima grande sconfitta con la storica apparizione dell’EZLN e del CXNI alla Camera dei Deputati. Adesso tenteranno di ostacolare l’approvazione della Legge Cocopa, ritardarne il giudizio e cambiarne l’indirizzo autonomistico.
Lo scenario più favorevole per la reazione è la bocciatura della Legge Cocopa che, se approvata, metterebbe in pericolo la consegna la gran capitale di una quantità importante di risorse naturali presenti sul territorio indigeno, come vorrebbe il Piano Puebla-Panamá. Un altro scenario sono gli emendamenti sostanziali ed i vari “lucchetti” per tentare di proteggere l’interesse del capitale ed il potere dei “caciques” e dei “neo-encomenderos”, ma conservando un margine di negoziazione con l’EZLN.
Anche questo scenario è complicato in quanto escluderebbe che dietro questa legge esista un difficile compito di negoziazione nel quale intervengono non solo il Potere Esecutivo e l’EZLN, ma legislatori e membri della società civile come coadiutori, assessori ed intermediari. Ciò significherebbe retrocedere nei progressi ottenuti rispetto all’eventuale ripresa del dialogo e comporterebbe costi politici molto alti. Alla fine, si presenta uno scenario più favorevole per l’EZLN-CNI e per il processo di pace nel suo insieme, che consiste nell’approvazione della Legge Cocopa così come è redatta, per il suo carattere vincolante al negoziato in un conflitto armato e perché rappresenta il prodotto di un ampio consenso nazionale.
Anche se è certo che la pace non si raggiunge con l’approvazione della Legge Cocopa ed il compimento integrale degli Accordi di San Andrés, poiché le richieste presentate all’inizio dall’EZLN ai tavoli di dialogo riguardano temi non ancora trattati, costituirebbe comunque un passo avanti senza precedenti nella costruzione della pace. L’approvazione senza ulteriori azioni dilatorie da parte di quelli che, nonostante il loro esacerbato “cristianesimo” non hanno nozione alcuna “dell’altro”, ci porrebbe davanti alla possibilità di avvicinarci ad un vero regime repubblicano.
La legge in se stessa può essere mera astrazione se non è accompagnata, come proposto dal CNI nella risoluzione di Nurio, Michoacán, da una “legge regolamentaria” e da un impegno sociale e politico per trasformare la società e le istituzioni secondo quanto previsto negli Accordi di San Andrés. Nel caso della “Legge Cocopa” possiamo affermare che il suo contenuto sociale e democratico è inappuntabile. Manca solo che l’Esecutivo Federale ed il Parlamento assolvano il loro impegno politico con la nazione.
(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel”–Bergamo)
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