Il peso dell'assenza

Visto da qui il Messico sembra lontanissimo. Quelle poche notizie che passano sui giornali ed alla televisione rendono l’immagine che ce ne possiamo fare ancora più distante, più aliena.
Faccio fatica a ricordare che venti giorni fa stavo immerso animo e corpo, davvero in senso letterale, nella marcia degli zapatisti verso Città del Messico.

Ci sono notizie invece che per quanto “filtrate” e incomplete mi riportano subito ad un senso di familiarità, di immersione e condivisione, come se il salto del ritorno in Europa fosse ancora tutto da compiere.
Leggo sulla stampa dello storico ingresso degli zapatisti al parlamento messicano, insieme ai commentatori per un istante mi coglie lo stupore nell’apprendere che Marcos, il subcomandante insurgente, non fa parte della delegazione.

Incredibile: per un mese intero una nazione intera ha sospeso il fiato, i media non hanno parlato di altro, totalmente magnetizzati dalla icona del capo guerrigliero in divisa e passamontagna al cospetto del Parlamento massicano, ed alla fine, proprio quando lo storico incontro si realizza, superate infinite difficoltà, il capo guerrigliero non si presenta, ci sono altri al suo posto, ed il senso di questa assenza è improvvisamente chiaro, persino ovvio, agli occhi di tutti.

E’ questo lo spaventoso potere del ragionare da zapatisti: la capacità di ribaltare i luoghi comuni, le convenzioni, l’ordine delle cose, riuscendo a persuadere tutti, con una naturalezza agghiacciante, che nulla è scontato, che l’incredibile può avverarsi, che il mondo reale il più delle volte è quello capovolto a testa in giù.

Questa è anche la storia e la parola degli zapatisti (un esercito nato per sciogliersi, volti coperti per rendersi visibili, capi che obbediscono, parole che sono armi…) che hanno imparato, con la naturalezza e la serenità di chi sa che senza contraddizione non c’è vita, a trarre forza da essa, anziché dalla sua negazione o dal suo superamento…

E cosi che una Carovana della Dignità composta da una Comandancia Rebelde e Clandestina, accompagnata da migliaia di uomini e donne giunti da ogni angolo del pianeta, si è trasformata lentamente, percorrendo in lungo ed in largo per oltre 5000 chilometri il Paese, da azzardo politico di un gruppo di autentici folli, nell’ evento più significativo della storia latino americana recente, in un vero e proprio trionfo di massa per l’EZLN.

E così che questa Marcia Zapatista, che tutti intendono, che i media codificano, come il preludio che porterà Marcos, il subcomandante, al confronto finale con il suo antagonista, il Presidente Fox, si conclude, ennesimo ribaltamento anche rispetto al machismo messicano, con le parole di una fragile donna, anziana e indigena, la Comandante Esther.

E’ lei di fronte al Parlamento messicano, è lei il vero comandante, è lei che parla per il suo popolo, per le oltre 50 etnie del paese, a lei spetta dunque la chiusura di questo ciclo politico zapatista che vede Marcos, il sub comandante militare dell’Ezln rientrare nei “ranghi” di una funzione nata perché non vi sia più bisogno di essa.

Ecco fatto: con una semplicità sconvolgente la splendida geometria del ragionamento zapatista ha ribaltato anche l’ultimo atto della Carovana zapatista nella dignità, nel peso di un’assenza che è stata capace di esprimere significato molto più di centomila parole.

Tags assegnati a questo articolo: chiapas, democrazia, zapatismo, marcos

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