La protesta di Cancun

Con un grande sforzo e sacrifico i giovani anarchici del Consejo indigena popular de Oaxaca “Ricardo Flores Magon” (Cipo-Rfm) hanno raccolto il denaro per andare a manifestare contro il Forum economico mondiale di Cancun e contro i grandi signori del mondo, contro una potenza che il popolo a suo interesse e convenienza.

La gente, la nostra gente, ci ha appoggiato come ha potuto: qualcuno con un peso, altri con l’anima, altri con un sorriso o prestando molta attenzione a ciò che dicevamo.

In poco tempo, abbiamo organizzato abbiamo organizzato qualcosa di trascendente, una speranza per i lavoratori, per i diseredati, per tutti coloro che soffrono per il pessimo governo che abbiamo.

Sapevamo a cosa andavamo incontro, a cosa volevamo contrapporci senza lasciare la lotta in ogni angolo del nostro stato. Sapevamo che saremmo potuti arrivare a manifestare ma non avevamo la sicurezza di poter tornare a raccontare la nostra esperienza a tutta la gente che aveva avuto fiducia in noi. Noi del Cipo-Rfm avevamo chiaro in testa che bisognava fermare il Forum a tutti i costi. Avevamo chiaro che bisognava dare un seguito alla lotta che i giovani hanno cominciato a Seattle, Praga, Davos e Nizza. Abbiamo trovato grandi ostacoli per arrivare a Cancun ma siamo rimasti decisi a raggiungere i nostri obiettivi ed ad affermare le idee che ha seminato Ricardo Flores Magon. Già nell’autobus, che non trasportava solo “giovani pazzi”, abbiamo cominciato a conoscerci. E’ questo è stato il primo risultato raggiunto (conoscerci di più). Partito il camion nessuno avrebbe più potuto fermarci.

Arrivando a Veracruz il nostro viaggio poteva finire, non avevamo più risorse per proseguire ma confidavamo nel fatto che un gruppo del Cgh sarebbe venuto a prenderci per proseguire il viaggio, così è stato. Sono arrivati altri ribelli, pazzi, sognatori, per continuare insieme a far marciare le nostre idee. Ci siamo fermati a Tabasco per mettere a fuoco le strategie contro i signori dell’impero e contro coloro che sfruttano i contadini e i popoli del mondo.

Dopo una lunga attesa, sono arrivati altri compagni di differenti stati. Ci siamo protetti a vicenda, e questo è un altro successo.

Mezz’ora prima di arrivare a Cancun ci aspettavano i servi del governo, la Pfd. Ci hanno perquisiti come fossimo delinquenti o narcotrafficanti, cercando di intimidirci e ci hanno minacciato, fatti scendere a spintoni. Ci circondavano oltre cento poliziotti federali ben armati, un elicottero girava costantemente sulle nostre teste. Ci hanno fotografato i volti spudoratamente mentre perquisivano con cura tutto il camion.
Poco più tardi si è avvicinato un uomo, chiamato Ruben Villegas, e ci ha detto che avevamo il diritto di manifestare pacificamente, diritto a transitare liberamente, ad esprimere le nostre opinioni, etc. Sono rimasto sorpreso quando lo stesso uomo ha dato ordine di picchiarci. Allora mi sono domandato: dove sono finiti i nostri diritti? A cosa serve essere un cittadino messicano? E’ sempre più chiaro che chi comanda qui non è lo stato, ma sono i signori della Banca mondiale, del Fondo monetario, dell’Organizzazione mondiale del commercio, etc.

Dopo il sermone del “vendepatria” Ruben Villegas, siamo tornati al nostro camion. Abbiamo fatto pochi metri e controllato il camion. Ci mancavano viveri, denaro, coperte, materiale di propaganda e alcuni oggetti personali. Avevano rovesciato tutto dentro il camion e ci avevano derubati, così come derubano il popolo. La stessa cosa è accaduta con gli altri camion che seguivano il nostro. Venti minuti dopo, altro blocco e minacce all’autista che, contagiato dal nostro spirito ribelle, ha tirato dritto. Finalmente siamo arrivati a un parco, dove ci siamo istallati, senza mangiare, mentre ci portavano via il camion. Ci importava poco del mangiare e del resto, ormai eravamo a Cancun.

Ci stavamo organizzando, quando abbiamo scoperto che era stato organizzato un Forum alternativo a quello ufficiale in cui si vedevano bene le mani del governo del Prd. La loro proposta era che solo con il Forum alternativo si sarebbe potuto fermare quello ufficiale, volevano costringerci a una protesta mediocre. Quelli che erano arrivati in aereo senza soffrire tutte le nostre peripezie avevano avuto l’offerta di uno stadio di baseball con acqua calda per alloggiare. Noi ci siamo detti che non ci avrebbero certo comprato con un po’ d’acqua calda e quindi che avremmo fatto comunque la nostra protesta. Lì è cominciata la rottura. Il 25 febbraio è stato un giorno pieno di tensione, non riuscivamo a trovare un accordo, ed eravamo costantemente sorvegliati dalla polizia.

Poi si sono riuniti i gruppi della disobbedienza civile, quelli che si proteggevano con i gommoni per affrontare la polizia, il gruppo degli F26, tra cui noi, che volevamo appoggiare la disobbedienza civile e infine la maggioranza che voleva una manifestazione pacifica. I nostri slogan erano: stop al Plan Colombia; no al bombardamento dell’Irak; no alla guerra contro i palestinesi; libertà per tutti i prigionieri politici; no al Forum economico mondiale; sostegno alla marcia zapatista. Ma alla fine dei 500 che eravamo siamo usciti a manifestare soltanto in 200. Molta gente era confusa, altri capivano le nostre ragioni e si univano a noi; Al chilometro zero della zona degli hotel, la polizia ci aspettava. Siamo tornati indietro al parco, l’unico luogo della città che ci veniva concesso e abbiamo organizzato una azione di controinformazione nei dintorni. Così abbiamo visto l’altra faccia di Cancun, una faccia sporca, povera, miserabile. Il giorno dopo è ricominciata la discussione e, con lei, le divisioni.

Mentre discutevamo la possibilità di fare diverse azioni contemporaneamente, ciascuno con le proprie caratteristiche, è arrivata la polizia che voleva portarsi via un compagno, abbiamo risposto con un lancio di pietre e lo hanno lasciato andare. Il giorno dopo, riparati dai cartoni e da qualche altro paracolpi, abbiamo fatto un nuovo tentativo di manifestare, ma ci hanno respinto nuovamente. Ci hanno picchiato duramente, questo il bilancio: 60 arrestati; 12 feriti, di cui 3 gravi; 1 disperso.
Nessuno sarà responsabile per questo, Nessuno pagherà per questo? Non dobbiamo permettere che sia così.

Tags assegnati a questo articolo: chiapas, democrazia, zapatismo, marcos

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