La carovana zapatista ha già messo piede a Città del Messico, entrando dalla periferia sud di questa megalopoli di oltre venti milioni di abitanti. Domenica giungerà nel cuore della città, lo zócalo, la piazza del potere della chiesa (la cattedrale), del governo (il palazzo) e eventualmente dell’opposizione politica e sociale, delle rivendicazioni e delle manifestazioni.
In città l’attesa è palpabile. Organizzazioni sociali e volontari di ogni genere stanno organizzano l’accoglienza, persino il governo municipale di centro sinistra si è dimostrato disponibile e sta collaborando alla logistica. Ci si attende uno zocalo straripante, forse mezzo milione di persone assisteranno a quel che si annuncia come un momento storico e, allo stesso tempo, una imponente dimostrazione di forza dell’EZLN e del movimento popolare.
Sebbene l’approvazione degli Accordi di San Andrés da parte del Congresso appaia cosa fatta, vale la pena soffermarsi su due aspetti che trascendono l’impatto simbolico e politico del momento e si intrecciano nell’orizzonte di visibilità del futuro prossimo di questo paese.
Innanzitutto, bisogna considerare il fenomeno Marcos. Il subcomandante Marcos ha passo dopo passo, discorso dopo discorso confermato le sue doti politiche: simpatico, ironico, carismatico, poetico, idealista ma anche deciso, preciso, tagliente, sferzante e soprattutto portavoce di un pensiero critico contro il neoliberismo e con venature anticapitaliste e di una utopia possibile i cui punti cardinali sono la giustizia, la libertà e la democrazia. Indubbiamente Marcos è un dirigente di altissimo livello e una straordinaria risorsa dell’EZLN, del movimento indigena e della sinistra messicana. Eppure si avverte la tendenza a personificare un attore collettivo, perdendo di vista la presenza di una organizzazione politico-militare -chiamata EZLN e di un movimento sociale chiamato zapatismo, di cui Marcos è solo il dirigente più visibile e probabilmente più importante. Inoltre, si da il caso che è sempre stato un obbiettivo esplicito del governo messicano di Salinas prima di Zedillo dopo e della destra oggi al potere cercare di diffondere l’immagine di un “attivista meticcio che ha indottrinato e spinto alla ribellione i pacifici indigeni chiapanechi”.
Stampa e televisione oggi centrano l’attenzione sul Subcomandante, cercando di mediatizzarlo ma non potendo occultare le sue qualità e la sua popolarità, probabilmente domani lo attaccheranno per colpire l’intero movimento. La grandezza di un uomo è dettata dall’altezza dell’onda storica che lo sostiene e lo giustifica, e insegna la storia stessa è molto più fragile un uomo, per grande che sia, che il movimento storico che lo appoggia. Quindi la personificazione è un arma a doppio taglio, per un verso permette in un paese di tradizioni caudilliste di estendere e rinforzare il movimento, per altro verso lo espone più del dovuto. Marcos stesso, dimostrando ancora una volta fiuto politico, sta tentando in tutti i modi di evitare di essere il centro dell’attenzione, riprendendo una delle costanti del discorso zapatista: il passamontagna è il simbolo dei “senza volto”, degli anonimi, degli esclusi, dietro al passamontagna ci sono tutti e Marcos è lo specchio in cui ognuno può riconoscersi e riconquistare la dignità perduta.
Comunque sia, l’irruzione di Marcos sulla scena televisiva ha il vantaggio di aver interrotto la “luna di miele” del neopresidente Fox con l’opinione pubblica. Fox è apparentemente alla difensiva e non può che stare al gioco imposto dalla risposta popolare all’iniziativa dell’EZLN. D’altronde, Fox sta tentando di guadagnare tempo, aspettando che scemi la mobilitazione attorno alla carovana, per riprendere in mano la situazione.
Quel che ci porta alla seconda questione: pensare a quel che avverrà dopo la probabile sanzione parlamentare degli Accordi di San Andrés. La strategia del governo è chiara come l’acqua. Fox sta cavalcando l’onda zapatista cercando di far credere che la concessione dell’autonomia indigena è sinonimo di pace, a cui l’EZLN dovrà rispondere deponendo le armi.
Da parte loro, gli zapatisti si attengono alla lettera dell’agenda dei negoziati che prevede non solo che l’autonomia venga applicata ma anche che si raggiungano accordi su diversi punti politici, economici, sociali e culturali generali. Quindi pensano a lunghe negoziazioni con un governo di destra, in cui si scontreranno progetti di paese difficilmente conciliabili. Decisiva sarà l’attribuzione di ragioni e torti da parte di quell’opinione pubblica oggi ampiamente schierata a favore dell’approvazione degli Accordi di San Andrés. Dunque, ottenuta l’autonomia indigena, il conflitto si sposta su di un altro livello, in cui peserà la nuova correlazione di forze. In vista di questo, bisognerà misurare l’impatto di medio e lungo periodo della carovana zapatista sul tessuto sociale messicano. Se non altro, le piazze stracolme che hanno accompagnato il cammino dei comandanti dell’EZLN fanno ben sperare.
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