La favola della scimmia bianca

AL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO
COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
AL SUBCOMANDANTE INSURGENTE MARCOS
ALLA SOCIETA’ CIVILE

Ci permettiamo di disturbare per informarvi di un fatto strano avvenuto durante un turno di vigilanza, nella notte tra il 4 e 5 marzo, a Nurio, Michoacan, Messico, Pianeta Terra.
Eravamo di guardia presso l’ingresso secondario dell’area ristretta, raccolti intorno al fuoco acceso poco prima da un fratello della selva, quando una vecchia talpa è sbucata dalla terra e ha
iniziato a raccontarci una storia.
Riportiamo fedelmente le sue parole.

Dopo molti anni, il nero scarabeo Don Durito aveva deciso di uscire dalla selva, e così chiamò a raccolta tutti gli animali, al di qua e al di là del mare, perché lo accompagnassero fino alla città. Molti animali scesero dalle montagne e altri arrivarono dal mare. Il più strano di tutti era una scimmia bianca che veniva da molto lontano. Il suo colore contrastava così tanto con il colore della terra da farla sembrare fuori luogo. Gli altri animali guardavano stupiti quello strano esemplare, che arrancava a fatica in un territorio ignoto, sotto un sole che la sua pelle non conosceva. Goffa e bizzarra, la scimmia bianca faceva ogni cosa per rendersi utile e dimostrare che il suo posto era là. Arrivò molte volte per ultima alle soste previste, ma arrivò sempre.
Un giorno, al calar della sera, la carovana degli animali fu costretta a fermarsi sulla sponda di un fiume che la pioggia aveva ingrossato. Non c’era modo di attraversare.
Arrivò Don Vicente la volpe e disse:–Più a valle c’è un ponte che ho fatto costruire per voi. E’ bello, solido e nuovo. Lasciate che sia io a guidarvi alla città e vi farò passare.
–No, grazie, conosciamo la strada, troveremo da soli il modo di attraversare–disse Don Durito.
Poi si recò in coda alla carovana e disse all’animale più strano:–Non conosci il fiume, ma hai le mani grandi e forti. Costruisci un ponte per raggiungere l’altra sponda.
Così la scimmia bianca, gratificata da tanta responsabilità, si mise all’opera di buona lena. Lavorava sotto la pioggia e sotto il sole, di giorno e di notte, mentre la volpe di nascosto la calunniava presso gli altri animali. E i pappagalli le facevano il verso.
–La scimmia bianca non è una di noi. Non abita qui, è di un altro colore. Non dovete fidarvi, il ponte che sta costruendo crollerà e affogherete tutti.
L’orso, il coyote, la scimmia nera, del colore della terra, osservavano il lavoro della scimmia bianca e discutevano tra loro:
–Viene da lontano, ma è nostra amica. Sta lavorando per farci arrivare alla città.
–Non è il suo fiume, non sappiamo che è, non possiamo fidarci.
Ma il vecchio Don Felix, l’aquila che dall’alto vedeva tutto, andava dicendo che Don Durito aveva affidato quel compito alla scimmia bianca proprio perché era così diversa e veniva da tanto lontano. Forse proprio per questo motivo il suo lavoro avrebbe avuto un significato più grande per tutti.
Mano a mano che i giorni passavano il lavoro procedeva. Don Vicente la volpe continuava a sussurrare nelle orecchie degli animali:–Non fidatevi di lei, è una straniera.
E i pappagalli gli facevano eco:–E’ una straniera! E’ una straniera…
Ma quando l’iguana chiese alla volpe se fosse stato lui a mettere in giro le voci contro la scimmia bianca, Don Vicente rispose scandalizzato:–Non ho nemici nella carovana degli animali!
Quando il ponte fu costruito per metà, Don Durito radunò tutti gli animali sulla riva del fiume.
Poi condusse la scimmia bianca alla finestra, così che tutti potessero vederla. E rivolgendosi agli animali disse:–Sta costruendo un buon ponte, ma non può terminarlo da sola. Nessuno può farlo da solo.
La scimmia bianca, spaesata, gli chiese:–Ma allora perché fino ad ora hai fatto lavorare soltanto me?
Don Durito chiuse la finestra e lasciò che la scimmia bianca si specchiasse nel vetro. Lei si guardò e non si riconobbe. Il suo pelo non era più così bianco. Adesso era del colore della terra.

Tute bianche
5 marzo 2001
dal cancello secondario dell’accampamento di Nurio
Michoacan, Messico, Pianeta Terra.

Tags assegnati a questo articolo: chiapas, democrazia, zapatismo, marcos

Mail_long
dello stesso autore
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Bulgaria Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel