Lettera aperta al SubComandante Marcos

Caro Sub,
ti scrivo in questo momento di probabile festa per te, i comandanti, tutte le etnie indios e tutto il popolo messicano, per dirti di una realtà diversa da quella chiapaneca ma dove vivono la stessa speranza , determinazione e sogno.

Purtroppo non se ne sa niente (proprio niente, meno che di tutte le realtà presenti a Porto Alegre al WSF) perché il posto di cui ti parlo è fortemente isolato con volontà dai mass-media e al momento non c’è un addetto alle pubbliche relazioni , un bravo comunicatore come te, che possa tradurre il contesto di cui ti parlo in un linguaggio comprensibile facilmente al Nord del mondo.

Dunque ti dico che proprio nei giorni in cui è iniziato il viaggio della carovana verso Città del Messico, dal 26 al 28 febbraio 2001, nella città di Butembo, regione Kivu, zona dei Grandi Laghi (come ben sai una della zone più ricche del mondo…senza nulla togliere al Chiapas s’intende) parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, si è tenuto il S.I.P.A ovvero il primo Simposio Internazionale per la Pace in Africa.

Per intenderci meglio, una sorta di Aguascalientes tenuta alla Realidad nel 1994 (no, non cera la grande barca a vela, ma comunque spirava un buon vento in grado di smuovere ugualmente una sala conferenze di decadente origine coloniale).

In quei giorni, nel cuore di uno dei campi di battaglia più cruenti della Quarta guerra mondiale, le labbra dei Cattolici, dei Protestanti, dei Musulmani, dei Kibanguisti (una religione locale con una forte connotazione di nonviolenza), dei Bafulero, dei Banyamulenge(tutsi), dei Nande(hutu) dei Masisi , dei Walikale, dei Pigmei, delle Societè Civile (coordinamenti su base cittadina e regionale di associazioni di donne, commercianti, studenti universitari, professori,…) di tutte le città della regione, dei Mayi-Mayi (di questi ti ricorderai qualcosa dal diario del Che in Congo), dei militari anch’essi stanchi della guerra, di singole persone venute da molti stati africani, di 300 “occidentali” (che hanno anche chiesto perdono per le razzie passate e presenti) di delegazioni italiane, spagnole, francesi, belghe, tedesche e svedesi, le labbra di tutte queste donne, uomini e bambini hanno pronunciato insieme le parole Pace, Pace tra le Nazioni e della Nazione, rispetto dell’uomo e della sua dignità, dei suoi diritti e della sua libertà.
Una piazza di 300.000 persone a cantato questo soffio di speranza.

Un signore della guerra, l’amministratore delegato dell’Impresa “Nord del mondo” nella regione dell’alto Kivu, che in questo frangente di storia umana risponde al nome di Bemba, ha chiesto perdono per gli assassinii, gli stupri, le razzie compiute in quella stessa città un mese prima, ha ordinato il ritiro dei “suoi” militari dalla città e dai paesi-comunità limitrofi.

Certo astuzia politica(che comunque in un contesto di macellai non guasta), ma il popolo del Kivu non smetterà di domandare non il potere ma il suo corretto esercizio, continuerà a camminare sul sentiero della resistenza dell’umano al disumano, dell’azione per costruire il MONDO che contenga tutti i mondi, della speranza che sempre ritorna.

Anche nella Repubblica Democratica del Congo, nel continente dimenticato da tutti (ma non dalle multinazionali , dalle fabbriche di armi e dai produttori di birra) la Società Civile è attore della storia ,per la Giustizia , la Dignità, la Democrazia, da qualche parte dalle montagne dell’Africa centrale un urlo di dolore è diventato un canto di gioia Jambo Sub, que viva Mexico e que viva Africa sulla strada del MONDO che contenga tutti i mondi un uomo, in viaggio su questa terra

Tags assegnati a questo articolo: chiapas, democrazia, zapatismo, marcos

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