La mobilitazione suscitata dalla carovana zapatista sta superando le attese più ottimiste. In questi giorni si sta scrivendo, nei fatti, una pagina di storia messicana e, probabilmente, di storia universale. Al di là dei paragoni con l’arrivo di Emiliano Zapata a Città del Messico durante la rivoluzione, nel 1914, la marcia si è trasformata in un vero e proprio movimento popolare, trascendendo i limiti consolidati dello zapatismo civile. Dopo anni di riflusso, si è messa in moto una dinamica politica e sociale che, ciclicamente, scandisce la storia di questo paese. Sebbene il duopolio televisivo (Tv Azteca e Televisa) stia tentando di banalizzare la carovana e il governo tenti di farla apparire come una semplice adesione alla politica di distensione, la marcia ha innescato una miccia. L’Ezln, nel suo cammino, sta raccogliendo attorno a sé, oltre al sostegno di una imprecisata, volubile e contraddittoria “opinione pubblica”, la quasi totalità delle organizzazioni politiche, sociali e civili che costituiscono l’opposizione reale al governo di Fox e che sono state le protagoniste della battaglia democratica contro l’e partito-regime, il Pri. Inoltre, come accade in questi casi, si sta risvegliando quel vasto settore della popolazione che si politicizza, prende posizione e scende in piazza solo in circostanze straordinarie.
Oltre San Andrés
Il punto di incontro di questi settori non sono semplicemente gli accordi di San Andrés, come può far pensare la propaganda parallela di governo e mass-media, bensì i principi di dignità e giustizia: per gli indigeni in particolare e per gli esclusi in generale. Indubbiamente dietro alla marcia zapatista si sono accodati opportunismi di ogni forma ed è evidente il tentativo di manipolarne il significato e la portata politica. Resta il fatto che la mobilitazione sta riattivando il movimento sociale. D’altra parte non bisogna dimenticare che l’autonomia indigena è solamente il primo punto dei negoziati di pace, che dovranno toccare questioni politiche, economiche, sociali e culturali generali. Se il governo riconosce a parole i diritti indigeni, gli zapatisti, al loro passo, parlano a tutto il paese, chiedono giustizia e dignità per tutti.
Quindi si illude Fox quando pensa di assistere all’atto finale di un conflitto armato, quando quel che accade è più che altro la continuazione di un conflitto politico e sociale in corso da anni, che oggi vive un momento alto e decisivo.
La marcia dell’Ezln ha poi riacceso la luce a sinistra. La sinistra sociale, in primo luogo, ha ritrovato le ragioni della convergenza e riattivato il dibattito interno, anche quando esistono differenze e rivalità. Nel Prd (partito della sinistra parlamentare), politicamente alla deriva e organicamente in decomposizione, riprende forza l’iniziativa dal basso, a sostegno delle rivendicazioni zapatiste e contro il neoliberalismo. La necessità di costruire un vasto movimento di opposizione al governo della destra è evidente a tutti, e gli zapatisti godono dell’autorità morale e politica per convocarlo.
Ottenuta la sanzione legale dell’autonomia indigena, bisognerà far fronte alla proposta di Fox di riscrivere la Costituzione. Solamente l’Ezln possiede l’autorità morale necessaria per invitare a una iniziativa all’altezza della sfida, una Costituente popolare o gli Stati Generali del Movimento popolare, o come si vorranno chiamare, che possa servire come spazio di articolazione e di espressione delle diverse voci che, dal basso, si oppongono al neoliberalismo e pensano a una alternativa i cui principi fondamentali sono espressi, con un linguaggio suggestivo ed emotivo, dagli zapatisti ad ogni tappa, ad ogni bagno di folla che scandisce il loro viaggio.
Sembra che al governo possa sfuggire di mano la situazione e che non riesca a incanalare la marcia dell’Ezln nel ristretto ambito legislativo, che peraltro resta una priorità anche per gli insorti. Eppure vi è il rischio che prevalga la logica della mediatizzazione e che si banalizzi e si ridimensioni la portata degli avvenimenti. È in corso una battaglia di idee e di opinioni, che per ora gli zapatisti stanno vincendo.
Zapatismo universitario
Un capitolo a parte merita la questione della Unam, l’università più grande di tutta l’America latina, teatro di dieci mesi di occupazione, interrotta dall’entrata della polizia e l’arresto di oltre mille studenti, il 6 febbraio dell’anno scorso.
Il movimento studentesco vive tuttora una crisi profonda, diviso tra correnti per lo più testimoniali e settarie. Eppure, la carovana zapatista ha riaperto uno spiraglio. L’iniziativa di un gruppo di studenti di costruire un Aguascalientes, nel miglior stile zapatista, nella Città Universitaria ha permesso di riunire quei frammenti di movimento studentesco che avevano partecipato all’occupazione ma si erano persi per strada, espulsi o autoesclusi, rifiutando le pratiche autoritarie e estremiste di una parte del movimento, senza mai cadere sulle posizioni del rettore e della burocrazia universitaria. L’Aguascalientes, che ospiterà migliaia di persone, ha offerto a molti studenti l’occasione per ritrovarsi, riprendere il filo del discorso, ricomporre le differenze, tornare a far politica.
Tutto ciò è di buon auspicio. Non solo mostra la capacità degli studenti Della Unam di essere all’altezza di questo momento storico, ma permette anche di pensare a una ripresa di un movimento studentesco che recuperi le sue espressioni più genuine, più intelligenti e creative. L’offensiva neoliberista contro l’educazione pubblica e gratuita è in pieno corso. L’azione assurda di un gruppo di studenti della Facoltà di Scienze Politiche che, nottetempo, cadendo in una provocazione montata ad arte, hanno malmenato e spogliato un gruppo di professori e di burocrati, ha provocato il ripudio generale, ha dato il pretesto per l’espulsione di alcuni studenti implicati e ha creato un clima di tensione che il Rettore ha colto al volo, accelerando i tempi del famoso Congresso Universitario in cui si dovrà decidere la riforma dell’università nazionale.
Ebbene, l’Aguascalientes, oltre ad essere un simbolo delllo zapatismo civile e delle braccia aperte della gioventù universitaria verso l’Ezln, può essere una risposta a questo e disegnare uno scenario diverso. Anche qui, la marcia zapatista, oltre a suscitare iniziative di appoggio, si propone come un fattore di ricomposizione della resistenza e della lotta contro il neoliberalismo.
La marcia zapatista, prima ancora di arrivare nella capitale, ha acceso la fiaccola della speranza e riattivato il Messico popolare, il Messico degli esclusi, dei protagonisti di una storia che non si scrive sulla base dell’"alternanza" apertasi il 2 luglio del 2000, ma nella costruzione di una alternativa dal basso, che percorre il paese, ispirata dalla stella rossa della bandiera dell’Ezln.
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