I movimenti indigeni nel nostro continente formano un grande prisma con molte facce. Una di esse è il movimento indigeno dell’Ecuador, il più organizzato e determinato a resistere e lottare in tutta la società ecuadoriana attuale. Un’altra è la resistenza politica e culturale indigena in Bolivia. Un’altra ancora, ovviamente, è l’Ezln messicano. Nell’alto Bio Bio, in Cile, i mapuche iniziano a organizzarsi come una importante e insperata forza politica, perché i loro territori sono minacciati dai grandi progetti idroelettrici. In Colombia, nella regione di Cubara, nelle selve del nordest, gli indigeni U’wa tornano a lottare, alleati con i contadini, per impedire che le proprie terre cadano nella mani di una compagnia petrolifera multinazionale. In Perù e in Guatemala i popoli indigeni hanno portato sulle spalle il peso delle lotte guerrigliere e della controinsurrezione militare. I movimenti indigeni sono una forza politica crescente in tutto il continente.
Però anche la presenza politica e militare dell’Ezln è una faccia del più ampio prisma dei movimenti indigeni del paese. Gli zapotechi di Juchitan, per esempio, più di venti anni fa furono la prima opposizione a sconfiggere elettoralmente il Pri, e hanno mantenuto da allora il controllo politico di quella città. Il Consejo guerrerense Cinquecento anni di resistenza indigena per la prima volta ha riunito comunità amuzgo, tlapaneche, nahua e mixteche: è un altro esempio della capacità di organizzazione politica degli indigeni messicani. Nella regione che ha per asse portante la città di Ixmiquilpan, i ñahñu hanno costruito una nuova alleanza economica e politica; la loro forza economica venne guardata con diffidenza dall’amministrazione di Carlos Salinas de Gortari e i loro territori vennero invasi arbitrariamente prendendo a preteste la sollevazione dell’Ezln. La resisenza indigena in certe zone della regione di Huasteca, a cavallo tra l’Hidalgo e il Veracruz, è un altro indicatore delle forze sociali che tendono a organizzarsi in modo tenace e innovativo.
Un’altra linea di azione dei popoli indigeni si sviluppa nel campo dell’istruzione. A partire dalle decisioni istituzionali prese negli anni ‘40, ’60 e soprattutto ’70 un nutrito settore indigeno, integrato nei ruoli educativi come tecnico bilingue o come professore ha influito profondamente nei programmi di istruzione per le zone rurali e indigene del Messico. La proposta di istruzione bilingue e biculturale è il risultato di questo processo essenziale e allo stesso tempo invisibile.
Un altro dei successi culturali più rilevanti negli ultimi anni del secolo XX e nei primi del XXI è l’emergere di scrittori nelle lingue indigene del paese. Per cinque secoli, noi, non indigeni, abbiamo preteso di spiegare cosa sono i popoli indigeni, cosa non sono, cosa pensano o cosa non pensano. Ora abbiamo la possibilità di ascoltare dal loro intimo, nelle lingue più antiche del Messico, la voce che non abbiamo voluto ascoltare. Possiamo avvicinarci al Messico che abbiamo disconosciuto per secoli e comprendere la parte di noi stessi che è rimasta dimenticata e invisibile.
La marcia dell’Ezln attraverso gli stati della repubblica si era proposta di ricordare e ri-raccontare il passato e il presente delle lotte armate indigene e contadine. La marcia zapatista che arriva a Città del Messico ci obbliga a non chiudere gli occhi davanti a ciò che sempre è stato vivo; ci deve convincere a vedere ciò che è stato invisibile; ad accettare e a riconoscere che davanti a noi continua a esistere un Messico che non abbiamo voluto conoscere, che non è scomparso, che dobbiamo imparare a guardare e a rispettare.
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