Sabato 10 Marzo 2001

11min

Città del Messico

Sono al campo sportivo di un quartiere a sud della città, molto vicina alla rete che divide il campo dal palco, dove tra poco arriveranno i comandanti.
Una strana sensazione di smarrimento, di agitazione, d’inquietudine: non so decifrare questo strano stato d’animo. Forse sono le troppe persone che gridano e saltano di gioia, o forse il caldo. Cerco di calmarmi. D’altronde, ho attraversato l’oceano per essere qui, in questo momento.
Eccoli: il delirio, stanno entrando, sono loro, i 24 comandanti, vestiti da guerriglieri, con il passamontagna nero. Sono piccoli di statura, minuti, ma ciò che cerco di scrutare sono i loro occhi. Luccicano di una luce particolare, che non è solito incontrare nel mio paese; direi anzi una luce sconosciuta. Mi guardo attorno, e sono gli stessi occhi della gente accanto a me. Gli occhi della folla hanno la stessa luce.
Cerco di guardare più a fondo in quegli occhi che hanno catturato la mia attenzione, sono occhi dolci, saggi, ma intravedo anche un’ombra, un velo di tristezza, di rabbia o forse di malinconia. Non so.
Il mio stato d’animo sta cambiando. Mi sento felice, e fiera di essere tra loro per portare la mia solidarietà. E’ una felicità strana, come il mio senso di smarrimento forte e intenso. Cerco di ascoltare attentamente i loro discorsi, parlano con voce calma e tranquilla, ma anche chiara e decisa. Parlano di ideali, di valori, di rispetto, di dignità, di come i saperi e le diversità si possano intrecciare e coesistere senza danneggiarsi, ma anzi per arricchirsi. Sento a poco a poco che l’energia della folla mi sta filtrando dentro e mi trovo una forza che non conosco, è un dono che mi stanno facendo e sento il desiderio di dare più valore a questa forza, di non lasciarla scivolare: la devo trasformare e poi ridare. Possibile che il dare maggior valore all’esistenza degli altri possa dare più valore alla propria vita?
Le mie paure, le angosce, si sono dissolte quando ho preso coscienza che sono insieme a tanti, e tutti uniti, per sentire le stesse parole e vedere le stesse persone; questo mi conforta. E’ possibile che operando collettivamente si controllino le proprie paure e insicurezze?
La mia attenzione torna su loro, i comandanti. Chi sono? Chi si cela dietro quei passamontagna? Sicuramente persone coraggiose e particolarmente sensibili, perché non è semplice intuire e accogliere i bisogni di molta gente e indicare vie d’uscita.
Le loro motivazioni sono profonde; vengono dagli altri, dal loro popolo, sono uomini che hanno viaggiato per migliaia di chilometri attraverso paesi, boschi e città, ma soprattutto viaggiano nei sentimenti e nelle emozioni della gente; uomini erranti che mi ricordano i cavalieri d’altri tempi, alla ricerca di un nuovo mondo, più vero e più giusto.
Li guardo con gli occhi, col cuore e con l’anima e sono fiera che nel nostro mondo ci sia ancora chi offre tutte le sue energie, intellettuali e fisiche, la sua vita, per combattere le ingiustizie, con la consapevolezza che nessun uomo può essere felice sapendo che sulla terra la maggior parte dei suoi simili vive in condizioni disumane.
Ognuno di noi, da solo, non serve a nulla; uno sforzo isolato o il sacrificio di tutta una vita al più nobile degli ideali non serve se si è soli. Cos’è allora che spinge a combattere ingiustizia e infelicità, miseria e sfruttamento?
E’ forse l’amore per se stessi? Di questa grande occasione di vita posso dire che il mondo interiore si confonde con quello esteriore, corpo e spirito si congiungono. Forse è questo il segreto per creare qualcosa di più puro?

Tags assegnati a questo articolo: chiapas, democrazia, zapatismo, marcos

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