25 febbraio, San Cristóbal de Las Casas: il subcomandante Marcos da inizio alla marcia, con il volto coperto dall’immancabile passamontagna, un auricolare di telefono satellitare, un berretto logoro in testa dal colore indefinibile e la pipa; con il suo linguaggio così particolare, in cui si intrecciano poesia e politica, messaggi e metafore. “Siamo indigeni e siamo messicani, vogliamo essere indigeni e vogliamo essere messicani, però il signore dalla lunga lingua e dallo scarso udito, colui che governa, ci offre menzogne. La nostra è la marcia della dignità indigena. La marcia di noi che siamo del colore della terra è la marcia di tutti quelli che sono di tutti i colori”. Con queste sue parole, la carovana ha preso il cammino. Una carovana meravigliosa, colorata, multiculturale, un villaggio globale in movimento: un esercito di sognatori in marcia. Insieme al popolo indigeno abbiamo gridato nelle strade del Messico “Ya basta!”, sputando il cuore in faccia alla globalizzazione.
L’Ezln si è proposto alla società civile messicana e internazionale con intelligenza, dialogando con l’opinione pubblica, stringendo relazioni solidali con centinaia di associazioni e decine di persone impegnate per il rispetto delle minoranze. E’ riuscito a sensibilizzare la società civile messicana, aprendo nuovi spazi di partecipazione democratica, in un paese in cui corruzione e affarismi si stringono in un’orgia autoritaria con il potere politico.
Ho ancora negli occhi il ricordo del carro che trasportava la comandancia nelle strade di Città del Messico l’11 marzo, quel giorno capitale del mondo: la dignidad rebelde è entrata nella capitale, con i suoi zaini, con la sua storia, con i suoi morti, la sua cultura. Quel giorno il panorama sociale e politico del Messico è cambiato, una nuova coscienza è nata nel cuore della società civile messicana, e una nuova speranza è nata nel panorama internazionale. E’ l’emozione del mio romantico cuore a darmi la conferma: quando la piazza stracolma di gente gioiosa e festante canta “vamos vamos vamos adelante para que salgamos en la lucha avante”, e si alzano i pugni chiusi. Davanti ai miei occhi luccicanti il sogno diventa realtà. Si può! Costruire un’alternativa al mondo globalizzato dei padroni del mercato è possibile. Gli zapatisti si sono coperti il viso per essere visibili e alla fine li hanno visti tutti, in questi giorni si sono aggirati per le stanze del potere, quel potere politico che è espressione diretta degli imprenditori e della finanza locale. Un potere costretto ad ascoltare le parole degli indigeni, che è la parola degli esclusi, dei poveri più poveri: sono le parole della dignità, parole che sono fatti, perché segnano la storia del Messico.
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