Note sparse

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23/2
E’ solo nel momento dell’imbarco che finalmente mi rendo conto di stare per prendere parte alla “storia”. Nei giorni precedenti la Posse è stata impegnata in sbattimenti, a noi soliti, che non mi hanno concesso un attimo di riflessione sul viaggio che ci attendeva. Ma ora, ci accingiamo alla partenza: il mio cuore inizia a pulsare con un battito diverso, che mi accompagnerà per tutto il viaggio.

24/2
Siamo finalmente a San Cristóbal de las Casas. Forti dell’esperienza precedente (il viaggio per consegnare la turbina a La Realidad) abbiamo raggiunto Tuxla in auto e San Cristóbal con dei taxi, per risparmiarci lo stress del viaggio in pullman (sono trenta ore, da Città del Messico a qui). Neanche il tempo di salutare e riabbracciare i più di 200 compagni che compongono lo spezzone italiano, che ci ritroviamo prima in un corteo che raggiunge lo Zocalo di San Cristóbal de las Casas, poi in un cordone di fronte agli zapatisti messicani muniti di passamontagna, che scortavano il pullman di Marcos per il primo “atto”.

25/2
Sveglia all’alba, ma la gioia cancella la pigrizia e la sonnolenza. Si compongono i gruppi dei vari pullman, e finalmente, dopo varie ore di ritardo, si parte.

26/2
La sosta questa notte è stata davvero dura. Qualcuno del pullman, contravvenendo alle regole della carovana, che vietano l’alcol, mi ha accompagnato in una sbornia conciliatoria. Questa mattina la fatica si fa sentire più del solito, ma è sempre la gioia di partecipare agli “atti” che ci da la spinta, e ci fa essere tutti presenti all’appello.

27/2
Questa notte abbiamo dormito di nuovo per terra, come sarà per quasi tutto il resto del viaggio, ma le persone che ci hanno ospitato in un convento sono davvero uniche, la loro solidarietà ci ha addirittura spiazzato.
Non hanno voluto nessun tipo di donazione o altro, e quindi da buoni sentimentali italiani lasciamo loro un dono con una piccola cerimonia di ringraziamento. Alle prime ore dell’alba abbiamo una brutta sorpresa: avevamo preparato, con lunghe discussioni di gruppo, una più forte partecipazione dello spezzone italiano, ma i nostri pullman sono spariti. E’ l’occasione di fare per la prima volta un’assemblea tutti insieme, e si chiarisce una volta per tutte che questo non è il Zapatour , ma un momento fondamentale per la storia del Messico e del mondo intero, e per chi lotta per la globalizzazione, sì, ma quella dei diritti.

28/2
Da questo giorno in poi il susseguirsi degli eventi è così rapido che non sappiamo più l’ora ed il giorno. I gruppi dei vari pullman sono sempre più affiatati fra loro e l’entusiasmo è alle stelle. La comandancia ci affida il compito di essere la loro seguridad personale. Così, da questo momento in poi, siamo in prima fila a seguire gli eventi, ma non solo come spettatori. Faremo dei turni di notte, seguiremo ogni passo della comandancia: sotto il sole, sotto la pioggia, con il freddo…
In questo modo ci attiriamo le peggiori critiche da parte della stampa, che non aspettava altro che un’occasione per farci sentire degli intrusi: un po’, ce l’aspettavamo.

9-10/3
Sono i giorni in cui, a mio avviso, si mette meglio a frutto questa incredibile esperienza. Abbiamo un pochino di tempo in più a disposizione, siamo tornati al molo di partenza, ci accingiamo a preparare delle lettere ai giornali e a tutti i compagni della carovana sui perché della nostra presenza e sul compito che non abbiamo scelto ma che c’è piovuto addosso. Abbiamo il tempo per riflettere, finalmente. Ritrovo anche un po’ la serenità del gruppo, che ha vissuto momenti veramente difficili.
In assemblea, leggiamo la favola della Scimmia Bianca: tutti ci rendiamo conto improvvisamente di cosa abbiamo dato e soprattutto dell’opportunità che abbiamo ricevuto in questi giorni incredibili.

11/3
E’ l’ultima notte con la carovana. Ci prepariamo a fare l’ultimo pezzo di strada, per entrare allo Zocalo di Città del Messico. Nonostante sia tornata la serenità nel gruppo e sia grande la voglia di vedere i centinaia di migliaia di volti che accolgono la comandancia e la carovana, sono un pò teso, ho paura che i giornali ci abbiano dimenticato, in giro ho visto accoglienze calorosissime ma avvicinandoci al D.F. ho anche visto aumentare la tensione e i commenti negativi di tanti. Alla fine, scatta l’ora X e si parte. Questo è sul serio uno dei giorni più belli della mia vita.
Avevamo visto di tutto: le scolaresche, i contadini, famiglie, i lavoratori, accoglierci e salutarci lungo la strada: ma oggi veramente l’entusiasmo è al culmine..
Le Monos Blancos, composte dai centri sociali, Ya Basta!, 99 Posse, Rifondazione Comunista, e da singoli “cani sciolti”, hanno preparato l’ingresso nella piazza. Abbiamo un camion aperto con un Sound Sistem che ci porterà alla Zocalo, dove ci attende uno striscione di 20 metri che titola–“Todos somos indios del mundo .” Scelgo di salire sul camion, ed è per questo forse che riesco a malapena a trattenere l’emozione.

La mia tuta bianca è visibilissima, è chiaro che non sono un messicano, e quello che vedo oggi è straordinario: la festa, la gioia, l’allegria, la speranza e la compassione sono incredibili, mi sembra quasi impossibile che tutta questa gente ci accolga in questo modo.
Spuntano striscioni rivolti a noi, del tipo “Grazie italiani, viva le monos blancos” , “Grazie alla solidarietà internazionale”. Mi danno una carica incredibile. Arriviamo faticosamente allo Zocalo, e qui il discorso di Marcos mi sembra ancora più bello di tutti quelli che ho sentito ogni giorno fino ad oggi. Alla fine dei discorsi della comandancia, ancora più carico di passione per quello che ho vissuto, torno sul camion del Sound Sistem, da dove nascerà una bellissima festa danzante spontanea.
Non credo dimenticherò mai questo viaggio, e tutti i compagni che ci hanno partecipato.
Credo che Marcos abbia realizzato un’idea di rivoluzione del mondo. Non cerca il potere, il suo fine non è quello di essere un capo di stato e non chiede l’indipendenza. Quello che chiede va oltre i diritti della “sua” gente, “per un mondo che contenga tanti mondi”.

L’Ezln ci insegna che sperare e fare un mondo nuovo è possibile: da soli, in Chiapas, gli zapatisti hanno ridotto la mortalità infantile del 70% in dieci anni.
Non dimenticherò mai più le facce che mi hanno accompagnato in questo viaggio, i volti dei bimbi, dei vecchi, di tutti, che ovunque ci hanno insegnato cos’è la dignità.
Non saranno mai più soli, è per questo che quello che è accaduto deve arrivare nelle case di tutti. Mai più soli. Loro saranno sempre nei nostri cuori, come sono sicuro, noi saremmo sempre nei loro.

TODOS SOMOS INDIOS DEL MUNDO.

Tags assegnati a questo articolo: chiapas, democrazia, zapatismo, marcos

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