È in atto una vera e propria offensiva contro i municipi autonomi zapatisti in Chiapas. Dalle pagine del quotidiano messicano La Jornada, Gloria Muñoz Ramírez, ha lanciato l’allarme il 29 settembre su «una delle offensive più allarmanti degli ultimi dieci anni, forse solo paragonabile con quella intrapresa nel periodo 1997-1998, quando i governi priisti guidarono una campagna militare e paramilitare sanguinosa contro le comunità indigene in resistenza».
L’attacco dura dall’elezione del presidente messicano Felipe Calderon ma si è accentuato dopo il secondo incontro intergalattico tra i popoli del mondo e i popoli zapatisti dello scorso luglio. Per Fabio Bianchi, del progetto Dignidad Rebelde, «l’escalation di minacce contro le popolazioni zapatiste di tutti i caracol è opera di fazioni paramilitari e si rifa alla situazione generale del paese, dove la militarizzazione crescente del territorio porta anche alla sua paramilitarizzazione». Il progetto Dignidad Rebelde è firmatario, insieme al Comitato chiapas «Maribel», alla rete di sostegno al chiapas rebelde e alla Fondazione Panchetta, di un appello contro le violenze e le minacce degli ultimi mesi.
Sgomberi, violenze e minacce di morte, come quelle rivolte dal gruppo paramilitare Opddic roja alle autorità autonome del municipio di San Andrés Sakamchen de los Pobres con il pretesto dell’inaugurazione di una scuola e un mercato autonomi, sono diventati la normalità. Il comune di Pescara, gemellato con il municipio zapatista di San Andrés, ha subito reagito chiedendo al governo italiano di prendere «tutte le iniziative possibili per fare pressioni sul governo messicano». Una voce, nel silenzio generale.
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