Da 13 anni è diventata una moda ricorrente, tra diversi analisti politici, proclamare l’indebolimento e l’esaurimento dello zapatismo. Gli ultimi mesi del 2007 non fanno eccezione. Studiosi, giornalisti e diversi mezzi di comunicazione annunciano il declino inevitabile della ribellione del sud est messicano. Curiosamente, ogni volta che si profetizza il nadir, il punto più basso, dell’Ezln [Esercito zapatista di liberazione nazionale], questo rinasce con particolare impeto su terreni insospettati della scena pubblica nazionale o internazionale. Incapaci di comprendere la natura, il vigore e le radici della rivolta indigena, i detrattori confondono spesso i loro rancori, i loro desideri e quel che pubblicano con ciò che veramente accade. Il mondo della politica è molto più ampio di quel che accade nel campo istituzionale e di quello che raccontaono i mezzi di comunicazione.
È indubbio che la rottura dello zapatismo con l’insieme della classe politica, Partito della rivoluzione democratica [Prd, di centrosinistra, Ndt.] e «lopezobradorismo» [da Manuel Lopez Obrador, candidato del Prd sconfitto alle ultime presidenziali, ndt.] compresi, gli ha sottratto l’appoggio di vecchi alleati. Intellettuali ed attivisti della sinistra istituzionale lo criticano aspramente. La sua presenza sui mezzi di comunicazione è sensibilmente diminuita. Il discreto fascino di cui godeva tra alcuni settori delle classi medie è svanito. Tuttavia, queste cadute reali non implicano che sia scomparsi respiro politico, sostegni e capacità di attrazione.
Durante 13 anni, al di là di settarismi, errori e sfortune politiche, i ribelli hanno saputo re-inventarsi genuinamente più di una volta ed hanno conservato vivo il loro principale capitale: la loro forza etica. L’ultima dimostrazione di questo impeto è la realizzazione dell’incontro «Pianeta Terra», in omaggio ad Andrés Aubry [importante intellettuale messicano recentemente scomparso, Ndt.]. Vi partecipano alcuni degli intellettuali antisistema più importanti del movimento contro la globalizzazione neoliberista, al fianco di pensatori nazionali di livello internazionale e rappresentanti di Vía Campesina. Tutti condividono una miscela molto originale di eterodossia teorica e la ricerca di alternative al capitalismo.
L’evento è un momento privilegiato per il dialogo tra chi nuota controcorrente rispetto alle tendenze dominanti. Un luogo di incontro tra forze politiche di sinistra «in carne ed ossa» e pensatori critici che non sono caduti al canto delle sirene del potere. A differenza di altri seminari accademici, coloro che assistono a questo incontro devono pagarsi le spese per arrivare fino a San Cristóbal de Las Casas [in Chiapas, Ndt.]. I partecipanti, intellettuali che brillano di luce propria nel mondo delle scienze sociali e delle arti, sono felici di associare il loro nome a quello della causa zapatista.
Ma l’incontro non è un fatto isolato. Solo ad ottobre di questo stesso anno si è svolto con grande successo a Vícam, nello stato di Sonora [nord del Messico, Ndt.], l’Incontro dei popoli indigeni d’America. La riunione, convocata dall’Ezln, ha segnato il punto di avvio di un processo di organizzazione continentale che ha profonde radici nel continente. Alla su’inaugurazione hanno assistito 537 delegati indigeni [il numero è cresciuto col passare dei giorni] provenienti da 12 paesi americani, appartenenti a 54 popoli indigeni. Senza borse di studio né viatici, i rappresentanti indigeni hanno percorso migliaia di chilometri per darsi appuntamento in mezzo al deserto. Con una logistica precaria e subendo l’ostilità del governo; con sobrietà, avvolti da un forte sentimento anticapitalista, hanno superato parte delle loro differenze ancestrali e fatto passi avanti nell’unità.
Anche lo zapatismo ha fatto passi avanti, significativamente, tessendo un’alleanza di lungo respiro con Vía Campesina, la più importante e combattiva organizzazione internazionale di agricoltori del pianeta. I ribelli messicani hanno ampliato il loro tradizionale campo di relazioni, concentrate fin qui nell’altermondialismo europeo. Si tratta di una convergenza annunciata pubblicamente a marzo di questo anno, all’inizio della seconda tappa dell’Altra campagna a San Cristóbal de Las Casas, quando Joao Pedro Stedile, dirigente del Movimento dei Sem Terra del Brasile, e Rafael Alegría, della Campagna per la riforma agraria, hanno mandato messaggi videoregistrati all’Ezln.
La convergenza tra Vía Campesina e lo zapatismo ha come sfondo il ritorno della riforma agraria in Asia, Africa ed America Latina o, più propriamente, dell’intensificazione della resistenza contadina [ed indigena] contro la predazione delle loro terre, di territori e risorse naturali.
Nessuna di queste iniziative internazionali sarebbe possibile se non si fosse consolidata e diffusa la costruzione dell’autonomia di fatto nelle comunità zapatiste, che si materializza nelle Giunte di buon governo e nei municipi ribelli. Alcuni recenti studi accademici antizapatisti hanno cercato di documentare una presunta diserzione delle «basi di appoggio» ribelli, argomentando che esiste una lealtà intermittente del mondo indigeno verso distinti progetti politici [Pri, diocesi di San Cristóbal, organizzazioni produttive, Ezln] e la recente adesione ad una leadership non ribelle. La cosa vera è che la realtà è molto più complessa di quello che questi studi vedono e lo zapatismo continua a godere di ottima salute e di radicamento tra gli indigeni chiapanechi.
Procedendo in senso contrario alla dinamica nazionale dominante, sfidando l’insieme della classe politica, lo zapatismo per tutto il 2007 ha mantenuto l’iniziativa di realizzare un’altra politica, che gli ha permesso di far crescere il suo progetto di autonomia in un ampio territorio, resistere alla persecuzione governativa nella sua zona di influenza, tessere nuove e solide alleanze internazionali e dialogare con un ampio ventaglio di rilevanti intellettuali altermondialisti europei e latinoamericani. Niente a che vedere con l’apocalittico annuncio del suo nadir, che i suoi detrattori diffondono.
[Traduzione a cura del Comitato Chiapas «Maribel», Bergamo]
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