Trentuno giorni senza mangiare, dietro le sbarre del carcere di San Cristobàl, in Chiapas. Come lui, Hernandez Hernandez, altri trentasette detenuti di etnia Tzotziles e Tzeltates sono in sciopero della fame in tre diversi carceri della regione, altri dieci carcerati mantengono il digiuno solidale, e questa settimana potrebbero aggiungersene degli altri. Si dichiarano prigionieri politici, reclamano la loro immediata liberazione, denunciano le condizioni processuali ingiuste e l’utilizzo di confessioni forzose. Ma il governo di Juan Sabines non fa trapelare alcuna notizia né sul loro stato di salute, né sulle loro intenzioni e oggi ha dichiarato che «Nessuno ha argomenti per auto-nominarsi prigioniero politico» e che ci vorrà almeno un mese per esaminare le 360 richieste di scarcerazione.
«La risposta del governo del Chiapas è una presa in giro», sostengono i detenuti, «se morirà qualcuno sarà colpa del governo». Intanto a San Cristòbal de Las Casas e a Barcellona sono state organizzate mobilitazioni a sostegno degli indigeni.
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