Dopo un periodo di apparente tranquillità sono riprese in maniera massiccia azioni di intimidazione violenta contro le comunità indigene del Chiapas. Gli attacchi, anche molto cruenti, sono portati da gruppi paramilitari e sono finalizzati a perseguire una strategia di indebolimento di tutte quelle realtà indigene, zapatiste e non, che hanno scelto l’autonomia e l’autogoverno come reazione alla negazione dei loro diritti.
Nel corso dell’ultimo anno le associazioni dei diritti umani che operano in Chiapas hanno denunciato un aumento degli attacchi verso le comunità indigene, definendo la situazione tra le più serie dopo la costituzione delle Giunte di Buon Governo nel 2003. La stessa denuncia è stata fatta dalla Sesta Commissione Civile di Osservazione dei Diritti Umani che è stata in Messico negli scorsi mesi.
Questa nuova guerra di bassa intensità vuole indebolire la lotta indigena, sottraendo alle comunità le terre conquistate con il levantamento del 1994 e usandole successivamente per spaccare il fronte interno dell’autonomia indigena. La strategia è tanto semplice quanto efficace, basata sul bisogno, sull’indigenza e sull’ignoranza. Si costruiscono ad hoc situazione di conflitto tra indigeni, usando la disinformazione, la promessa di ridistribuire le terre ora sotto il controllo comunitario e impiegando gruppi paramilitari indigeni per violente rivendicazioni fittizie. Si vuole così indebolire il sostegno di cui gode oggi la lotta zapatista facendo passare per scontri interni alle comunità un conflitto tra chi difende le conquiste di libertà, autonomia e giustizia successive al 1994 e che si fa mano lunga del governo federale e centrale che vuole mettere a tacere, una volta per tutte un pericoloso esempio di rivendicazione dal «basso a sinistra».
Questa strategia può e deve essere contrastata così da difendere una delle principali e concrete forme di ribellione al modello economico neoliberale. Una maniera per sostenere la lotta zapatista è la partecipazione alla lotta stessa, attraverso una modalità pacifica e non violenta, quale quella svolta dagli osservatori internazionali di pace. La presenza nelle comunità di osservatori di pace, da una parte ha un valore di sostegno umano e politico verso chi «resiste» in condizioni molto difficili da ormai 14 anni, dall’altra svolge un ruolo concretamente utile di tutela per le comunità stesse. Inoltre si ha la possibilità di fare informazione verso l’esterno dando così visibilità ad un conflitto messo spesso a tacere. Infine, ma non meno importante, la presenza di osservatori di pace internazionali fa sentire gli indigeni meno soli, parte di una forma di rebeldia più ampia e generale.
Per tutti questi motivi la Rete di Sostegno al Chiapas Rebelde in collaborazione con il centro dei Diritti Umani di San Cristobal Fray Bartolomé de Las Casas.da anni invia osservatori di pace in Chiapas. La Rete di Sostegno al Chiapas Rebelde è nata nel marzo 2004 da un insieme di persone e gruppi che hanno deciso di appoggiare la lotta per l’autonomia degli indigeni. In questi anni oltre all’invio di osservatori di pace la Rete ha svolto attività di sensibilizzazione e informazione e ha sostenuto economicamente il Progetto Educativo elaborato dal Caracol di Morelia Torbellino de Nuestras Palabras.
All’interno di questo percorso la Rete ha organizzato per i prossimi mesi un corso per BRICO, Brigate Internazionali Civili di Osservazione, rivolto a chi ha interesse a fare l’esperienza di osservatore di pace in Chiapas. Durante il corso verranno sia date informazioni pratiche su cosa “deve” fare un componente delle BRICO, sia fatte esperienze concreta sul significato dell’incontro con l’altro in situazione di guerra a bassa intensità. Il metodo formativo scelto prevede di partire dalle informazioni sulla situazione indigena per poi, grazie alla partecipazione diretta di tutti, costruire il “sapere” del corso, attraverso lo scambio di esperienze, idee, riflessioni ed emozioni. Il corso è anche aperto a chi non può andare in Messico ma è comunque interessato a partecipare ad un momento in-formativo sul Chiapas e sulla osservazione di pace. Ma è anche ben accetto chi è e si sente comunque in resistenza! Il corso ha una durata complessiva di quattro giorni [30 ore circa complessive] e si articolerà in due fine settimana residenziali nelle date del 17-18 Maggio e 7-8 Giugno e si terrà presso la sede dell’Ex-Lavanderia all’ex Santa Maria della Pietà. La scelta del luogo non è casuale considerando sia la appartenenza di questa associazione alle Rete, sia soprattutto il parallelismo con la sua lotta per la sopravvivenza a mantenere aperto uno spazio autogestito costantemente sotto attacco da parte del governo municipale e cittadino.
Per tutte e tutti quelli che fossero interessati ad avere maggiori informazioni o a partecipare al corso possono scrivere al progettochiapas@libero.it, telefonare al 3933562375, oppure visitare la pagina apposita sul sito www.villaggioterra.org.
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