Il piano di controinsurgencia del governo messicano

La campagna europea L@s zapatist@s no estan sol@s continua. Dal 27 luglio al 12 agosto una carovana europea di solidarietà ai popoli zapatisti sarà in Chiapas per chiedere «la fine delle aggressioni contro le comunità indigene e della repressione generalizzata, basata su operativi militari, incarcerazioni e violazione dei diritti umani, attuata dal governo messicano nei confronti dei movimenti sociali, come sta succedendo con la lotta di Oaxaca e Atenco». Nel frattempo, nei territori zapatisti continuano le incursioni militari. Pubblichiamo un articolo di Hermann Bellinghausen, uscito sul quotidiano messicano La Jornada.

In meno di due mesi, il Centro dei diritti umani Fray Bartolomé de las Casas [CDHFBC] ha registrato un numero record di incursioni militari e poliziesche nelle comunità del Chiapas, «in una logica di contrainsurgencia» dove operano «in maniera mista forze militari, di polizia ed attori delle comunità stesse, in spiegamenti tattici su territori con popolazione civile organizzata intorno a giuste istanze sociali».
Le testimonianze parlano di perquisizioni, aggressioni fisiche e verbali, riprese video e fotografiche. Le operazioni dell’esercito «si vogliono giustificare col pretesto di ‘scoprire coltivazioni di marijuana, armi e piste di atterraggio clandestine’».Il CDHFBC commenta: «I già numerosi operativi documentati mostrano l’acuirsi del piano di contrainsurgencia attraverso il discredito di comunità ed organizzazioni con l’obiettivo di ‘far guadagnare al governo l’appoggio della popolazione civile’, stabilendo un clima di persecuzione psicologica per mezzo dello spiegamento territoriale e del riconoscimento che gli permette anche di osservare la risposta della popolazione a tali operazioni».
Il centro sottolinea che le incursioni militari sono «assistite» da attori federali, statali e locali: Agenzia federale di investigazione [AFI], agenti del Pubblico ministero, polizia statale preventiva e civili di ogni regione. Gli avvenimenti «non sono isolati e rispondono ad una logica di offensiva contro popolazioni indigene in resistenza».
L’organizzazione fa un riassunto delle azioni, tutte riportate, quando sono accadute, da questo giornale, dal 27 aprile a Cruztón [municipio di Venustiano Carranza]. Poi a San Jerónimo Tulijá [municipio ufficiale di Chilón e autonomo Ricardo Flores Magón], il 19 e 20 maggio. Il 22 le forze armate hanno pattugliato 11 comunità di Venustiano Carranza: Santa Rufina Las Perlas, 28 giugno, Nuevo San José La Grandeza, San José La Grandeza, Guadalupe La Cuchilla, Mesa El Porvenir, Las Delicias, El Puerto, Nuevo Paraíso, Laguna Verde e San Caralampio Chavín; la regione in cui è presente l’Organizzazione Campesina Emiliano Zapata-Región Carranza [OCEZ-RC].
Il 23 maggio, a Cruz Palenque, Usipá, Retorno Miguel Alemán e Nuevo Limar [Tila], posti di blocco con posizionamenti militari. Lo stesso giorno, a Carrizal e Río Florida [Ocosingo], incursione e voli radenti. Il 26, di nuovo, in queste comunità e a Chalam del Carmen.
Il 27 maggio a Nuevo Chamizal [Ocosingo], esercito e poliziotti hanno distrutto «presunte» piantagioni di marijuana «in territorio zapatista». Lo stesso giorno è stato comunicato uno «sgombero» a El Semental e Nuevo Salvador Allende, nei Montes Azules, con la partecipazione della procura federale per la protezione dell’ambiente. Il 29 maggio, ancora una volta El Carrizal. Le donne della OCEZ hanno impedito l’ingresso dei soldati.
Il 4 giugno, l’incursione militare e poliziesca nelle comunità zapatiste La Garrucha, Hermenegildo Galeana e San Alejandro, «insieme all’operazione simultanea nel perimetro del caracol di Morelia», dice il CDHFBC, «ci sembra particolarmente grave, mette in grave rischio la pace ed è una provocazione dello stato verso l’EZLN, col quale mantiene un patto di cessate il fuoco».

Tags assegnati a questo articolo: marcos, zapatismo, democrazia, chiapas

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