Dalla Carovana internazionale in Chiapas

Il 28 luglio è partita da Città del Messico la Carovana internazionale di solidarietà con le comunità zapatiste. Le provocazioni dell'esercito cercano di far salire la tensione in Chiapas, per giustificare un intervento armato contro le comunità indigene.

O si parla del Chiapas o nel Chiapas si muore. Non ci sono alternative. I caracoles liberi del Chiapas sono sotto continuo assedio. Camionette cariche di soldati arrivano sino ai cartelloni dove si legge «Qui il popolo comanda e il governo ubbidisce». Sostano dieci, quindici minuti e poi fanno dietro front. Qualche volta ci vanno pure con i carri armati.
«Le espereinze di autogestione portate avanti dalle giunte di buon governo, danno fastidio non solo al governo messicano ma anche a tutti coloro che continuano a pensare che la politica si fa solo tramite i partiti e il voto, e senza partecipazione popolare – spiega la padovana Vilma Mazza, portavoce di Ya basta e una delle organizzatrici della Carovana internazionale di solidarietà ai municipi autogestiti zapatisti e al popolo del Chiapas – Se si parla del Chiapas ci si limita a sottolineare gli aspetti folkloristici. Ma di quello che realmente avviene in queste terre, difficilmente si trova notizia nei media . L’iniziativa che abbiamo chiamato Los Zapatistas no estàn solos ha principalmente due obiettivi: far conoscere quello che avviene realmente nel Chiapas e testimoniare alle popolazioni in lotta la nostra solidarietà, Per questo abbiamo chiamatoa raccolta tutte le realtà che nei vari paesi operano per aiutare i popoli indigeni del Chiapas».
Il successo della campagna è testimoniato anche dal numero dei carovanieri tutt’ora in Messico: 320 persone di cui circa 200 europei. Il continente americano è rappresenatnto da cileni, argentini, canadesi, uruguaiani, statunitensi e, ovviamente, messicani oltre che da rappresentanti del congresso nazionale indigeno che raggruppa tutte le etnie indigene del Messico. Per l’Europa, greci, spagnoli, tedeschi, francesi belgi, svizzeri. La parte del leone la fanno gli italiani con una ottantina di carovanieri.
La Carovana è partita da Città del Messico la sera lunedì 28 luglio per arrivare a San Cristobal il pomeriggio del giorno seguente. Prima tappa del viaggio l’Università della Terra, un centro autogestito dal movimento zapatista in cui si insegnano materie di agricoltura ma anche meccanica, in una tera in cui l’insegnamento agli indigeni è pressoché nullo. Qui la carovana ha avuto il primo incontro con i rappresentatnti dei municipi autogestiti. La sera, i 320 carovanieri hanno incontrato anche los presos polioticos, i prigionieri politici, liberati in luglio grazie alle lotte del movimento zapatista. Toccante la testimonianza di una donna che per 8 anni è stata tenuta in prigione, senza che mai le fosse stato permesso di vedere i suoi figli, prima che fosse riconsciuta a sua innocenza.
«Colpire gli zapatisti e i loro simpatizzanti, incarcerandoli con accuse che si rivelano sempre false – mi ha spiegato un incappucciato dell’Eznl che chiameremo Juan, – è uno dei mezzi adoperati dal governo per fermare il movimento di autogestione degli indigeni. I presos politicos sono diventati una merce di scambio ed è importante che si parli sempre di loro e che ci ricordiamo sempre nelle nostre lotte di quanti innocenti sono ancora in carcere». Un altro mezzo messo in campo dal Governo, continua Juan, è quello di innescare una sorta di lotta tra poveri cercando di mettere indigeni contro indigeni. «Con la scusa di riorganizzare i latifondi, hanno assegnato terre che noi avevamo recuperato ad indigeni provenienti da altre parti della regione. Ne sono nati dei conflitti che noi abbiamo cercato di risolvere pacificamente. Il governo non aspetta altro che si creino scontri per intervenire nel Chiapas con la scusa di riappacificare lotte tribali».
La presenza dell’esercito nella regione è tutt’ora pesante: 80 mila soldati. Praticamente l’intero esercito messicano. Le provocazioni sono pressoché quotidiane. Reparti armati di mitra e talvolta anche con i carrarmati sfilano davanti ai caracoles. «Noi non reagiamo se non entrano dentro i villaggi – mi ha spiegato un membro del Buon Governo de La Garrucha- in questo caso non possiamo far altro che metterci davanti ai camion e impedfirgli di scendere con la nostra presenza. Grazie alla vostra presenza, negli ultimi giorni non si sono verificati episodi pesanti». Tre settimane fa invece, un convoglio militare è enntrato dentro il villaggio di San Alexandro accusando gli abitanti di coltivare marijuana, hanno cercato di far sloggiare i contandini ma la reazione delle donne che si sono messe davanti ai mitra spianati con i loro bambini, rifiutandosi di far passare i militari, li ha fatti desistere. Una provocazione chiaramente pretestuosa perché nei comuni sapatisti è assolutamente vietato l’uso e la coltivazione di qualsiasi stupefacente, oltre che il consumo di alcol che veniva adoperato dai latifondisti per «retribuire» iloro contadini e vincolarli alla dipendenza.
«Ma se non hanno sparato non è perché hanno il cuore tenero – commenta il rappresentante del Buon Governo di cui è meglio non fare il nome – ma solo perché avrebbero causato pesanti ripercussioni internazionali. Ecco perché è importante la vostra presenza sulle nostre terre e che in Europa e nel mondo si parli di quanto avviene nel Chiapas».
Che al governo messicano non piace che si parli e che si scriva del Chiapas se ne sono accorti anche i carovanieri che da San Cristobal in poi hanno trovato tutti i distributori di diesel improvvisamente a secco. Cinque distributori per una stessa scena: camionetta della polizia con i poliziotti armati di fucile a pompa, benzinaio che si rifutava di farci il pieno sostenendo che non aveva carburante, salvo poi riempire i serbatoi a tutti gli altrti mezzi che lo richiedevano. Provocazione inutile e stupida che ha ottenuto solo di rallentare la carovana che ha proseguito su alcuni, sia pure scomodi, pick up. Dopo un incontro con gli uomini e le donne dell’Ezln, la carovana si è divisa in quattro gruppi diretti ai quattro caracoles maggiormente sotto pressione: La Realidad, La Garrucha, Oventic e Morelia.
Primo incontro a La Garrucha con le donne dell’Ezln che hanno spiegato il lavoro che stanno portando avanti per informare le donne indigene sui loro diritto alla salute e alla vita. «Con la legge o senza la legge – hanno detto – abbiamo riscattato la nostra cultura. Con la legge o senza la legge abbiamo riscattato la nostra dignità. Zapata vive, la lucha sigue e sigue».

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