Gestire il nostro destino

Oventic, Chiapas, 1 gennaio. “Abbiamo intelligenza e capacità per gestire il nostro destino”, proclama orgogliosamente Leticia, membro della giunta di buon governo (Jbg) “Corazón céntrico de los zapatistas delante del mundo” davanti a circa tremila persone che celebrano qui l’undicesimo anniversario della sollevazione zapatista.

“Undici anni di guerra contro i malgoverni, contro ogni tipo di ingiustizia, contro la fame, contro la miseria, contro l’oblio e contro la morte. Undici anni di vita e lavoro tra l’accerchiamento militari delle comunità, regioni e municipi zapatisti. Undici anni di sopportazione delle minacce e perfino delle aggressioni da parte di membri di alcuni partiti politici e paramilitari”, prosegue la giovane governante tzotzil davanti ad un’auditorio che ha ancora fresca nella memoria l’imboscata armata che tesa da membri del Partito della Rivoluzione Democratica durante una marcia delle basi di appoggio zapatiste a Jechvó, Zinacantán, lo scorso aprile 2004.

Tra i presenti, quasi totalmente indigeni, ci sono decine di famiglie zinacantecas e si riconoscono quelli provenienti dalle diverse località degli Altos qui riuniti nel caracol “Resistencia y rebeldía por la humanidad”. Simili eventi, visibilmente molto partecipati, si stanno svolgendo negli altri caracoles zapatisti nei municipi autonomi e negli accampamenti dell’Ezln, “dovunque siano”, come dice Leticia in un passaggio del suo messaggio.

Leticia aggiunge: "Ma sono anche 11 anni di lavoro nella costruzione e nel rafforzamento della nostra autonomia come popoli originari di queste terre. Undici anni in cui abbiamo ricevuto simpatia e solidarietà da migliaia e milioni di fratelli e sorelle del Messico e di molti paesi del mondo.

“Per questo è molto importante ricordare sempre questa storia nuova iniziata il primo gennaio del 1994, quando per noi gli indigeni cominciò a brillare la luce e la speranza di poter vivere con libertà e giustizia. Il mondo deve sapere che la lotta degli zapatisti è per democrazia, libertà e giustizia. Cioè, affinché tutti i popoli indigeni e non indigeni del Chiapas, Messico e del mondo possano vivere, un giorno, nella vera democrazia, siano considerati come popoli e che quelli che governano comandino obbedendo”, sottolinea Leticia.

Alle sue spalle sono allineate circa 100 autorità indigene della regione Altos. Il palco del caracol si riempie dei colori dei costumi tradizionali e dei numerosi bastoni del comando dei membri della Jbg e dei consigli autonomi di San Andrés Sakamch’en de los Pobres, San Juan de la Libertad, Magdalenas La Paz, 16 de Febrero, San Pedro Polhó, San Juan Apóstol Cancuc e Santa Catarina. Dai particolari costumi si riconoscono i rappresentanti autonomi di Zinacantán, Amatenango del Valle, San Juan Chamula e di altri municipi indigeni degli Altos e del centro del Chiapas.

Il messaggio della JBG, letto in castigliano da Leticia, sarà letto subito dopo da Marcelo in lingua tzotzil e Victor in tzeltal. Innanzitutto, le parole della giunta si rivolgono “ai compagni basi di appoggio zapatiste di tutti i municipi autonomi ribelli in resistenza e di tutte le regioni, ai compagni membri dei consigli municipali autonomi, ai promotori di salute ed educazione, ai dirigenti delle comunità e regioni, ai miliziani ed ai membri del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno, Comando Generale dell’Ezln, dovunque si trovino”.

L’arrivo crimoniale delle autorità è accompagnato dalle note di una musica tradizionale con fisarmonica, maracas, arpa e chitarre, e la moltitudine si fa largo al loro passaggio. Sono accorsi alla cerimonia più di 200 persone del Messico ed almeno una decina di paesi di America ed Europa anche ai quali si rivolge la Jbg.

La notte cala e la nebbia si dirada “in queste ultime ore del 2004 e le prime del 2005 in cui le comunità si sono riunite per celebrare l’11° anniversario della nostra sollevazione armata per chiedere democrazia, giustizia e libertà per tutti”.

Nel suo messaggio, la Jbg si pronuncia per “sviluppare la nostra vita, cultura e libera determinazione e non vivere più in schiavitú”. A favore di forme di governo che siano rispettose di tutti e proteggano “il diritto alla vita”. Ed aggiunge: “Come contadini abbiamo diritto alla terra e alle risorse della natura, ma ci trattano come estranei nelle nostre stesse terre. Lottiamo e continueremo a lottare fino ad ottenere questo diritto”.

La giunta chiede a tutti gli zapatisti delle comunità e del mondo “che non si scoraggino in questa lotta giusta”. “Sappiamo organizzare il nostro lavoro e resistere nei momenti difficili che stiamo affrontando”.

L’autorità autonoma chiede a quelli che non sono zapatisti di non mettersi contro i municipi autonomi e le comunità in resistenza", e dice loro: “Quando lo vogliate, siete invitati a venire a lottare insieme a noi, perché come indigeni viviamo la stessa situazione di povertà e miseria”.

Per concludere, Leticia ringrazia le società civili nazionali ed internazionali per il loro “appoggio in
questi 11 anni e che continuiate a fare anche vostra la nostra lotta”.

Le attività per la festa sono iniziate alle 7 della mattina del 31 e sono proseguite questo primo giorno di gennaio: un festival di teatro, musica, recitazioni e tornei sportivi; la festa ha visto anche la bizzarra parodia “El batallón maniático”, un toro di stuoia e fuoco che ha danzato spettacolarmente alla conclusione di discorsi, inni ed onori della cerimonia principale, un bagno di luci pirotecniche ed un interminabile ballo di cumbias.

“Vogliamo un membro dell’autorità del Paraiso, il compagno Arcadio si presenti qui”, ha chiesto
dall’autoparlante il comitato organizzatore del festeggiamento nel pomeriggio. E sollecitava anche la presenza di “un regionale sportivo”.

Gli alloggi, uffici e cooperative del caracol di Oventic, così come l’auditorium Emiliano Zapata, sono stati completamente occupati dalle famiglie indigene. Inoltre, attorno al centro di riunione zapatista sono state installate tende per centinaia di indigeni e moltissime tende della società civile.

Celebrazioni simili proseguivano oggi nei caracoles Torbellino de nuestras palabras (Morelia), Madre de los caracoles del mar de nuestros sueños (La Realidad), Resistencia hacia un nuevo amanecer (La Garrucha) e Caracol que habla para todos (Roberto Barrios). Alle migliaia di tzeltales, tzotziles, tojolabales, choles, zoques, mame e contadini meticci, si sono unite carovane della società civile del Messico, comitati e gruppi di solidarietà zapatisti di Italia, Spagna, Catalogna, Stati uniti, Germania e Danimarca, e rappresentanti di comitati di Francia, Canada, Argentina, Paesi Baschi e Belgio, tra altri.

Traduzione Comitato Chiapas “Maribel”, Bergamo

Dirigenti indigeni dichiarano Parachi Municpio autonomo Notimex

Paracho, Mich., 1 gennaio. Nel contesto dell’undicesimo anniversario della sollevazione armata dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln), questo sabato dirigenti indigeni hanno dichiarato Paracho municipio autonomo.

Dopo avere realizzato una marcia nel capoluogo municipale, gli indigeni – col volto coperto da un cappuccio – hanno ripudiato la sentenza del Tribunale Elettorale del Potere Giudiziale della Federazione (Tepjf) che ha dichiarato la vittoria del priista Medardo Alejo Ambrosio ed hanno concordato la creazione di un governo autonomo.

Tale governo, come hanno comunicato, si organizzerà in maniera parallela al governo del priista che questo sabato ha preso possesso in mezzo ad un imponente operativo di polizia.

Il governo autonomo sarà guidato da rappresentanti eletti dagli stessi abitanti del municipio mediante meccanismi dei propri usi e costumi, è stato spiegato.

Come si ricorderà, durante la giornata elettorale dello scorso 14 novembre, presunti militanti del Partito della Rivoluzione Democratica (Prd) hanno impedito l’installazione di 12 dei 37 seggi previsti nel municipio.

Ciò nonostante, le elezioni sono avvenute e, secondo i conteggi, è risultato vincitore il candidato del Partito Rivoluzionario Istituzionale (Pri), Medardo Alejo. Tuttavia, il risultato è stato impugnato davanti al Tribunale Elettorale dello Stato che ha stabilito l’annullamento del ricorso ed ha convocato elezioni straordinarie.

Questa sentenza è stata invalidata dal Tepjf che ha riconosciuto il risultato della contesa costituzionale, fatto che ha permesso che questo primo di gennaio il rappresentante del Pri prendesse possesso della carica di sindaco.

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