Chiapas. I segnali dell'offensiva dell'esercito messicano

Il Centro per i Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas ha diffuso un comunicato in seguito alla dichiarazione di Allerta Rossa dell’Ezln. “Sulla base di questa segnalazione una brigata di questo Centro per i Diritti Umani si è recato al Caracol di Oventik nella Zona Altos dello Stato del Chiapas–raccontano–Qui abbiamo potuto constatare attorno alle 16, quello che in seguito è stato diffuso in un comunicato dello stesso Ezln. Il Caracol era stato sgomberato. Un grande cartello all’entrata annunciava ‘Chiuso per Allerta Rossa’. In quel momento era in corso una riunione nell’auditorium dove due persone informavano dell’Allerta inviata dal Comando e dell’ordine di sgomberare; agli osservatori è stato chiesto di partire o, nel caso di restare ma a proprio rischio, perché non ci sarebbe stato nessuno ad assisterli né informarli. Non sono state date altre motivazioni né spiegazioni ‘aspettate i comunicati sulla stampa’. Poi ci siamo diretti verso Chenal’hó, gli accampamenti dell’Esercito Messicano erano semideserti: San Andrés
Larráinzar, Chenal’hó, Yabteclum e Majomut. Las Abejas non erano stati informati dell’Allerta.
Secondo le versioni dei campamentisti che rientravano dalle comunità attorno alle 12, si era osservata una grande concentrazione di effettiva ed attrezzi militari nel crocevia di Cuxuljá, sulla strada San Cristobal-Ocosingo, alla deviazione verso Altamirano.
A sera siamo venuti a sapere del comunicato della Segreteria di difesa nazionale in cui diceva di avere distrutto 44 piantagioni di marijuana in ‘zona di influenza zapatista’, Tapilula, Rayon e Pueblo Nuevo”.
Davanti a questi fatti il Centro per i Diritti Umani vuole richiamare l’attenzione su alcuni fatti che hanno preceduto gli ultimi accadiumenti. “Da due mesi si sono registrati movimenti dell’esercito
messicano, che nel complesso costituiscono il maggiore movimento militare dalla rimozione delle sette posizioni richiesta dall’Ezln nel 2001”, raccontano dal Centro. Questi sono avvenuti a El Calvario, agli inizi di maggio, nella valle Perla, nella zona di influenza del gruppo paramilitare Movimento rivoluzionario antizapatista, oggi identificato con la nuova sigla: Organizzazione per la difesa dei Diritti Indigeni e Contadini. A Bochil y El Escopetazo a Ixtapa, intorno al 4 maggio. Bochil è il più vicino alla zona dove è stato realizzato l’operativo militare antidroga. A Los Chorros, l11 maggio, culla dei paramilitari responsabili del massacro di Acteal nel municipio di Chenal’hó, nella Zona Altos. A Xo’yep, lo scorso, 6 giugno, anche a Chenal’hó, nella zona di conflitto, dove esistono i campi profughi zapatisti, vittime dei paramilitari.A Suchiate e Huixtla (annunciati il 17 giugno) nello stato del Chiapas ma fuori della zona di conflitto.
“Davanti alla mancanza evidente di informazione da parte delle autorità politiche, questo movimento può essere letto solo da una logica militare–spiegano gli attivisti del centro per i diritti umani–Un riposizionamento tattico in una campagna di guerra
vigente, cioè, l’esercito non si ritira, si riattiva”.
Sulla dichirazione della Segreteria della Difesa Nazionale di avere distrutto piantagioni di marijuana in tre municipi, dentro l’area di influenza dell’Ezln, il Centro afferma che “sebbene sia possibile la presenza di basi di appoggio zapatiste a Tapilula, Rayon e Pueblo Nuevo, questa presenza sarebbe in ogni caso minoritaria e la sua influenza è minima. La correlazione di forze politiche e sociali nella zona risponde ad altri attori che hanno maggiore presenza e rilevanza. Ci preoccupa che funzionari come Luis Ernesto Derbez, Segretario delle Relazioni Esterne ed alcuni mezzi di comunicazione, cerchino di mettere in relazione il fattore del narcotraffico con il conflitto in Chiapas, perché lo distorce, tanto più se si cerca con questo di giustificare una escalation di violenza. Il comunicato della Sedena, davanti alla mancanza di spiegazioni e le dichiarazioni della Segreteria di Governo apparse oggi, sono tendenziose e pericolose”.
Inolltre, il Centro per i Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas sottolinea poi il nesso tra la riattivazione dell’esercito messicano e il congelamento dei conti di Enlace Civil e la notizia sui mezzi di comunicazione dei funzionari di BBV-Bancomer di un possibile “riciclaggio di denaro
sporco” nei conti dell’organizzazione. Per il momento la pagina di web del Fronte zapatista non è attiva e secondo informazioni locali, a San Cristobal ci sono linee telefoniche “che cadono”.
Inoltre, si evidenzia la ripresa della persecuzione paramilitare, particolarmente di Paz y Justicia che la settimana scorsa ha causato lo sgombero forzato di 15 famiglie della comunità di “Andrés Quintana Roo”, nel municipio di Sabanilla. Si hanno anche informazioni di riunioni sempre più frequenti di Paz y Justicia nella Zona Nord dello stato.
Davanti ai fatti descritti, il Centro per i Diritti Umani chiede al presidente del Messico Vicente Fox: la sospensione immediata dei movimenti militari dell’Esercito messicano e la ripresa dei canali politici, un’informazione pubblica e trasparente che spieghi l’avanzata dell’Esercito messicano".
Alle parti in conflitto, il Centro chiede il rispetto assoluto del Diritto Internazionale Umanitario, in particolare la protezione della vita e l’integrità fisica della popolazione civile. Ai mezzi di comunicazione ed alla società civile nazionale ed internazionale, “di seguire da vicino gli
avvenimenti in Chiapas nei prossimi giorni ed evitare le speculazioni attenendosi alle informazioni che forniranno gli attori”.
Alla società civile, “di organizzare iniziative che appoggino la distensione ed impediscano una escalation della violenza”.

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