Parole di chiusura di Marcos della riunione con Ong, Collettivi, gruppi del 30 agosto.
Ai partecipanti alla Riunione di Ong, collettivi e gruppi:
Compagni e compagne:
Queste dovevano essere le parole di chiusura della riunione di ONG, collettivi e gruppi, ma la sessione si è protratta e, alla fine, un buon numero di persone se n’era già andato. In ogni caso, vi avevo promesso che le avrei mandate con una lettera, quindi, eccole qui:
Io avrei incominciato inveendo contro gli intellettuali pro-AMLO e pro-voto-per-il-meno-peggio che, facendo sfoggio di inerzia mentale, si accontentano di tagliare ed incollare frasi per costruire, da lì, “cattive letture” (m’immagino che qualcuno le plauda); o che, dopo un ampio giro di parole, finiscono per dirci solo che il loro psicoanalista ed il loro chef sono argentini; o quelli che pretendono di applicare all’Altra Campagna le tre leggi della dialettica accademica: “chiedimi perdono”, “chiedimi il permesso”, “chiedimi l’orientamento” e (so che ho detto che sono tre, ma siccome sono dialettiche, ne esce sempre una quarta) “chiedimi la direzione”. Questo, dopo aver emendato “ce la faranno pagare a tutti” che, come nessuno si è disturbato di far notare, è stato detto nella riunione con le organizzazioni politiche di sinistra. Cioè, AMLO la farà pagare alle organizzazioni di sinistra, non agli annunciatori di radio e tv, intellettuali, giornalisti e editorialisti. A questi offrirà borse di studio, posti di lavoro, ambasciate, consulenze, consolati, o la forma che prenderanno le adulazioni tanto care ai mezzi di comunicazione. Quindi, avrei proseguito correggendo la frase “li faremo a pezzi”, perché non hanno nemmeno la consistenza perché ne escano dei pezzi, cosicché avrei detto: “li polverizzeremo”.
Ma vedete bene che non lo faccio, che mi sto comportando bene. Quindi, meglio che vi mando alcune riflessioni su quanto è stato detto nei diversi interventi nella riunione.
Lasciando da parte che mi prendevano in giro per via della pancia (non mi ingannano, ho potuto sentire più di uno sguardo lubrico e lascivo percorrere la mia appetitosa figura) e che c’è stata più di una qualche velata allusione al mio machismo modello “Pedro Infante reloaded”, abbiamo sentito una preoccupazione comune: quella del rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dei gruppi e delle organizzazioni. Più di un intervento ha segnalato che l’Altra Campagna non dovrebbe sfociare in una struttura centralizzata e gerarchica.
C’è stata anche una tendenza a cercare, ed ascoltare, nello specchio. Cioè, ci si è ascoltati tra simili: artisti con artisti, femministe con femministe, anarchici con anarchici, media alternativi con media alternativi e così via. Poco interesse hanno suscitato le storie che si riferivano a realtà diverse e perfino opposte. Come se, anche nella diversità presente, ognuno cercasse di rinchiudersi nel luogo e nella modalità della sua lotta.
Si capisce che ognuno tenda a relazionarsi col suo simile, e si capisce che ognuno veda nella Sesta e nell’Altra Campagna il suo luogo. Dopo tutto, questo è l’obiettivo della Sesta: un punto comune, anticapitalista di sinistra, aprire un luogo per tutti.
Ma non solo la Sesta e l’Altra Campagna sono luoghi per ascoltare le diversità in quello che è in comune, cioè, ci si oppone allo stesso sistema ma con modi e mezzi differenti.
Perché, tutte le varietà di colori e forme presenti in questa riunione, non sono niente in confronto con l’ampio ventaglio di differenze che ha convocato la Sesta e che si sta articolando nell’Altra Campagna. Ci sono organizzazioni politiche che portano sulle spalle decenni interi di lotta e resistenza anticapitalista; ci sono organizzazioni sociali con una lunga storia di lotta e risultati nella rivendicazione di migliori
condizioni di lavoro e di vita; ci sono popoli ed organizzazioni indigene che portano su di sé non anni, ma secoli di resistenza contro il razzismo e di lotta per il rispetto alla loro cultura; ci sono persone, uomini e donne che nella loro famiglia, nel loro quartiere o nel loro lavoro, si preoccupano di quello che succede e vogliono fare qualcosa per cambiarlo.
Avrete l’opportunità di vederli ed ascoltarli nella plenaria. Vedrete allora che ci sono molt@ altr@, oltre a quell@ che si sono qui riuniti. Uomini e donne che hanno trascorso tutta la vita cercando e lottando per trasformare il sistema. Non fanno solo un discorso articolato e coerente di critica al sistema, hanno anche una proposta alternativa. Per realizzarla lavorano con sindacati, associazioni di coloni, raggruppamenti contadini e di produttori, cooperative, gruppi studenteschi e di maestri, popoli e comunità indigene. Le loro rivendicazioni, in alcuni casi, hanno un orizzonte definito: migliori condizioni di vita, di salario, di lavoro, rispetto della cultura, attenzione dell’ambiente. In altri, queste rivendicazioni sono un mezzo di trasformazione graduale ma profonda del sistema. Ed in altri ancora la difesa dei diritti umani è lo specchio in cui tutt@ noi ci guardiamo. Perché in fine dei conti la rivendicazione del rispetto della differenza, del riconoscimento della cultura, di migliori condizioni di vita, di un’arte libera, di un’informazione alternativa, di equità di genere, di libertà, di democrazia, di giustizia, sono rivendicazioni di diritti dell’essere umano.
Essi ed esse ci troveranno, noi neozapatisti, al loro fianco nelle loro lotte particolari, locali, regionali e nazionali. Noi crediamo che tutti dobbiamo sforzarci di ascoltarli, cioè, di rispettarli. Perché voi dovete capire che anche loro hanno un luogo in questo “noi” che vogliamo costruire grande e collettivo.
Ma ascoltare e rispettare non significa sottomettersi, ubbidire, tacere. Voi avete fatto della critica e la messa in discussione le vostre bandiere e metodi: messa in discussione del machismo che si annida perfino nel linguaggio; critica dei grandi mezzi di comunicazione che impongono perfino che cosa bere e come berlo; messa in discussione del sistema di produrre e far circolare l’arte; critica delle molteplici piramidi di comando ed obbedienza che si riproducono in alto… e in basso a sinistra; messa in discussione delle mode e modi con cui si mediatizza la differenza; critica della sordità davanti alla rabbia del popolo.
Perché se un movimento anticapitalista non aspira a trasformare tutto e non solo i rapporti di proprietà e produzione, allora non vale la pena e non farà altro che ripetere ingiustizie ancestrali, ma con un nuovo alibi.
Se la trasformazione che vogliamo non include la trasformazione radicale delle relazioni di genere tra uomini e donne, generazionali tra “maturi” e giovani, di convivenza tra eterosessuali e tra ognuno-come-gli-pare, culturali tra indigeni e non indigeni, di vita tra esseri umani e natura, allora questa trasformazione non sarà che una caricatura in più tra quelle che ormai abbondano nel libro della storia.
Qualcuno ha detto che se in questa rivoluzione non possiamo ballare, allora non è la nostra rivoluzione. Bisognerebbe aggiungere che se in questa rivoluzione non cambiano le relazioni tra le differenze che popolano l’essere umano, allora non è la nostra rivoluzione e bisognerà farne un’altra, ed un’altra, ed un’altra ancora, fino a che il “Nessuno” che siamo splenda con tutti i colori che siamo ed in tutte le forme che abbiamo.
Se voi dovete comprendere che quegli altr@ diversi da voi hanno un posto, anche loro devono comprendere che voi avete un posto nel mondo, nella Sesta e nell’Altra Campagna.
Alcuni giorni fa, nella riunione con popoli indios ed organizzazioni indigene, segnalammo che i neozapatisti sarebbero stati con gli indigeni nella difesa della loro differenza e la loro specificità come indigeni. Ora vi diciamo che l’EZLN e la sua Commissione Sesta saranno con voi nella difesa della vostra autonomia ed indipendenza, nella vostra opposizione alla creazione di una struttura organizzativa centralizzata e gerarchica. La nostra idea non è una ma molte organizzazioni, non uno ma molti modi, non uno ma tutti i colori che, in basso a sinistra, colorano la ribellione.
Quindi, saremo con le organizzazioni politiche di sinistra che lottano contro il capitalismo e propongono una nuova relazione sociale, con i popoli indigeni che si mantengono saldi nei loro diritti e cultura, con le organizzazioni e movimenti sociali che rivendicano migliori condizioni di vita e di lavoro
.
Ma saremo anche con gli artisti di strada o di luoghi poco o per nulla conosciuti, con i mezzi di comunicazione alternativi, con i cantanti di hip-hop o rappers o skaters o dark o eccetera, con la banda, con gli omosessuali e lesbiche, coi travestiti, transessuali e transgeneri, con le femministe, con le organizzazioni di difesa dei diritti umani e per la libertà dei prigionieri politici, con i modi dei giovani e delle giovani, con la razza, con gli individui, infine, con tutt@ coloro che hanno fatto propria la Sesta e stanno già costruendo, con noi, l’Altra Campagna.
Potrei concludere dicendovi di non farvi cooptare o assorbire, di difendere il vostro spazio ed il vostro lavoro, ma sono sicuro che tutt@ sappiate che lo spirito della Sesta e dell’Altra Campagna non è dire a nessuno quello che deve o non deve fare, ma ascoltare, imparare e mettere insieme quello che fa ognuno.
E tan – tan. Fate buon viaggio. Ci vediamo il 16 settembre.
Mi stavo dimenticando, volevo anche avvisarvi che la riunione preparatoria che ora seguirà è quella riservata a donne, uomini, anziani, bambini e bambine, a titolo individuale, familiare, di comunità, strada, quartiere o vicinanza. L’arrivo è il giorno venerdì 2 settembre, la riunione sabato 3 e la partenza domenica 4 settembre. La riunione si terrà nel villaggio di Dolores Hidalgo, nel territorio del MAREZ San Manuel, Caracol di La Garrucha. Dolores Hidalgo è il villaggio dove si è svolta la riunione con organizzazioni e movimenti sociali. Le compagne e i compagni del Frayba vi daranno indicazioni su come arrivare senza perdervi e, se qualcuno lo chiede, di come non arrivare e perdersi.
Non tardate perché sono un poco raffreddato e noto, con orrore, che sto perdendo la mia appetitosa pancetta.
Per la Commissione Sesta dell’EZLN.
Dalle montagne del sudest messicano.
Subcomandante Insurgente Marcos.
Messico, agosto 2005.
(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)






