Marcos espone altre proposte per piano di lotta

Dolores Hidalgo, Chis., 21 agosto.
Il subcomandante Marcos ha dichiarato che non esistono le garanzie di sicurezza per i dirigenti zapatisti che in date ancora da definire, viaggeranno per il paese per promuovere"l’altra campagna".
Ha riferito che per questo motivo, prima di lanciare la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, l’EZLN"ha eseguito una ristrutturazione della sua organizzazione politico-militare, nel senso che quelli che usciranno potrebbero perdere la vita, la libertà o semplicemente sparire". In risposta all’inquietudine di uno dei delegati
presenti alla riunione che si è tenuta ieri in questa comunità, Marcos ha sostenuto che “l’unica garanzia disicurezza che abbiamo è la mobilitazione della gente e le misure che prenderanno quando ci riceveranno”,
poiché queste misure non ci sono né nei municipi, né negli stati, né da nessuna parte della Repubblicamessicana che visiteranno. Al termine della terza di sei riunioni con diversi settori–più quella generale con tutti che si terrà il 16 settembre–il dirigente zapatista ha affermato che sono sorte proposte di metodo per il programma nazionale di lotta de “l’altra campagna” che potrebbe includere la richiesta della liberazione dei prigionieri politici, la difesa della previdenza sociale, la solidarietà con tutte le lotte operaie, contadine, studentesche, indigene, con i problemi dell’Assemblea Nazionale dei Braccianti, le lotte che quasi tutti hanno segnato per la democratizzazione sindacale e contro i padroni.

Gran parte del messaggio-riassunto di chiusura della riunione realizzata questo sabato con circa 400 delegati di oltre 100 organizzazioni sociali di tutto il paese, il subcomandante lo ha dedicato a ribadire gli obiettivi e i traguardi della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, sulla quale si sono fatte diverse interpretazioni dal giugno scorso, quando è stata resa pubblica.
“Siamo preoccupati perché dalla Prima Dichiarazione della Selva Lacandona, mai avevamo parlato tanto chiaro in una dichiarazione come nella Sesta, eppure nessuna era stata tanto male interpretata”, ha osservato. Ha insistito sul fatto che la Sesta e “l’altra campagna” si propongono di andare ad ascoltare, non a parlare. Entrambe le iniziative “non cercano un posto per la parola, ma un posto per l’ascolto”, e “non invitano alla realizzazione di grandi incontri, convenzioni, fronti, associazioni, coalizioni e tutti i relativi eccetera”. Nel riassunto dei contributi, che dalle 11 fino a mezza notte di ieri hanno presentato i partecipanti all’incontro, Marcos ha riscontrato che “alcuni gruppi politici stanno ancora discutendo ed aspettando le posizioni dell’EZLN sulla Sesta e sull’altra campagna”.
Pensiamo–ha detto–che alcune di queste posizioni: la questione elettorale, il rispetto, l’indipendenza organizzativa e l’orizzonte della Sesta siano chiare, ma “soprattutto voglio dirvi di dire ai vostri compagni che non si prenderanno posizioni senza l’accordo di tutti”.

Ha commentato che nell’incontro di questo sabato sono apparsi nuove proposte per promuovere “l’altra campagna”, come “quella della Promotora (contro il Neoliberismo), quella del frente, la dichiarazione di Querétaro, i dialoghi nazionali, la candidatura indipendente, l’astensionismo, il timore questo processo de ’l’altra campagna’ non culmini in una struttura organizzativa di comando e subordinazione che coarti l’iniziativa e l’immaginazione–e l’intelligenza, aggiungiamo noi”.
Ha informato che in questo incontro è sorto di nuovo"il timore che ’l’altra campagna’ prenda in considerazione lo specifico delle donne e che si facciano riunioni di genere".

E’ inoltre ricomparso, ha detto, il problema della privatizzazione della previdenza sociale, “e vediamo in questa lotta somiglianze con la lotta del movimento studentesco della UNAM del 1999, perché sono compagni e compagne preoccupati perché questi tentativi di privatizzazione colpiscono i futuri lavoratori e tutta la gente che usufruisce di questi servizi sociali della Previdenza e dell’ISSSTE”. Rispetto alle diverse interpretazioni della Sesta, Marcos ha chiesto ai presenti: “Quello che vogliamo chiedervi è che quando informerete le vostre organizzazioni e collettivi su quanto si è detto qui, dite che quella che gli zapatisti vogliono fare è un’altra campagna, e dite che se gli zapatisti insistono su quest’altra, è perché non sarà una campagna elettorale”.

Dite loro, ha insistito, che è “altra” perché il suo obiettivo principale non “è andare a parlare alla gente umile e semplice, ai lavoratori delle campagne e delle città che lottano, a chi è perseguito e disprezzato per la sua differenza, resiste e si ribella, a chi è represso perché lotta per la giustizia ma non si arrende e ci riprova–esattamente come hanno fatto gli abitanti di questa comunità che ci accoglie, che è ritornata dopo essere stata repressa–ed in generale a tutta la gente del basso che ha la mente ed il sentimento nello stesso lato in cui ha il cuore, cioè, a sinistra. L’obiettivo de ’l’altra campagna’ è ascoltare tutte le persone; questo è lo spirito che anima la Sesta”.

Ha esortato i convenuti a preparare e realizzare"l’altra campagna" a preparare e costruire “uno spazio di ascolto, uno nuovo, senza precedenti, molto altro come diciamo noi zapatisti; uno spazio che sia il luogo in cui nasce la parola dell’altro, alla sua maniera, la maniera di nominare l’ingiustizia, lo sfruttamento, il disprezzo, la repressione, la discriminazione, il dolore ed anche la sua maniera di nominare la lotta, la resistenza, il non abbattersi, non arrendersi, ritornare una ed un’altra volta su quello che ci appartiene legittimamente: la democrazia, la libertà e la giustizia”.
Ribadendo che “l’altra campagna” sarà per ascoltare, il subcomandante Marcos ha precisato: “Si dirà allora che l’EZLN sta perdendo l’opportunità che la sua parola sia ascoltata da migliaia, centinaia di migliaia, milioni, ed è qui il problema, perché l’EZLN ora non cerca che molti ascoltino la sua parola, ma al contrario, cerca di ascoltare molti, non a tutti, ma quelli in basso che esistono e lottano.
"Chi non capisce che questo è quello che si propone l’EZLN allora non ha capito niente, e sempre dirà che si ha bisogno di chiarimenti, interviste, comunicati, dove si spieghi di più. Siamo disponibili a farlo una ed un’altra volta, a chiarire tutto quello che non sia chiaro, a spiegare e spiegarci di più, ma francamente vi dico che non siamo disposti a cambiare lo spirito della Sesta né a cambiare l’obiettivo principale de ’l’altra campagna’, cioè, la nostra meta è ascoltare l’altro”.

Come in precedenti occasioni, ha affermato: “non usciremo per dire a nessuno quello che deve fare o non fare, ma per imparare ad ascoltare, imparare perché fa quello che fa e perché smette di fare quello che smette di fare. Per il resto, siamo disposti a discutere e dibattere progetti, programmi, caratterizzazioni, definizioni, piani a breve, medio e lungo termine. La domanda, dunque, non è come faranno a parlare, ma come aiutarci ad ascoltare chi è parte di voi, chi organizza e chi vuole organizzare ed unire”.

Ha chiesto ai delegati di “non avere paura–o come dice la Sesta, se avete paura controllatela–l’EZLN non vi disputerà contingenti, né avanguardie, né chiese, né teste di manifestazioni, né nomi, né sigle, né progetti. Non abbiate paura, l’uscita dell’EZLN non significa l’apparizione di un nuovo rivale. Vi chiediamo di guardare la nostra uscita semplicemente come quella che è: l’apparizione di un nuovo compagno di lotta”.

A partire dai precedenti, Marcos ha improvvisato per rimarcare l’obiettivo principale de “l’altra campagna”: “E’ da 12 anni che stiamo parlando, secondo noi bisogna tacere ed ascoltare. E’ così che siamo cresciuti qui, siamo arrivati per parlare, molta rivoluzione, molta trasformazione, molte classi sociali, molti piani a medio, breve e lungo termine, fino a che abbiamo taciuto ed abbiamo incominciato ad ascoltare lì a casa loro, nel campo coltivato, nel momento del pozol, e lì scopriamo un’altra cosa, abbiamo imparato un modo, che è quello che vogliamo imparare con voi”.

Orami quasi alla fine, ha spiegato: “Quello della Sesta e ’l’altra campagna’ non è qualcosa che ci è accaduto; abbiamo parlato con uomini e donne, domandato loro, abbiamo visto quello che sarebbe successo e qui vogliamo dare un argomento a tutti quelli che dicono che bisogna stare con López Obrador, perché milioni lo appoggiano ed i sondaggi sono a suo favore: Se noi, nel dicembre del 1993 avessimo fatto un sondaggio sulla sollevazione, avremmo perso nel sondaggio, milioni sarebbero stati contrari. Gli argomenti quantitativi per noi non contano, e tuttavia il primo di gennaio è accaduto, è successo quello cheè successo, e perdonatemi ma tra tante altre cose per questo voi siete qui.”Perché se avessimo tenuto conto dei sondaggi, l’innominabile (Carlos) Salinas avrebbe continuato a governare".

Ha insistito su questo punto: “Vi chiedo per favore di prendere in considerazione tutto questo, perché voi siete i leader delle vostre comunità e non potete insultare la vostra gente portando argomenti quantitativi. Quello che è in discussione sono argomenti razionali (…) ma se voi incominciate ad argomentare che ‘sono in molti’ incominceremo a fare male molte cose, perché molti dicono che bisogna farle. Per favore, vi chiediamo di prendere in considerazione questo e di cercare gli argomenti che sono sul tappeto per proporsi di fronte ad un’opzione politica, perché a noi non preoccupa il sì o no, ma che la gente discuta e prenda la sua posizione, qualunque sia, ma nel rispetto della sua intelligenza”. Marcos ha enumerato i luoghi della Repubblica in cui sono stati invitati e che visiteranno gli zapatisti durante “l’altra campagna”, che comprendono Tepoztlán, il mercato di La Merced e la costa chiapaneca.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel”–Bergamo)

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