Bilancio di due anni della JBG

Morelia, Chis., 8 agosto.

“Dopo questi due anni di lavoro stiamo bene perché continuiamo a progredire nonostante le difficoltà”, dice un membro della giunta di buon governo (JBG) “Corazón del arcoiris de la esperanza”.

- Quali sono queste difficoltà?
- Ci sono molte difficoltà, ma le più gravi sono quelle che lo stesso governo di Fox ci sta imponendo, perché cerca di creare divisioni tra le nostre comunità. Lo fa attraverso molti ‘progetti’, come li chiamano. Li introducono per distruggere la nostra lotta e indebolire anche i fratelli che ricevono il suo “aiuto”. Ma continuiamo a progredire.

- Un’altra difficoltà sarebbe la militarizzazione?
- Su questo non abbiamo niente da dire che già non si sappia. L’occupazione dei territori indigeni è sempre la stessa. Una decina di uomini, ed una donna, compongono in questi giorni la JBG. Solo uno conduce la conversazione, sebbene si consulti brevemente con i suoi compagni su alcune risposte.

- Dentro le comunità, la cosa più frequente che dobbiamo affrontare è risolvere conflitti di terra, a volte di compagni zapatisti; questi non sono difficili. Ci occupiamo di problemi di non zapatisti che vengono qua e con loro si concorda con la giunta come intermediaria delle parti in conflitto. Cerchiamo di essere utili a tutti, senza distinzione. Sulle nostre teste suonano interminabili le note di un suono tradizionale dei tzeltales che provengono dall’auditorium del caracol “Torbellino de nuestra palabras”.

“A due anni dalla nostra attività di governo, sentiamo ancora più coraggio per proseguire nella nostra lotta.”

- Nonostante le difficoltà? – Ci dispiace che il governo non possa più distruggerci. E se vuole farci del male, non abbiamo paura. Abbiamo già detto che siamo disposti a morire se è necessario. Per questo non possono distruggerci. E andiamo avanti, anche se il governo di Fox non lo vuole vedere.

Cita brevemente i progressi che la JBG considera significativi: “Abbiamo scuole in tutti i municipi autonomi e vogliamo costruirne altre. Abbiamo già su un numero sufficiente di promotori di educazione che svolgono molto bene il loro incarico. Siamo orgogliosi di loro. Per quanto riguarda la salute siamo andati molto avanti nella prevenzione, con dei successi. Curiamo anche meglio le malattie dei compagni, ma soprattutto vediamo che si ammalano meno di frequente”.

Con la formalità con cui effettivamente governano, i membri della giunta sono organizzati nella squadra di pallacanestro “Torbellino”, e stanno vincendo. “Beh, non abbiamo ancora perso, ma il torneo finisce domani.”

Le feste qui sono come la vita. Né più, né meno. Centinaia di uomini e donne tzeltales e tojolabales, in maggioranza giovani, inondano allegramente i prati, i pendii e gli edifici di legno del caracol mentre si svolgono gli ormai tradizionali tornei di pallacanestro, pallavolo e calcio (nel campo del villaggio di Morelia) a cui partecipano squadre dei diversi municipi autonomi, e perfino la JBG. Ed è qui dove si è complicato il lavoro del sottoscritto perché si stava facendo tardi e la giunta, che nonostante la festa non ha smesso di ricevere visitatori da Stati Uniti, Italia, Francia, Catalogna e Messico, aveva un impegno sportivo da rispettare.

Dapprima sono dovuto comparire davanti ai/alle compagni/e della Commissione di Informazione composta da circa 20 contadini, seduti molto formali nell’aula dove lavorano mentre si finisce la costruzione del loro nuovo ufficio. Mi hanno ricevuto ed osservato attentamente, divertiti. Al meno mi è sembrato così. Sorridevano discretamente. Hanno detto: “Incontrerai la giunta, ma prima devi aspettare”. E così è stato. Al tramonto, un’improvvisa pioggia ha spinto la gente a rifugiarsi nell’auditorium dove sette musicisti suonano sommessamente da ore tranquillizzanti e dolci suoni tzeltales. Arpa, chitarra, maracas, tamburelli. Mentre cade l’acquazzone, un pubblico numeroso li ascolta in silenzio. Nello stesso silenzio, per adesso, circondano e quasi si nascondono ai musicisti una marimba, grandi amplificatori, una batteria e diversi strumenti elettrici che aspettano l’ora del ballo.

Semplici ma ben piantate tende di plastica servono da precario accampamento per le famiglie indigene. Ci sono banchetti di alimentari, abiti tradizionali e musicassette dei gruppi zapatisti del momento, come Nuevo Amanecer, Liberación e La Voz de los Armados de Razón y Fuego. Nella caffetteria del caracol, piena di indigeni e campamentisti di 10 paesi, le canzoni rivoluzionarie cercano di imporsi sul vociare dei visitatori. Molti indigeni li osservano, divertiti, e parlano a voce bassa tra loro, come loro abitudine. Così, mentre l’EZLN si addentra nell’ardua e controversa preparazione della sua altra campagna per portare il paese ad un tentativo di “nuova politica”, le comunità ribelli mantengono, passo passo, la resistenza e la vita autonoma che si sono date da sé stesse.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

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