Nella mattinata dell’11 ottobre è stato inaugurato dalle autorità tradizionali locali, dal Congresso nazionale indigeno e dalla Commissione sesta dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale, il primo incontro dei popoli indigeni d’America, nel villaggio di Vicam, nello stato di Sonora, in Messico.
Intanto la carovana dei delegati che hanno partecipato alla riunione preparatoria di Santa Lucia del Camino, nello stato di Oaxaca dal 4 al 6 ottobre, ha denunciato aggressioni e arresti sul tragitto fino a Vicam. Incidenti che secondo i zapatisti fanno parte della strategia di governo per tentare di screditare l’incontro, ridurre il crescente ruolo politico dei popoli indigeni e ogni iniziativa nata «in basso e a sinistra». I delegati hanno quindi chiesto al governo garanzie perché tutti possano tornare nelle proprie comunità senza intralci domenica 14 ottobre.
In una riunione preparatoria il subcomandante Marcos ha posto tra gli obiettivi dell’incontro quello di cambiare l’immagine dei popoli indigeni diffuse dai film hollywoodiani e identificare «i dolori dei popoli indigeni e della madre terra» per cercare assieme una soluzione. Marcos ha dichiarato che «la missione dei popoli indigeni è semplice: salvare il mondo. Non si tratta di chi possiede qualcosa e chi non possiede nulla. Le recenti catastrofi che hanno colpito il continente e il mondo lo hanno fatto indistintamente, senza guardare all’appartenenza politica, alle credenze religiose o al colore della pelle. […]. Il rimedio sarà collettivo o non sarà».
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