Il Manifesto e il Messico

Ci abbiamo pensato un attimo prima di scrivere queste righe, perché in un momento in cui il Manifesto ha bisogno di sostegno per superare la sua crisi, ci pareva di essere scortesi e di sembrare le solite “rompiscatole”, ma poi abbiamo pensato che il migliore aiuto allo spazio di discussione che il quotidiano rappresenta fosse essere franche e speriamo contribuire ad aprire una reale discussione.

Siamo rimaste letteralmente interdette nel leggere gli articoli che riguardano il Messico di questi giorni ed in particolare l’articolo di oggi 4 luglio scritto dall’inviato a Città del Messico Roberto Zanini.

Da molto tempo ognuna di noi segue con passione personale e politica il cammino della proposta zapatista nel contesto messicano. Siamo state innumerevoli volte al di là dell’Oceano ed in particolare abbiamo avuto la fortuna di essere presenti a diverse tappe di questi ultimi mesi: la pubblicazione della Sesta Dichiarazione, gli incontri dell’estate scorsa per l’inizio dell’Otra Campana, l’uscita del Delegato Zero, il recorrido e, proprio un mese fa, eravamo in Messico per partecipare ai lavori della Quarta Commissione Civile di Osservazione dei Diritti Umani dopo i fatti gravissimi di Salvador Ateneo S ogni volta abbiamo contattato il Manifesto per sapere se potevamo essere utili per condividere quello che stavamo vedendo, ma questo non è stato possibile.

Avremmo voluto raccontare quello che vedevamo: la sfida, la scommessa, il sogno di costruire uno spazio politico che “abajo a la izquiera” aprisse la possibilità a livello nazionale di dare voce, visibilità, connessioni ai conflitti e alle resistenze che vivono e si sviluppano nel Messico “dal basso” proprio nel tempo elettorale.

Questa premessa serve solo per dire che noi per prime siamo attente a cogliere le problematiche, le contraddizioni, le difficoltà della proposta dell’Otra Campana ma continuiamo a coglierne soprattutto gli stimoli e le suggestioni che riguardano tutti noi. Le domande che valgono anche qui nella nostra Europa che riguardano la capacità, la volontà di mantenere ed ampliare gli spazi di autonomia dei movimenti, la loro capacità di non delegare, la costruzione di conflitti reali su quello che non è accettabile mai (la guerra, la mancanza di diritti, la privazione delle libertà).

Ed allora veder trattare superficialmente la scommessa dell’Otra Campana come una questione di “scommesse mortali”, peraltro perdenti (senza raccontare quello che è realmente la Otra, la scelta di porre al centro dell’attenzione la vicenda di Salvador Atenco come esempio della mancanza di democrazia nel paese etc,, ), non ci sembra certo un modo per descrivere quello che sta succedendo in Messico ma invece un parlare di oltre oceano per indicare qui da noi una strada che dovrebbe avere un senso unico: quella di non disturbare mai i manovratori, soprattutto in tempo elettorale e anche possibilmente quando sono al governo.

La Otra Campana continuerà anche dopo il tempo elettorale, così come l’autonomia “senza permesso” rappresentata dall’esperienza dell’autogoverno nelle comunità zapatiste e noi pensiamo insieme a tanti che per tutti sia una ricchezza quello che generosamente “dal basso a sinistra” si sta cercando di costruire in Messico, nel cuore di un continente, quello Latino Americano, dove tanto stanno costruendo i movimenti sociali per la modernità dei conflitti sulle risorse, sulla democrazia e per i diritti. Queste sono solo poche righe perché veramente avremmo tanto da raccontare e da discutere e speriamo di averne tutti insieme la possibilità. Vilma Mazza, Simona Granati, Silvana Pazzagli dell’Associazione Ya Basta , nonche “lettrici” del Manifesto.

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