I maestri esempio di lotta contro la repressione

“Insegnare ed imparare a scegliere. Questo è quello che insegna un maestro, una maestra”, ha affermato il subcomandante Marcos nell’evento artistico e culturale che in solidarietà con i detenuti politici di San Salvador Atenco hanno realizzato i lavoratori dell’educazione delle sezioni 9, 10 e 11, aderenti alla Sesta dichiarazione della Selva lacandona e membri dell’altra campagna.

“Scegliere che cosa guardare e come. Scegliere, per esempio, di guardare ad Atenco, imparare dalla sua lotta, dal suo dolore, della sua organizzazione. Imparare dall’appoggio che il Fronte dei popoli in difesa della terra ha sempre dato a chi anche lui soffriva e lottava, senza che importi la sua statura, il suo colore, la sua bandiera. Imparare dagli uomini e donne, giovani in maggioranza, che sono arrivati da tutte le parti per appoggiarli. Dai lavoratori della Previdenza Sociale, delle lavoratrici, dai contadini, dagli studenti, dell’indigeno mazahua, dai professionisti, dall’altra. Segnare nel calendario di maggio i giorni 3 e 4, e scegliere non guardare dall’altra parte. Guardare la polizia, le botte, le violenze, la prigione, l’ingiustizia, la parola sporca dei politici. Guardare e sentire, imparare ed appoggiare”, ha detto il delegato zapatista di fronte al magistero.
L’evento che si è svolto lo scorso venerdì nel locale del Sindacato indipendente dei lavoratori dell’Università autonoma metropolitana (Situam), ha raccolto circa 300 persone, alle quali né la pioggia né l’abbassamento della temperatura della notte hanno impedito la presenza.

Il ruolo dei professori

Marcos ha incentrato il suo messaggio sul ruolo che devono svolgere gli insegnanti nel Messico attuale, e verso dove devono guardare gli studenti: “Scegliere guardare ed imparare dal magistero messicano, le maestre, i maestri. La ribellione contro la condanna a sopportare tutto, cattivi salari, pessime condizioni di lavoro, programmi di studio idioti, strutture e materiali inservibili, ricatti politico-governativi, repressione sfacciata od occulta. Sopportare tutto per l’apostolato, i bambini, l’insegnamento, il livello scolare…. E contro la loro ribellione: la bugia, le accuse, le minacce, le botte, la prigione, la morte. Ed il maestro, la maestra, sceglie che cosa insegnare, come, perché, contro chi”.
“Ed insegnare a far di conto, ma non per tirare fuori profitti, ma per capire chi ruba a chi, come. Insegnare certo, ma un’altra aritmetica. Non per calcolare il vantaggio che si ottiene spogliando i nahuas di Jalisco di terre, sorgenti, cultura e storia, ma per imparare dal nodo che fanno nella lunga corda di resistenza i popoli indios del Messico (…). Non per calcolare il costo di un posto in platea a teatro, ma per imparare dal teatro di strada, dall’opera del basso, dal ‘il tuo rock è lottare’, dall’altro cinema, dal mezzo di comunicazione alternativo, dalla grafica d’impegno, dal giornalismo onesto, dall’alto volo della danza di Alexis Benhumea Hernández, il giovane artista assassinato a San Salvador Atenco”.

L’evento ha contato sulla partecipazione di molti insegnanti che hanno intonato canzoni di protesta, huapangos, sones, recitato poesie e letto alcune testimonianze delle donne arrestate od oltraggiate dalla polizia negli eventi di Atenco.

Il magistero ha chiesto la liberazione dei detenuti politici e la cancellazione dei mandati di cattura contro gli attivisti sociali, ed ha respinto l’imposizione delle riforme dell’istruzione.

Nello stesso tempo, sono stati raccolti fondi per sostenere i detenuti politici ed è stato mostrato un filmato con le immagini della repressione di Atenco con alcune testimonianze dei detenuti, realizzato da media alternativi.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel”, Bergamo)

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