Subcomandante Marcos: " È arrivata l'ora dell'America Latina"

Il dirigente dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), il subcomandante Marcos, durante un’intervista concessa in esclusiva a Telesur, ha assicurato che “é arrivata l’ora dell’America Latina” perché stanno nascendo processi popolari che cercano di costruire una nuova società.
“È arrivata l’ora dell’America Latina? Noi crediamo di si, non perché la gente di su, chi ha il potere ci stia dando segnali, ma perché il popolo inizia ad avere voce e faccia, cose che prima non aveva”, ha spiegato Marcos, che momentaneamente si trova a Città del Messico per pubblicizzare la “Otra campaña”, al margine delle elezioni presidenziali".
Intervistato dalla giornalista Blanche Petrich durante il programma “de este lado”, trasmesso da TeleSur, il subcomandante ha assicurato che in tutto il continente si stanno verificando “processi di resistenza” con l’obiettivo di recuperare la storia latinoamericana offuscata con la caduta del blocco socialista e il sorgere delle dittature di destra.
“Ci sono processi di resistenza che si stanno convertendo in punti di riferimento nel progetto di organizzazione di un altro tipo di società. In Brasile, Venezuela, Bolivia, Cile, il popolo, che adesso ha visibilità, c’é sempre stato, é lì da molto tempo”, ha spiegato. “Noi come zapatisti sentiamo che il cuore sta diventando grande e non perché governi teoricamente di sinistra prendono il potere, ma perché i popoli organizzati stanno dando una lezione, non solo di resistenza, ma anche di immaginazione e creatività” ha detto il subcomandante.
Marcos ha anche avvertito che i nuovi governi progressisti latinoamericani in Argentina (Nestor Kirchner), Brasile (Luis Ignacío Lula da Silva), Bolivia (Evo Morales), Uruguay (Tabaré Vásquez) e Venezuela (Hugo Chávez) non riusciranno a contrastare “l’offensiva del capitalismo, senza l’appoggio popolare, che ha definito la vera "punta di lancia e difesa” del popolo.
“Ne Lula né Chávez, né Kirchner, né (l’aspirante candidato progressista messicano) Manuel López Obrador, né Tabaré, né Evo potranno affrontare l’ansa predatoria del capitale, se ne hanno l’intenzione, se non c’é un popolo che li appoggia”, ha segnalato.

Zapatisti attenti al processo boliviano
Marcos ha assicurato che l’Ezln sta “molto attento al processo di cambiamenti politici e sociali avviato dal presidente Morales in Bolivia.
"Stiamo molto attenti a questo” ha detto il dirigente zapatista, che ha affermato che la sua organizzazione appoggia per natura i boliviani considerandoli “popoli originari dell’America”.
Ha detto che l’Ezln é disposto ad avvicinarsi al governo di La Paz se lo decide la base dell’organizzazione.
Solidarietà con il popolo aggredito di San Salvador Atenco
Il subcomandante ha anche assicurato che le aggressioni della polizia verificatesi a San Salvador Atenco ad inizio maggio sono tipiche del “cumulo di idiozie” della politica messicana.
“Quanto successo a San Salvador da un lato rappresenta il cumulo di idiozie della classe politica, nei suoi tre livelli di governo, e dall’altro rappresenta le reazioni che il percorso della campagna sta provocando”. Marcos ha negato che i fatti di Atenco siano il risultato delle proteste delle comunità agrarie in Messico.

Solidarietà con Cuba
Il dirigente zapatista ha criticato anche le azioni del governo messicano contro la rivoluzione cubana ricordando i forti legami che uniscono il popolo messicano e quello cubano. In tal senso, ha chiesto ai governi latinoamericani di orientare la propria politica estera non in nome degli interessi stranieri, ma secondo le decisoni sovrane del popolo.
“Dobbiamo definire il criterio di base della politica estera: sono i popoli che decidono e non i governi esteri, sono i popoli che stabiliscono se qualcosa è democratico o no, se è la direzione corretta o no. Non mi riferisco solo al Venezuela, ma a qualsiasi paese dell’America Latina: sono i popoli che devono prendere le decisioni sovrane, non gli interessi stranieri”, ha commentato.
“Al mondo chi comanda è il capitalismo e si aprono due processi uno di dominio e uno di resistenza. Quello di resistenza è la chiave dell’America latina, quello che stanno costruendo i popoli latinoamericani e Cuba. E ovviamente non possiamo parlare di processo di dominio senza far riferimento al governo nordamericano”, ha sottolineato.
Riferendosi a Cuba, ha spiegato che nell’isola è in atto un processo di “solidificazione di dignità”, perché nonostante le critiche, il popolo cubano continua per la sua strada sfidando l’impero più grande del mondo.

Marcos e le elezioni messicane
Marcos ha anche segnalato che l’obiettivo della Otra Campaña " non è l’astensionismo " e ha chiesto ai tre candidati presidenziali messicani di “schierarsi chiaramente”. Secondo il subcomandante c’è il rischio di andare incontro ad una “guerra civile” se le esigenze degli esclusi non verranno prese in considerazione.
“Nel Messico di quelli che stanno in basso non stiamo promuovendo l’astensionismo. Stiamo incontrando un movimento. C’è rancore e odio non verso la politica e i media in generale, ma verso questa classe politica e questi mezzi di comunicazione , eccetto Telesur ovviamente”, ha aggiunto.
Ha criticato le proposte politiche dei principali candidati presidenziali e ha invitato Lopez Obrador a stendere un vero piano di governo conforme a questa tendenza. “Stiamo vedendo ed ascoltando le stesse cose che abbiamo visto e ascoltato nel 1992. Nelle comunità indigene c’è disperazione, c’è la miseria più nera”, ha detto. “Se il governo di Lopez Obrador si propone di fare un governo di sinistra, la Otra Campaña si diluirà”.
Rispondendo alla domanda sugli obiettivi della Otra, Marcos ha sottolineato che “non deve prendere un cammino diverso, ma continuare per come è cominciata ovvero tener conto di quanto reclama la base, quelli che stanno in basso”.
“Dobbiamo garantire che la Otra non inizi un percorso differente. Dobbiamo assicurarci che tornino la speranza, le aspettative, che si torni a parlare dei valori etici e morali della sinistra”, ha aggiunto.
In dodici anni come dirigente dell’Ezln, ha detto, non ha modificato il suo ruolo politico all’interno dell’organizzazione nonostante siano apparsi altri che fanno da portavoce ai reclami della popolazione indigena del Chiapas. Secondo Marcos, non si tratta di costruire un’organizzazione ma un movimento in cui ciascuno abbia un ruolo preciso per far sì che " ci si possa aiutare a vicenda in questa fase perché la Otra campaña possa dirigersi a settori del movimento che non è organizzato".

Insurrezione in Chiapas; insurrezione indigena
Gli zapatisti insorsero il 1 gennaio 1994 nello stato del Chiapas, nel sud est del Messico, rivendicando i diritti della popolazione indigena messicana contro il sistema di potere stabilito da secoli in Messico. L’insurrezione, che ha lanciato l’enigmatica figura del subcomandante Marcos sulla scena politica, scoppiò mentre il governo di Carlos Salinas de Gortari festeggiava la firma del Tlcan, il trattato di libero commercio con Stati uniti e Canada. Davanti alle telecamere di TeleSur, Marcos ha detto che il significato dell’insurrezione del 1994 era quello di far ascoltare le richieste degli indigeni in Messico. “La direzione dell’Ezln prevedeva o un massacro o un’insurrezione generalizzata, ma non successe nulla di tutto ciò perché non ci hanno massacrato ma neanche il popolo si è unito a noi”, ha spiegato.
Il subcomandante ha aggiunto che l’idea di fondo era far sì che la gente si chiedesse cosa stesse succedendo e cosa dovessero fare. “non era possibile che la gente pensasse ancora al Messico come un paese in grado di accodarsi ai paesi più sviluppati, mentre in realtà la popolazione originaria, ad esempio in Chiapas, veniva lentamente massacrata”.
Marcos crede che la cosiddetta “guerra pulita” portata avanti l’Ezln parta dal presupposto indigeno del: “noi vogliamo essere indigeni ma essere parti del paese”. Il Messico ha avuto una costante vita rivoluzionaria iniziata decenni fa e la politica neoliberale che è stata potata avanti ha provocato la nascita dell’esercito zapatista, che ha sede in Chiapas, e che lotta contro l’imperialismo e che cerca di aiutare i più bisognosi.
L’ingresso del Messico nel Tlcan, ha portato il movimento zapatista in piazza per la prima volta. Il gruppo non è rimasto paralizzato nella lotta per il socialismo e questo ha fatto sì che la sua popolarità oltrepassasse le frontiere pur proponendo un programma di interesse nazionale.
Oggi gli zapatisti portano avanti progetti di giustizia e libertà, cercando di fondare nuove relazioni sociali basate sulla solidarietà e la fratellanza, coerentemente alla trasformazione della società in tutti i suoi aspetti.

Mail_long
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia