Radio Insurgente va in onda e chiede di liberare gli atenquensi

La sera di lunedì Radio Insurgente, “La voce dei senza voce”, attraverso Marcos, “ha occupato” le frequenze della stazione 6.20 de amplitud modulada (la musica arrivata per restare) per chiedere la liberazione dei detenuti di Atenco e accusare i governi di Vicente Fox ed Enrique Peña Nieto della morte di Alexis Benhumea Hernández e Javier Cortés; della violenza dei giorni 3 e 4 maggio a Texcoco ed Atenco, e degli oltraggi sessuali alle detenute durante quell’ operativo governativo.

Marcos ha insistito sulle principali proposte dell’ Altra campagna, sulle sue critiche ai partiti politici e la gestione delle campagne elettorali come promozioni commerciali “che sembra che vendano deodoranti”. Ha invitato gli ascoltatori affinché, “che votiate o non votiate, pensate”, perché piuttosto che qualcuno pensi per noi “è meglio pensare noi a noi stessi e prendere il nostro destino”.

Quando Radio insurgente ha iniziato le trasmissioni alle ore 20 di lunedì, l’emittente 6.20 si è vista interrompere la trasmissione quasi in coda al dibattito tra i candidati alla guida del governo del distretto federale. Nello spazio del programma Politica di strada, prodotto dal Fronte del popolo (come “tribuna” per gli abitanti della città e la zona metropolitana), il delegato Zero ha trasmesso musica, intervistato l’intervistatore abituale di questo programma (al quale è toccato parlare dell’attacco poliziesco contro San Salvador Atenco) e criticato gli annunci di taglio commerciale trasmessi nel frattempo.

“Gli annunci che avete sentito sono solo bugie”, ha dichiarato Marcos, in riferimento ad uno spot che lodava le azioni in materia di sicurezza pubblica del Senato della Repubblica, “guidato dal quel ladro di Diego Fernández de Cevallos”.

Durante la “trasmissione speciale” di Radio insurgente nel cuore della metropoli, il delegato della Commissione sesta dell’ Ezln ha parlato ripetutamente delle donne oltraggiate dalla polizia, dei prigionieri politici nello stato del Messico e della morte di Alexis Benhumea. “Le compagne hanno subito aggressioni sessuali. Qualunque donna di questa città sa che non può camminare, o perfino stare sul posto di lavoro, senza essere molestata dagli uomini. In questo caso, è stata la polizia ad aggredire indegnamente”.

Ha segnalato che l’altra campagna “sta cercando di organizzare le donne che lottano non per guadagnarci qualcosa o un posto, ma per un mondo dove possano camminare senza paura e dove siano stimate per la loro qualità e intelligenza, non per il loro corpo”. Ha approfittato di questo momento per dedicare il programma “a tutte le brutte”, perché i mezzi di comunicazione “sono loro a dirci quali devono piacerci”. Citando Joan Manuel Serrat, Marcos ha detto: “Sarebbe fantastico che tutte le cose cambiassero e fossero migliori”.

Usando lo spazio “usurpato” a Politica di Strada “per dire quello che stanno tacendo quelli in alto”, perché a loro “non importiamo per niente”, ha aggiunto che “lassù non vogliono che pensiamo, ma ‘compriamo’ i loro ‘prodotti’ elettorali. Questo programma vuole che la gente pensi, analizzi. L’altra campagna propone che ognuno si organizzi a modo suo e nel suo posto per esigere quello che è giusto, che il nostro lavoro sia giusto”.

Ha letto molti messaggi dei radioascoltatori. Uno diceva che “Vicente Fox è inuitile” e Marcos si è detto d’accordo: “Cualquier gringo nos truena los dedos y los políticos ponen el lomo para que se les suban encima”.

Annunciando la canzone Mariana, di Óscar Chávez, ha mandato “un saluto speciale alla compagna detenuta Mariana Selvas, un nostro simbolo”, insieme alle altre donne in prigione ed a quelle che sono state aggredite dai poliziotti della Federale Preventiva, dello stato del Messico e municipale, quando “scagliati a migliaia contro i membri dal Fronte dei Popoli in Difesa della Terra, conosciuti nel Messico del basso perché si sono organizzati ed hanno resistito a quello che il governo voleva imporre loro, l’aeroporto”.

Ha dichiarato che l’altra campagna ha deciso mantenere la mobilitazione, “per cercare di far prendere coscienza” ed esigere la liberazione di tutti quelli che sono stati “arrestati illegale ed illegittimamente dal governo messicano”. Ha denunciato le morti “di un ragazzino che si era affacciato là, perché il potere ammazza anche quelli che passano di là”, e la “disgrazia”, il decesso dello studente Alexis, salutando la famiglia Benhumea Hernández, e citando Magdalena García Durán, “compagna mazahua” detenuta a Santiaguito.

In questa nuova incursione radiofonica, Marcos ha dichiarato che l’altra campagna lotta “per un mondo dove non ci siano bambini di strada, e non perché vengano nascosti, ma perché possano dedicarsi a studiare e giocare”. Ha chiuso la trasmissione con Cartas Marcadas, canzone di Pedro Infante, “quel femminista”.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel”–Bergamo)

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