Siamo due studentesse italiane e da quasi un anno studiamo all’Universidad autonoma nacional de México.
Vi scriviamo da Città del Messico a proposito dell’inaccettable repressione esercitata dalle Forze dell’Ordine messicane ai diversi livelli (municipale, statale, federale) contro la popolazione di San Salvador Atenco e i numerosi gruppi della società civile che si sono mobilitati in appoggio al Frente de los Pueblos en Defensa de la Tierra (Fpdt, organizzazione popolare che ha appoggiato i floricoltori sgomberati coattivamente dal mercato del paese la mattina del 3 maggio).
Siamo sconcertate della indifferenza generalizzata nei confronti di una violenza diffusa e quotidiana che colpisce i settori della società civile che reclamano diritti fondamentali come quello ad un lavoro degno o alla gestione delle proprie terre.
Ci indigna la facilità con cui lo Stato si arroghi il diritto di torturare, violare, distruggere vite umane e ci indigna ancor di più la aurea di normalità che circonda, agli occhi dell’opinione pubblica, queste torture e violazioni, questi assassinii.
La campagna informativa promossa dai media ufficiali minimizza la gravità della situazione e depoliticizza l’avvenuto che, a nostro avviso, non può essere slegato da una grave situazione di violenza di Stato contro la società civile organizzata (ricordiamo, solo due settimane fa, il ferimento di 40 e l’assassinio di 2 mineros dell’impresa siderurgica Lazaro Cardenas nello Stato di Michoacan durante uno sciopero dei lavoratori): le varie Televisa e Tv azteca e i periodici di maggior diffusione parlano di un “piccolo gruppo violento” e di “pseudo-studenti incappucciati” che vogliono minare la pace e la sicurezza pubblica e che per questo devono essere repressi con la forza e senza nessun tentativo di dialogo o mediazione.
Per contrarrestare questa campagna di (dis)informazione il Fpdt e la Coordinazione regionale di aderenti alla Otra Campaña hanno chiamato a una mobilitazione nazionale e internazionale che denunci la reale situazione di repressione e violenza.
In queste ore del primo pomeriggio del 5 maggio si sta realizzando una mobilitazione pacifica che marcerà dall’ Università di Chapingo (dove hanno ripiegato i manifestanti di Atenco e si stanno riunendo tutti gli studenti e le organizzazioni in appoggio al Fpdt) e si dirigerà ad Atenco per chiedere:
- la liberazione incondizionata dei 217 detenuti fino ad ora che si trovano in condizioni fisiche gravi (dovute alle torture e agli stupri denunciati agli avvocati e difensori dei diritti umani);
- il chiarimento sulle condizioni dei 63 desaparecidos (alcuni detenuti ma non ancora registrati ed altri nascosti nelle case della popolazione di Atenco);
- la fine dell’assedio del paese che, da ieri mattina, è sotto controllo di 3000 tra agenti di appoggio e del Gruppo di Operazioni speciali della Polizia federale preventiva;
- il diritto ad una informazione obiettiva e indipendente tanto a livello nazionale come internazionale.
E’ questa la ragione per cui vi scriviamo, rivolgendovi un appello alla sensibilizzazione e alla mobilitazione della società civile italiana, promuovendo, per esempio, manifestazioni davanti ad ambasciate e consolati messicani, e soprattutto diffondendo notizie ed elaborando analisi politiche che diano conto della gravità dell’assunto.
Vi scriviamo perché le violenze e le morti non passino sotto silenzio.
Vi scriviamo per rompere l’indifferenza, per riaffermare la possibilità e la necessità di indignarsi, per denunciare fermamente che torture, violazioni, assassinii non sono “normali”.
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