Zabludovsky, notizia puntuale

Poco dopo aver iniziato il suo notiziario “Da uno a tre”, del gruppo radio centro, il giornalista Jacobo Zabludovsky ha deciso di abbandonare il formato abituale del suo programma e si è collegato anima e corpo con Texcoco, la popolosa città mexiquense che si è svegliata ieri sul piede di guerra. Non si è staccato dal microfono fino alle quattro e mezza del pomeriggio, quando ha annunciato che la programmazione dell’emittente 690 tornava alla normalità.

Fino al momento in cui ha ricevuto l’ordine di interrompere la trasmissione, Zabludovsky ha fornito un’altra indimenticabile lezione di giornalismo dal vivo, il più crudele, il più bello dello spazio radiofonico. Sobriamente, ha diretto i suoi colleghi presenti a Texcoco e San Salvador Atenco con serenità e temperamento. Ha chiesto di dare il microfono sia alle autorità che ai manifestanti.

Così abbiamo potuto sentire una donna che, infuriata e machete in mano- come raccontava il reporter Isidro Corro-, criticava aspramente il governatore Enrique Peñ Nieto ed usciva con una frase terribile: “O ci ammazzano loro o li ammazziamo noi”.

Il picco della trasmissione è stato alle 15.30 quando Isidro Corro, microfono in mano, camminava ansimante per il centro di Atenco dopo un pesante scontro: Signore, come stà il giovane? Ha bisogno di un’ambulanza? Di cosa ha bisogno?

E l’interpellato, un ejidatario del luogo, ha risposto: “Ormai è morto”.

Zabludovsky: Isidro, sei davanti all’uomo che sembra morto?

Corro: Sì, Jacobo.

Zabludovsky: ti consta che sia morto? è morto?

Corro: Scusami, Jacobo, lasciami toccargli il polso, prendo il polso della persona… sì, Jacobo, questa persona ha perso la vita.

In queste ore drammatiche vissute a Texcoco e San Salvador Atenco, durante le quali vari giornalisti – tra loro il nostro fotografo Alfredo Domínguez – sono stati colpiti dai manifestanti infuriati, il notiziario di Zabludovsky ha fornito un’informazione puntuale e veritiera di quanto accadeva mentre il duopolio televisivo – ogni canale col suo rispettivo logo che invadeva lo schermo per evitare la pirateria di immagini- forniva informazioni frammentarie degli avvenimenti.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

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