Marcos invita gli abitanti di Atenco a lottare di nuovo, ma per la patria

San Salvador Atenco, Mex., 26 aprile. I popoli di San Salvador Atenco ha vibrato un’altra volta. La notte di martedì è uscita per le strade del villaggio riempiendole quasi come cinque anni fa, quando in una notte di luglio gli abitanti, trincerati e circondati dall’Esercito federale e dalla polizia, aspettavano un’incursione militare. Erano i tempi in cui lottavano per fermare il progetto di costruzione dell’aeroporto che il governo federale voleva realizzare sulle loro terre coltivate. Ieri sera, la ragione della chiassosa mobilitazione era un’altra: la popolazione è uscita per vedere passare per le sue strade il delegato Zero, riceverlo clamorosamente e, come popolo, unirsi all’altra campagna.
Il machete, simbolo della resistenza dei popoli atenquenses, è stato vigorosamente brandito in alto. Da Tequisistlán, Santa Isabel Ixtapa, Nexquipayac e Acuexcomac, la gente ha seguito il passaggio di Marcos cavallo insieme alla “cavalleria” ed è arrivata con lui nella piazza principale di Atenco, dove migliaia di persone acclamavano il subcomandante.
Davanti, il battaglione del settimo cavalleggeri innalzavano la bandiera messicana. Un gruppo di ballerini correva e scuoteva il suo piumaggio. Sui marciapiedi e sui tetti la gente salutava. Una concentrazione tale non si vedeva da quella notte del primo di agosto del 2002, quando in migliaia gli atenqueneses festeggiarono l’annuncio del governo federale di cancellare il previsto aeroporto. In questa occasione Marcos è stato ricevuto nella piazza principale con petardi, cannonate (a salve, ma rumorosissime) e machete sbattuti tra loro a ritmo di grancassa. In seguito, un coro di bambini ha intonato l’inno dei ribelli del Chiapas: “Ya se mira el
horizonte/combatiente zapatista/el camino marcará/a los que vienen atrás”.
Martha Pérez, una delle rappresentanti del Fronte di popoli in difesa della terra (Fpdt) ha raccontato parte della lotta che il popolo di Atenco e Texcoco ha sostenuto contro l’aeroporto ed in difesa degli oltre 5 mila ettari delle 13 comunità che erano state espropriate. !Qui c’è gente degna che non si piega davanti agli interessi economici né politici e che ha lottato e continua a lottare per la sua terra, la sua vita, la sua libertà".
Dopo aver attraversato altre popolazioni del combattivo municipio mexiquense, il delegato Zero si è rivolto alla moltitudine: “Siamo venuto a riconoscervi come nostri fratelli maggiori, perché ci avete insegnato a sfidare il potente, ad affrontarlo e a difendere con la nostra forza quello che ci vogliono togliere: la terra, la libertà e la vita. Questa terra degna di Atenco ha molto da insegnare, non solo a noi zapatisti, ma a tutta la gente che sta lottando”.
Marcos ha rivolto un emotivo riconoscimento a questi popoli che oggi sono simbolo ed esempio di generosità e impegno con altre lotte. Incarnano anche la bestia nera di alcuni candidati presidenziali che si sentono obbligati a dire al loro pubblico con una gagliardia che non hanno: “A me non spaventa qualche machete”. (…).
“Poco fa è stato un onore cavalcare a fianco al settimo reggimento di cavalleria”, e Marcos ha spiegato da dove viene questo nome: “Sembra che in qualsiasi luogo dove si stia lottando, chissà come fanno, appaiono i vostri machete a dare appoggio, allegria, combattività alla gente che sta soffrendo, non importa che sia grande o piccolo quel movimento”.
Il subcomandante Marcos ha raccontato che durante il viaggio dell’altra campagna ha ascoltato storie di usurpazioni di terre, persecuzione e sterminio di popoli indios, ma “non dappertutto si sono levati i machete come qui in Atenco. E ad ogni passo che facciamo la nostra forza cresce, ed allora uno si domanda, perché si tratta di questo, chi è che arriverà al potere, chi è che si arricchirà, che venderà il nostro movimento. Forse c’è sfiducia in alcuni, non nella gente degna che ha fatto conoscere il nome di Atenco in tutto il mondo, perché sa che ha un’organizzazione che non si vende né si arrende, così lo sappiamo tutti e lo veniamo a riconoscere davanti a voi. Quella che ci avete insegnato per le strade, quella che ci avete insegnato con le scintille del machete trascinato sul cemento, quella che ha fatto
tremare il governo di Azione nazionale di Vicente Fox e gli industriali che ambivano a queste terre per avere un luogo dove mettere i loro lussi, i loro aeroplani”.
Di fronte al pubblico ejidal e sul fondo il murale di Emiliano Zapata dipinto dal muralista Javier Campos, Cienfuegos, nel quale è rappresentata parte delle tradizioni e della lotta di Atenco, il delegato Zero ha domandato ai presenti riguardo la loro decisione di unirsi all’Altra campagna.
“Compagni, dovete fare una valutazione come popolo e come organizzazione. Avete conquistato la tranquillità in queste terre. Siamo sicuri che nessuno ve la toglierà grazie a questa organizzazione e questa decisione”. E ha chiesto: “se poteste optare di unirvi all’altra campagna e correre di nuovo rischi per difendere le vostre terre ma adesso anche per difendere una cosa che forse molti ignorano e che noi chiamiamo patria.
"Noi abbiamo bisogno di voi; abbiamo bisogno della vostra fermezza, la vostra esperienza. Abbiamo bisogno soprattutto del vostro cuore che è del basso e a sinistra. Nel caso in cui decideste di rimanere dove siete, non cambierebbe l’ammirazione e il rispetto che nutriamo per voi, ma nel caso decidiate di venire con noi in questo nuovo orizzonte che pensiamo sia l’unica possibilità di sopravvivere come esseri umani, come esseri degni, sappiate che la nostra gioia sarà tanto grande che oltrepasserà le frontiere”. Allora è esplosa nel vento la risposta, in forma di applausi, acclamazioni ed evviva all’Ezln.
Questa mattina, il subcomandante Marcos ha condotto un meeting nella spianata principale di San Francisco Acuexcomac. Davanti ad un numeroso gruppo di abitanti, ha invitato il Fpdt a raggrupparsi e andare in altre città e villaggi a condividere la sua esperienza di lotta. “Ora si tratta di mantenere questa lotta, di
non perdere l’organizzazione ed unirsi ad altre organizzazioni.
"Vi chiediamo questo: non sciogliete la lotta, non sciogliete l’organizzazione, incominciate a tendere le vostre mani, le vostre voci ad altri compagni e compagne, ad altri contadini, indigeni, studenti, insegnanti, a tutta la gente povera che c’è in questo paese. Avete molto da insegnare a tutti.
"Siamo venuti a chiedervi di tornare a innalzare quest’orgoglio e questa dignità e che le insegnate ad altri, non solo con video o registrazioni, ma con gente di qui che vada in altri posti a parlare di come è stata la lotta. Che la mano di San Francisco Acuexcomac si tenda ad altri popoli ed anche la sua parola”.
Nel giardino del re poeta
In precedenza il delegato zapatista ha percorso i campi coltivati di Atenco. Attraverso i campi è stato condotto ai “colli” Huatepec e Tepexingo, nella vasta valle di Texcoco che il governo foxista voleva espropriare alcuni anni fa. Sulla cima del Huatepec c’è una roccia a forma di sedia e narra la leggenda che il re Nezahualcóyotl venisse qua a contemplare il lago di Texcoco, che si trova esattamente in questa valle. Da questo posto, il comunero David Pájaro ha dichiarato, circondato da centinaia di persone provenienti da molte delle 13 comunità: “Se veramente noi popoli vogliamo aderire all’altra, la prima cosa da fare è non smettere di seminare questa terra, e difenderla, anche se ci porta in malora”.
David Pájaro ha lanciato intorno il suo sguardo mostrando la grandezza di una valle ancora agricola, circondata a distanza dalla macchia urbana, molto lontano, ma tutt’intorno. I contadini e le contadine (molto decise nell’esprimere il loro amore per la terra ed il loro lavoro) ripetevano ai visitatori che tutte queste terre: “fino a dove arriva lo sguardo” sono quelle che gli volevano togliere. E il panorama era veramente grandioso.
“Ci volevano togliere 50 chilometri di fossati ed altri 50 di strade, e 11 de nostri 20 pozzi d’acqua, i migliori”, ha detto Pajaro, tessendo le lodi alla bontà di questi campi, capaci di produrre mais in grande quantità. E fino dove lo sguardo riusciva ad arrivare, la valle splendeva lavorata, produttiva.
Questa è l’abbondanza del povero. (“Quello che non ha perso tutto non ha chiesto niente”, diceva il poeta contadino Miguel Hernández).
Doña Aída Evarista, donna anziana, ha detto a La Jornada: “Chi ama questi campi si oppone alla macchia urbana. Io non sono tra quelle persone che permettono il frazionamento. Questa, che era laguna, la voleva Montiel e il gruppo Atlacomulco per una città industriale, non solo per l’aeroporto”.
Più tardi, di nuovo nella piazza del capoluogo municipale, il delegato Zero ha salutato Atenco: “Queste terre che abbiamo visto sono ancora ambite dai potenti. È un punto strategico nello sviluppo. Quello che loro hanno ritenuto una sconfitta, la considerano momentanea e pensano di ritornare all’attacco. Su questo piccolo colle spiegavo ai compagni perché è importante per quelli in alto controllare la valle, e che se la controllano, se vincono, la distruzione è sarà solo per Atenco, ma per tutti i villaggi della periferia fino ai piedi delle montagne, fino alla parte alta”. Sul colle Huatepec, Marcos lo ha chiamato, molto militarmente, “testa di ponte”.
E ha avvertito: “Mano a mano che avanza il potere del capitale che ha la sua sede a Città del Messico, continueremo a perdere sempre di più. È necessario farsi forti, prepararsi per quei giorni quando vorranno tornare a conquistare queste terre e bisogna conquistare ancora molte cose che ci mancano. La terra deve essere di chi la lavora, ma non solo l’estensione, ma anche quanto necessario per lavorarla
senza avvelenarla. Il prezzo dei prodotti deve essere giusto. Non è vero che non c’è denaro per i popoli. C’è, ma se lo tengono loro (quelli in alto)”.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

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