San Salvador Atenco, Messico, 4 maggio- All’alba San Salvador Atenco è stato occupata dalla polizia. Si erano appena resi conto che le forze federali d’appoggio e del Gruppo di Operazioni Speciali della Polizia Federale Preventiva (Pfp) erano a meno di trenta metri di distanza dai picchetti, sulla strada Texcoco-Lecherìa, ma il tempo era già finito per i componenti del Fronte del Popolo in Difesa della Terra(Fpdt).
Il governatore dello Stato México, Enrique Peña, lo aveva annunciato alla vigilia: San Salvador Atenco è stata accerchiata secondo un piano operativo elaborato all’alba ed immediatamente messo in atto, da concludersi al tramonto, con il recupero del controllo sul paese da parte di agenti federali e statali. Circa 3mila poliziotti sono stati impegnati nell’operazione. L’assalto degli agenti, equipaggiati con scudi, manganelli e lancia-lacrimogeni, ha costretto i 400 attivisti a ripiegare verso il centro della comunità.
Il Piano
A Texcoco, il governatore Peña Nieto, riunito con il commissario inviato dall’Agenzia di Sicurezza Statale, Wilfredo Robledo, e il segretario di Governo, Humberto Bènitez Treviño, ha richiesto l’appoggio del segretario di Sicurezza Pubblica Federale, Eduardo Medina Mora, il quale ha mandato un gruppo di 1500 agenti, agli ordini del capo di Stato Maggiore della Pfp, Ardelio Vargas Fosado.
Quindi, passata da poco la mezzanottte, Wilfredo Robledo – che nel 2000 organizzò lo sgobero della Unam e che al termine dell’incarico è stato indagato per l’acquisto di materiali, aerei ed elicotteri obsoleti- ha proposto che la Federale Preventiva agisse come avanguardia, mentre la polizia statale si occupasse della retroguardia.
Mercoledì, al tramonto, Robledo Madrid aveva sorvolato in elicottero San Salvador Atenco e si era reso conto del fatto che i componenti del Fronte si concentravano in due picchetti collocati sulla strada Texcoco-Lechería e al centro della comunità, lasciando scoperta l’area sud del paese. Ha quindi proposto che gli agenti si dividessero in cinque squadre: ogni squadra sarebbe entrata nel centro urbano attraverso un accesso diverso.
L’obiettivo dell’operazione era liberare i 12 poliziotti prigionieri nell’abitato e riaprire la circolazione sulla strada Texcoco-Lechería. Il piano di Robledo è stato accettato da Enrique Peña alle 2 di quella stessa notte; immediatamente è stato messo in atto.
“Arrivano”
Nel frattempo, a San Salvador, i componenti del fronte preparavano molotov e collocavano pneumatici di camion sull’asfalto, pronti a dar loro fuocoo all’annuncio della carica della polizia.
Quasi alla stessa ora è scattato il primo falso allarme. Un grido, “arrivano i bastardi”, e subito le campane delle chiese di San Salvador Atenco e Acuexcomac hanno iniziato a suonare, mentre i petardi annunciavano l’arrivo della forza pubblica. L’allarme ha fatto accorrere circa 300 persone, soprattuto giovani e uomini di mezz’età. Ma nulla sembrava stesse succedendo.
Poco prima delle tre del mattino è tornata la calma e sono ricominciati i preparativi: si tornavano a costruire e distribuire le molotov. Ma a soli tre chilometri la polizia e la PFP cominciavano ad agire.
L’ordine di appostarsi alla periferia della città è partito alle 5, 30 del mattino. Silenziosamente, i federali hanno cominciato ad avvicinarsi all’area dai bordi della strada, nei pressi del panteon di Chiconcuac, Acuexcomac e Tocuila. L’assedio era cominciato. La strategia è stata così azzeccata da prendere alla sprovvista quasi tutti gli oppositori.
Alle 6 del mattino, nei pressi de La Pastoría, vicino al ponte della Texcoco-Lechería c’è stato il primo scontro. Cinquanta atequensi sono stati messi in fuga dagli agenti, che da quel momento in poi hanno continuato a caricare con lacrimogeni per disperdere i manifestanti.
Dall’altra parte, ad Acuexcomanac, i federali- che agivano da avanguardia- non hanno trovato resistenza; il centinaio di persone che tentavano di bloccare il varco sono fuggite e la strada è stata liberata senza sforzo.
Mentre la squadra di federali avanzava verso l’ultima barricata, alcuni di loro si sono avvicinati alla lunga fila di camion parcheggiati nel senso contrario. In alcuni casi sono arrivati a sfondare parabrezza e finestrini ordinando agli autisti di liberare il cammino. “Andiamo, sgombrate la strada” hanno ordinato agli insonnoliti autisti.
La carica della forza pubblica ha subito una battuta d’arresto all’entrata del viale Fresno: circa 200 giovani hanno opposto resistenza cercando di impedire l’avanzata della polizia, ma sono stati costretti a ripiegare dopo meno di 10 minuti, investiti da una soffocante nube di gas lacrimogeno.
L’accesso vicino al centro dell’abitato, dove si trovano il Municipio e l’Auditorium, è stato accompagnato dallo scoppiare di petardi e lanciagranate.
Alle sette del mattino, nella retroguardia, ha fatto la sua comparsa la polizia federale. Con il raddoppiamento del numero di agenti della forza pubblica (fino a quel momento circa 3mila), è stato facile avanzare fino alla piazza.
Dal lato sud del paese gli atequensi hanno continuato ad opporre una scarsa resistenza. Poco prima della traversa che porta al Comune, un piccolo gruppo di abitanti ha tentato di resistere lanciando pietre. Gli agenti hanno risposto utilizzando le stesse armi, ma in numero molto maggiore. Dopo il ferimeto di due federali, i loro compagni si sono scagliati sui resistenti.
Alle 7,30 sono iniziati gli arresti di quanti, uomini e donne, tentavano ancora di non cedere alla carica della polizia. Via Florida si è trasformata in un teatro di inaudita violenza. I due agenti feriti- uno alla testa, l’altro con il ginocchio rotto- hanno ricevuto lì i primi soccorsi. E lì è stato brutalizzato Jorge Salinas Cardón, che gridava: “Sono della compagnia dei telefoni”. Sì, certo, gli ha risposto uno dei poliziotti, " ma sei anche il bastardo che ieri si divertiva a lanciarci contro bombe e pietre".
Mentre Salinas continuava a perdere sangue dalla testa, i poliziotti lo insultavano e l’uomo crollava a terra. Supplicandoli, diceva loro: " Non è vero, sono innocente". Ma tutto è stato inutile..
“Abbassa la testa, stronza”
Al termine dell’operazione di sgombero, dopo l’ingresso in città della polizia e la devastazione dell’auditorio, cui si sono dedicati parte degli agenti, cominciavano gli arresti. Catturati, ammassati e trascinati a forza verso le camionette, gli arrestati venivano obbligati ad abbassare la testa; se non obbedivano, gli agenti utilizzavano ginocchiate o schiacciavano loro la testa con gli stivali. “Abbassa la testa stronza”, hanno ordinato ad una donna indigena.
Alle 7.45, i federali e la polizia statale avevano avevano riassunto il controllo completo della città. Gli agenti locali hanno preso possesso delle vie d’accesso principali al paese di San Salvador, mentre le forze speciali della PFP perquisivano decine di case in cerca dei poliziotti prigionieri e dei leader del Fronte.
San Salvador Ateco ieri era un paese fantasma. Fino a mezzogiorno, nessuno è uscito di casa. Solo alle 16,30 circa, i federali ed i poliziotti della statale si sono ritirati. Un gruppo periti della Procura dello stato di México ha fatto un’ispezione dell’Auditorium, della casa ejidal e del Municipio.
Alla fine, la notte è scesa su San Salvador Atenco.
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