Azione in Cuernavaca: l 'Altra campagna occupa un cantiere

Cuernavaca, Morelos, Messico: Quaranta poliziotti statali – armati di caschi, scudi, sfollagente, dieci cavalli ed artiglieria pesante – questa mattina sono arrivati in una delle strade più esclusive di Cuernavaca. Loro obiettivo: rimuovere un piccolo gruppo di ambientalisti che si erano incatenati agli alberi. I manifestanti si oppongono alla costruzione di un centro commerciale e di una nuova autostrada su una piccola gola alla fine del cul-de-sac chiamato Angolo di Acapatzinco. Alle undici del mattino scadeva un ordine ufficiale di tagliare alberi vecchi di 200 anni. La polizia in questo stato dove è consacrata la violenza contro gli attivisti sociali, ha portato due ambulanze, un segnale di come pensavano sarebbe stata la storia.

Ambientalisti si incatenano ad un albero in Cuernavaca.

Dall’altra parte della città, nella fortezza indigena di Ocotepec, il Subcomandante Marcos – a metà strada del suo giro di sei mesi in tutto il Messico – ha telefonato al giornalista autentico Hermann Bellinghausen del quotidiano La Jornada informandolo dell’invasione. Insieme ai fotografi Victor Camacho e Moyses Zuñiga, e della reporter Karla Garza Martínez (collaboratrice di Otro Periodismo e di altri media indipendenti) sono arrivati sulla scena del delitto e hanno cominciato a fare interviste, fotografie e video (che presto saranno riversate nell’Altro schermo davanti a voi).

Da qualche parte nelle viscere delle agenzie di intelligenza messicane i telefoni si sono accesi come un albero di Natale: Marcos comunicava ai 55 membri dei media alternativi e agli altri della carovana che viaggia con lui, che sospendeva una riunione con i sostenitori questa mattina a Tetelcingo, Morelos, e che tutti dovevano dirigersi ad Acapatzingo: in questo 87° anniversario dell’omicidio del Generale Emiliano Zapata Salazar, il rivoluzionario dal quale l’Esercito zapatista di liberazione nazionale di Marcos ha preso il nome.

Improvvisamente, i poliziotti antisommossa, la polizia a cavallo e i conducenti delle ambulanze hanno ricevuto la comunicazione che Marcos stava arrivando.

“Sono corsi come galline”, ha raccontato più tardi uno degli ambientalisti questa mattina, ancora incatenato ad un albero.

“L’Altra Campagna ci ha salvato”, ha detto un altro difensore degli alberi a Otro periodismo.

Cuernavaca – una città che si accredita come “la terra dell’eterna primavera” – ha sofferto di gravi problemi idrici ed ambientali in relazione alla sua rapida, non pianificata crescita, nelle mani del “libero mercato”, in particolare dal terremoto di Città del Messico del 1985 quando molti hanno potuto permettersi di lasciare la capitale della nazione per trasferirsi a sud, a poca distanza da qui. Nella sua visita in questo stato iniziata venerdì, Marcos ha parlato con molti cittadini in diverse comunità ma con un problema comune: la scomparsa delle foreste (e con loro, l’acqua) e la consapevolezza che lo “sviluppo” ed i “progressi” esaltati da statisti ed uomini d’affari hanno portato solamente più povertà, la distruzione ambientale e la sofferenza delle persone.

Il video girato dalla giornalista autentica Karla Garza Martínez, mostra l’improvviso dietro-front, alle 10.40 del mattino, degli oltre 40 elementi di polizia.

Hanno spostato i loro culi sui loro pick-up, montato i loro cavalli e sono corsi verso una vicina sede della polizia, seguiti dai reporter che li inseguivano su una jeep.

Poco dopo, il Subcomandante insurgente Marcos, accompagnato da sette veicoli, compresa l’auto di otto reporter di Otro periodismo, ha fatto tappa ad Ocotepec. Sulla strada, di fronte all’Università latina di Cuernavaca, sono stati raggiunti da dozzine di veicoli dalla carovana provenienti da Tetelcingo (dove era previsto che il delegato zapatista incontrasse gli aderenti). Sull’ “autostrada del sole” che collega Città del Messico con Acapulco e attraversa Cuernavaca, la carovana ha proseguito seguita da vicino da quattro Suv della Polizia federale preventiva e diverse auto della polizia senza contrassegni. All’uscita di “Los Tabachines” la carovana ha lasciato l’autostrada, ha svoltato a destra, e dopo un paio di chilometri è arrivata alla fine della gola.

L’uomo mascherato che fuma la pipa, conosciuto come delegato Zero, è uscito dall’auto seguito da uno sciame di fotografi, cameramen, reporter e sostenitori, e si è unito all’occupazione. Senza dire una parola, ha ascoltato i manifestanti e poi è risalito sulla sua auto.

Si diffondeva la voce: “Marcos non se ne va fino a che non c’è una sentenza che cancella questo progetto”, hanno detto diversi membri dell’Altra campagna del comitato dello stato di Morelos e vari colleghi della Carovana. La riunione della mattina a Tetelcingo era già stata sospesa, ed anche l’incontro delle 4 del pomeriggio programmato a Cuautla – dove il generale Zapata è sepolto – è stato sospeso.

Alle 4 del pomeriggio altri sostenitori del Messico centrale hanno cominciato ad arrivare unendosi all’occupazione: Adolfo Gilly da Città del Messico; Evita Castañeda vedova dell’attivista Efren Capiz dallo stato di Michoacán, con gli altri membri del Congresso nazionale e indigeno; i ribelli col machete da San Salvador Atenco, che avevano cacciato il governo nel 2003 e protetto la loro città dalla costruzione di un aeroporto internazionale; gli abitanti di Tetelcingo e Cuautla e di altre città di Morelos; coltivatori, contadini, lavoratori urbani, studenti, insegnanti, giovani e anziani, uomini e donne, e il fantasma di un generale ucciso – alcuni dicono che lui cavalca ancora oggi su un cavallo bianco, attraverso le montagne di Morelos – non ancora vendicato, che in poche ore sono accorsi in questa strada.

Improvvisamente, questa gola, in un sobborgo di Cuernavaca è diventata il “Ground zero” dell’Altra campagna. In questo giorno, quando centinaia di migliaia, forse milioni di messicani che vivono e lavorano negli Stati uniti hanno riempito le strade, così hanno fatto i messicani a casa loro. Queste non sono più due storie, ma una. Oggi, Zapata vive nelle strade degli Stati uniti e in una gola di Cuernavaca.
Marcos e l’Altra campagna zapatista ha lanciato il guanto di sfida allo stato e ai suoi finanziatori del settore privato. Non contenti di aver fatto solo andare via 40 poliziotti statali, i ribelli chiedono l’annullamento del progetto edilizio, di costruzione della strada e del centro commerciale. Al crepuscolo, il Subcomandante si è rivolto alle persone che si erano unite nella difesa della gola.

“Dobbiamo far scorrere di nuovo il sangue di Emiliano Zapata nelle nostre vene”, ha detto Marcos, “come lui, non per prendere il potere, ma per ribellarci dal basso, con le persone umili e semplici, per costruire un movimento che sconfigge i cattivi governatori, pulire il nostro paese da questi criminali capitalisti, e cominciare la costruzione di un’altra patria, un altro paese, un altro Messico”.

“Oggi, come Altra Campagna, noi vi diciamo che abbiamo bisogno che Emiliano Zapata ritorni a camminare con noi, che abbiamo bisogno di ribellarci contro i ricchi e i loro servi, che abbiamo bisogno di riprendere con le nostre mani quello che è nostro”.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

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