Ocotepec, Mor, 7 aprile – Il subcomandante Marcos è stato ricevuto questa notte da centinaia di persone davanti alla statua di un Emiliano Zapata equestre che brandisce un tremendo machete rivolto alla valle di Anáhuac. Senza scendere dall’auto, il delegato zapatista è stato scortato da un corteo di manifestanti che si è trasformato in una corsa fino a questo ejido di contadini autonomi di origine tlauica alla periferia della capitale di Morelos.
Una banda di fiati l’ha accompagnato nel suo percorso fino al centro di Ocotepec, dove l’aspettavano fuochi d’artificio e slogan contro il governatore Sergio Estrada Cajigal. Arrivato lì, il Delegato Zero è sceso dalla camionetta che l’aveva portato da Morelia, ha attraversato camminando il parco addobbato a festa ed è sparito rapidamente dietro la porta da una casa privata.
Il lungo viaggio da Michoacán fino a qua è durato otto ore ed è stato molto rallentato dal traffico, soprattutto attraversando lo stato del Messico. In Metepec ed altri sobborghi di Toluca, la carovana è andata avanti e indietro, con svolte ad “u”, per i quartieri per finire poi bloccata negli imbottigliamenti con i TIR nella zona industriale.
Dopo vari tentativi per lasciarsi dietro i municipi periferici di Santa Cruz Tizapán, Almoloya del Río, Tianguistenco e Lerma, finalmente poi la strada si è aperta verso Zempoala e Huitzilac, orami nello stato di Morelos, solo che qualche veicolo aveva i freni surriscaldati nella discesa a Cuernavaca, ma questo è stato l’ultimo intoppo. Il tutto però non ha scoraggiato quelli che aspettavano presso la statua di Zapata e che hanno corso per alcuni chilometri fino ad Ocotepec, dove sabato inizieranno i lavori dell’Altra Campagna nel diciottesimo stato percorso dal delegato zapatista.
Il giorno delle statue incappucciate
Il “vicerrey” don Antonio de Mendoza, tutto di bronzo del XVI secolo e restaurato (una targa lo proclama, ovviamente) da el “Chavo” Salvador López Orduña nel suo primo periodo di grazia nel 1998, col fascino coloniale del più depurato panismo, ha calzato ieri per tutto il giorno un passamontagna nero che non gli copriva del tutto la barba di bronzo come il resto del corpo e la spada che precedette la croce. Questo signor Mendoza ordinò di fondare la città di Valladolid (oggi Morelia) nel 1541, in un posto chiamato Guayancareo da indios precedenti la brutale benedizione del Dio cristiano.
Questa fugace appropriazione zapatista del reuccio neoispano è stata solo una delle numerose che hanno subito ieri le statue della città. Sono stati incappucciati anche Miguel de Cervantes, El Pípila, Las Tarascas, Los Constructores ed altri bronzi, un altro segno di ribellione e di irriverenza dei molti che hanno manifestato questa settimana appena conclusa in Michoacán.
Nel suo secondo periodo municipale, il signor Sánchez Orduña (El chavo del ocho, oppure “figlio di quel nano mentale”, come Marcos ha definito il michoacano Felipe Calderón, candidato presidenziale biancoazzurro) ha posto il suo granello di sabbia. In questo caso si tratta dell’impianto di distribuzione di benzina che vogliono installare vicino alle scuole del quartiere Felícitas del Río. Un rappresentante comunale ha detto questo mercoledì, nella tappa all’università del quartiere col delegato Zero: "Nove mesi sono passati da quando con un gruppo di abitanti di questo quartiere ci siamo proposti di affrontare il potere politico-economico di un industriale e di affrontare funzionari che hanno spianato la strada a questo industriale al quale, oltre ogni buonsenso e violando tutti i regolamenti, hanno concesso il permesso di installare un distributore in un posto circondato da scuole, in una zona alberata, attentando così alla sicurezza, alla tranquillità, all’ambiente e con un alto rischio di nquinare il manto freatico.
Le autorità ascoltano solo l’industriale che è ben accolto sui. Si è prestato a questo anche il potere giudiziale. Hanno applicato la forza pubblica inviando oltre 300 elementi repressivi equipaggiati con armi d’alta potenza col pretesto che stavamo ostruendo la pubblica via con forum e presidi in mezzo alla strada. Inoltre, il governo municipale ha ratificato il permesso ignorando gli studi fatti dall’Università Michoacana, ha scavalcato i divieti legali basati sull’impatto ambientale e sui problemi di viabilità, ha ignorato le proteste degli abitanti e si è rifiutato di accogliere le centinaia di firme e di manifestazioni di appoggio. Abbiamo chiesto al governo di ascoltare la voce dei morelianos".
Questi forum di strada sono serviti anche ad altre voci che dicono di no al disboscamento smodato, alla costruzione del megaponte, alla privatizzazione dell’acqua e dell’illuminazione pubblica, alla costruzione di un Wal-Mart, alla privatizzazione dell’Istituto di Previdenza e Servizi Sociali dei Lavoratori dello Stato e all’installazione di altri distributori di benzina.
Parlando qui, il delegato zapatista ha denuciato con decisione: "Vogliamo dire ai mezzi di comunicazione ed alle spie, di chiedere al presidente municipale di Azione Nazionale ed al governatore dello stato, del Partito della Rivoluzione Democratica, quanto vale la vita di un bambino? Perché scatenate una campagna diffamatoria contro questa gente che difende la vita dei suoi bambini e delle sue bambine, e quando ci sarà questo distributore di benzina, e ci sarà la morte del primo bambino o bambina, voi che cosa direte alla vostra televisione o nel vostro giornale? Che cosa dirà il presidente municipale nella sua relazione? Ed il governatore dello stato? Con quale faccia vi presenterete alla gente, se non siete credibili? Dov’è la vostra legittimità? Qui non si sta disputando una poltrona politica, si sta disputando la vita di un bambino, di una bambina, e voi per vostri interessi, perché avete fatto lega con l’industriale che vuole mettere il distributore di benzina, scommettete sulla morte, e quando questa morte arriverà, come affronterete i vostri lettori, i vostri radioascoltatori, i vostri telespettatori, quelli che hanno votato per voi, PAN e PRD?
Il movimento messo in atto da questi cittadini di Felícitas del Río, è visto non solo con rispetto da noi zapatisti, ma anche con ammirazione, perché nonostante stiate affrontando il potere in tutte le sue modalitá, il potere dei mezzi di comunicazione, il potere della repressione della polizia municipale e statale, il potere del denaro degli industriale ed il potere del governo dello stato, del governo municipale, avete deciso di optare per la vita dei vostri bambini e delle vostre bambine. Perché la vostra causa è giusta, è degna ed è per la vita, e di questo tratta L’Altra Campagna, noi siamo venuti a dirvi umilmente che vi appoggiamo, che vi ammiriamo.
"Siamo venuti fin qua solo per dirvi che non siete soli, compagni e compagne.
“Ed è giusto allora che avvertiate Cárdenas Batel ed il ‘figlio’ di Felipe Calderón e tutta Azione Nazionale, e che riportiate nei media che gli abitanti di qui e la loro giusta lotta hanno in noi i fratelli e le sorelle che hanno sempre avuto. Che viva sempre la vita per la quale state lottando, la vita dei bambini e delle bambine di questo quartiere”.
Negli incontri che il Delegato Zero ha sostenuto negli spazi dell’università si sono ascoltate diverse voci e non necessariamente legate tutte all’università. C’è stato ad esempio il caso di Juan Manuel, abitante del municipio di Cholomuco, che ha deplorato che il livello di insicurezza in Michoacán sia “il più elevato a livello nazionale” e ne ha dato la responsabilità al governo ed al parlamento statali:
“Solo analizzando la bontà dell’Altra Campagna otterremo l’unità e la partecipazione per riuscire a far sì che le nostre famiglie godano di maggior sicurezza e di una vita degna e decorosa. Abbiamo un procuratore che dice che per risolvere il problema della sicurezza c’è bisogno di più denaro, quando quello di cui c’è bisogno è di mettere d’accordo quel branco di deputati perché adottino le risoluzioni necessarie. Qualunque asino aspira ad essere deputato o senatore senza impegnarsi con la società”.
Davanti a queste rivendicazioni dei cittadini, il subcomandante Marcos ha detto in un altro momento della sua lunga giornata moreliana, questo mercoledì: “Non cerchiamo chi dirige, ma prendiamo invece nelle nostre mani il nostro destino ed il nostro futuro”.
In una città governata da un signore (panista) capace di cedere terreni pubblici alla Chiesa cattolica, dove le case degli studenti subiscono repressione e minacce costanti, dove il bosco Cuauhtémoc è entrato in una tappa di deterioramento che potrebbe essere terminale per il cambiamento d’uso del terreno… per finire, in questa Morelia del neoliberismo “dal volto umano” grazie all’amministrazione perredista dello stato, L’Altra Campagna è risultata francamente scomoda.
Marcos ha aggiunto: "Ognuno, nella sua realtà, si sente sempre più aggredito. Non è che i ricchi si accontentino della ricchezza che ci strappano giorno per giorno, ma ora si vede, si sente questa aggressività, questa avidità smodata che fa uso di tutti i mezzi, legali, violenti, illegali, illegittimi, per spogliarci dell’ultima cosa che abbiamo.
Quello che è successo lassù in alto è che stanno manipolando una crisi in cui li ha cacciati la loro stessa avarizia, trasferendo questa crisi in questi paesi che stanno per essere distrutti. La classe politica del nostro paese ha smesso di essere formata da politici, sono stati sostituiti da dirigenti, neanche da industriali. Il dirigente è un amministratore del proprietario, immagine modernizzata del caporale nella tenuta porfirista". È chiaro – ha concluso il Delegato Zero – che la guerra di predazione e aggressione smodate è contro la gente più umile e semplice".
Questi sono, qui e dovunque si riuniscano gli aderenti e gli interessati alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, i segni del nostro tempo.
(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)
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