Ostula, Mich. 1º aprile. Calpestando le terre nahuas della costa, l’altra campagna è venuta a smuovere ulteriormente il già di per sé animato risveglio dei popoli originari dell’estremo Pacifico, che si trovano tra i più dimenticati ed ignorati del paese. Lo sviluppo turistico della regione ha continuato a spingere le popolazioni nelle sierre aride e aspre del farwest michoacano. Questo succede nel municipio di Aquila, Coahuayana, Huizontla e Coalcomán de Vázquez Pallares.
Il “compagno Tacho”, commissario di beni comunali di Huizontla, ha dato il benvenuto al “comandante di quelli in basso”, come ha chiamato il delegato Zero, in un sobrio atto sotto il sole, in uno zolloso campo di calcio, davanti a centinaia di indigeni.
Gilberto Reyes Vera ha riferito che le popolazioni subiscono da anni “i governi neoliberali e la loro strategia di distruggere la nostra cultura, i nostri popoli, le nostre forme di governo interno… tutto con i loro programmi per favorire il capitalismo e fare rimanere i poveri nella loro”. Per questo, ha proseguito, “ci siamo uniti alla Sesta dichiarazione della Selva lacandona, perché qui c’è la speranza dei popoli indigeni”.
Il delegato Zero era accompagnato sul palco dai rappresentanti dei popoli di questa regione michoacana, da autorità nahuas di Ayotitlán (Jalisco) e di diversi popoli wixaritari di Jalisco e Durango.
Eutimio Díaz Bautista ha affermato: “Tutti noi popoli abbiamo gli stessi problemi. Bisogna lottare per le comunità. Per questo siamo venuti ad accompagnarli”.
Conclusi i saluti, il mediatore dell’evento stava ormai dando la parola al subcomandante Marcos, quando è salito sul palco Carlos Marmolejo, di Ostula, ha preso il microfono ed ha dichiarato, a ragione, indicando l’ospite: "Oggi lui non è il più importante.
Primo dobbiamo ascoltarci noi, dobbiamo parlare dei problemi dei confini con Aquila e La Placita. E dell’impresa Hylsa che ci sta derubando".
Ha riferito che i dirigenti del Coordinamento nazionale Plan de ayala (Cnpa) e di Aquila stanno trattando per ricevere dall’impresa siderurgica 8 mila pesos per ogni comunero, “essendo che Hylsa deve 100 mila pesos ad ognuno”.
Subito ha preso la parola un uomo di Pómaro che ha letto un documento con domande molto precise ed ha chiesto al delegato Zero e all’altra campagna di unirsi a questo “progetto indigeno e contadino” di 10 punti.
Compimento degli accordi di San Andrés; sovranità della nazione e dei popoli; rinegoziazione del Trattato di libero commercio dell’America del nord; revisione dell’articolo 27 della Costituzione, e cancellazione della riforma salinista per recuperare la proprietà sociale.
Ha inoltre chiesto diritti integrali per i popoli in ambito politico, culturale e sociale; un bilancio che risponda alle necessità dei contadini, non dei politici; un’agenda di biosicurezza che garantisca armonia con la natura e respinga l’uso di transgenici; un’agenda legislativa che restituisca i diritti sociali; una nuova Costituzione, e rispetto delle spiagge come contiguità con l’oceano Pacifico (“affinché ci sia pace”).
Solo nel municipio di Aquila esistono circa 50 comunità disperse nella sierra, dove l’analfabetismo è elevato e l’agricoltura precaria; dove l’artigianato non ha sbocco e i servizi sono inesistenti. Rovinati dal narco e dalla violenza razzista, questi popoli rimangono tanto lontano da Morelia, la capitale dello stato, che è più facile andare a Colima per trovare la “civiltà”.
L’atto di Ostula riveste grande importanza per gli indigeni. Il rappresentante di Pómaro ha affermato che la presenza dell’altra campagna e del subcomandante Marcos nella regione “incoraggia e tempra la lotta per la difesa del nostro territorio e di tutto quello che è nostro”.
Contro il rigassificatore di Cuyutlán
Una dietro l’altra, le storie di comunità minacciate dal progresso delle industrie rappresentano abuso, inquinamento, malattia, espulsione, perdita di identità, fine di fonti di lavoro, disintegrazione familiare…. Balza all’attenzione che i tre livelli di governo insistono con tanto zelo nello stimolare, appoggiare o addirittura creare piani e progetti che generano tutto questo, e non poche volte la perdita di sovranità nazionale in nome del libero mercato e l’attrazione di investimenti.
Durante l’ultimo atto dell’altra campagna nello stato di Colima, e dopo aver ascoltato l’esperienza di pescatori, commercianti, agricoltori e abitanti dell’ejido Campos, nel nord del porto di Manzanillo, il subcomandante Marcos, la sera di giovedì 30, si era così espresso: “Ho ascoltato con molta attenzione la storia che avete raccontato, ed è la stessa che abbiamo ascoltato in altre parti”. E per illustrare “quello che vi vogliono fare”, come ha detto, ha ricapitolati i fatti di altri luoghi in cui è passata l’altra campagna.
“Vi vogliono distruggere completamente”, ha avvertito, e ha ricordato i casi della laguna di Acuitlapilco (Tlaxcala) ed i disastrati dell’uragano Stan in Chiapas e Quintana Roo. “Il governo, qualunque sia, municipale, statale e federale, vuole riconquistare le terre, fare un’altra guerra di conquista”. In questo caso, come a La Yerbabuena, in Colima.
Ha chiesto agli abitanti di Campos se per caso pagano tariffe elettriche meno care. Si è levato un no collettivo. E Marcos ha spiegato: “Era una domanda, perché siccome avete lì la centrale termoelettrica che vi danneggia, dovreste pagare meno. Se andate a controllare quanto pagano gli hotel nella zona di lusso di Manzanillo, scoprirete che pagano meno di voi, perché sono sovvenzionati”.
Poiché la centrale termoelettrica inquina l’aria (ha riferito del caso di Salamanca, Guanajuato, dove “almeno uno in ogni famiglia è malata di cancro”), il delegato zapatista ha domandato ai pescatori quanto vale la loro salute. “Che arrivi la centrale termoelettrica, il rigassificatore e tutto quello che vogliono mettere e poi vi dicono: quello che faremo qui provocherà che uno su tre di voi si ammalerà di cancro, ma gli pagheremo le cure mediche, se morirà prima del tempo l’aiuteremo a pagare le sue esequie.
Chi accetterà questo? Risulta che il governo fa questo, e inoltre dobbiamo lottare perchè ci dia un po’ di aiuto per ammazzarci, letteralmente”.
E ha insistito: “Perché la centrale termoelettrica sta a Campos e non nella zona residenziale di Manzanillo? Se è vero che non fa male, che la portino nei quartieri dei ricchi. Quello che vediamo è che questi ricchi, con l’aiuto del governo, stanno tornando a conquistare la terra, ed ogni persona che vive in un posto disturba, è scomoda, bisogna metterla da parte, a volte con inganni, a volte comprandone alcuni”. E racconta la storia dell’acqua a El Batán (Querétaro).
I funzionari e gli investitori scelgono: “qui faremo un hotel, qua una centrale, un’industria, e la gente che sta lì bisogna mandarla via”. Esistono due modi.
“Una, mandandola al cimitero, che è quello che vogliono fare con voi, o ricollocarla da un’altra parte, ingannandola facendole pensare che starà meglio”.
Le persone più anziane potranno dire che Campos “non era così; che si è cominciò a distruggere, ad impoverire, a vivere con angoscia e con le malattie quando è arrivato il progresso”, ha proseguito Marcos.
“Ho sentito qui che voi dite di ‘non essere contro lo sviluppo ed il progresso’. Noi sì. Siamo indigeni del Chiapas e ci siamo ribellati il primo gennaio del 1994 contro il governo federale perché il progresso e lo sviluppo era solo per loro, per quelli che stanno in alto che si sviluppano e progrediscono a costo della nostra miseria”. Dunque, vi chiedo “pensateci bene, perché quando in alto parlano di progresso, parlano di quello dei ricchi, non del vostro, né del nostro”.
Ha osservato: “Trasformeranno la laguna in un porto. Arriva la nave e con lessa i marinai, e poi i locali, la droga. Non crediate che arriveranno campi da calcio, cinema e teatri, no. Arriverà tutto quello di cui ha bisogno la gente di quelle navi per trascorrere il giorno. E se voi pensate che il governo vi difenderà, vi sbagliate, perché è il governo che sta facendo tutto questo. Se confidate in quanto contemplato nella Costituzione dove si dice che uno ha diritto a protestare, protestate quanto volete, ma loro vi toglieranno la terra, la vostra casa, il vostro piccolo commercio, la scuola, il vostro futuro, la vostra storia, la vostra vita”.
Ed il governo dirà, suggerisce Marcos: “O ve ne andate dove vi mandiamo noi o andate a cercare lavoro negli Stati uniti, e lì sì che avrete diritto di protestare”. Ma l’impresa sarà installata, “perché c’è una legge approvata dai deputati e senatori del Pri,Pan e Prd, dal governatore dello stato, il presidente municipale, il Congresso locale ed il Presidente della Repubblica. La stessa legge che voi volete rispettare è quella che vi spoglia di tutto. Certo, potrete fare canzoni e manifestazioni di protesta, ma non avrete niente”.
Potrete anche creare tutte le commissioni che volete, ha detto ai presenti in ascolto, “per andare a chiedere, per favore, che non siano bastardi, che non vi ammazzino. Risulta che dobbiamo supplicare chi è incaricato di garantire la nostra sicurezza e benessere affinché non attenti alla nostra vita, la nostra proprietà ed il nostro benessere, perché il piano che sta dietro la centrale termoelettrica, il rigassificatore, la distruzione della laguna e la costruzione di quel porto, è distruggere la vita comunitaria. Non vi sto vendendo una profezia malvagia”, ha detto.
“Siamo venuti a chiedere: quanti altri moriranno? Quanti casi in più di cancro? Quanti altri bambini con malattie polmonari o della pelle perché Campos dica no, adesso basta”. Ma "se ci organizziamo, Campos tornerà ad essere quello che era, produttore di frutta e pesce, non produttore di malati ".
(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)
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