Il presidente del Centro dei diritti umani Fray Bartolomé de las Casas e vescovo emerito di San Cristóbal de las Casas, Samuel Ruiz, ha inviato oggi una lettera al segretario di Governo, Carlos Abascal, nella quale risponde alle dichiarazioni rese dal funzionario dopo la sua ultima riunione con i membri della Commissione di concordia e pacificazione (Cocopa).
In un comunicato stampa emesso dal Governo il 15 marzo, si assicura che Abascal ha dichiarato che in Chiapas sono state superate le “circostanze di eccezionalità” per cui in questa entità non esiste più la “zona grigia” considerando che in questa entità attualmente si vive “un clima di libero transito nello stato”.
Il porporato ha risposto che non esiste un concetto giuridico che corrisponda a “circostanze di eccezionalità” che permetta all’Esecutivo federale di “dettare a suo piacimento” l’occupazione militare di una porzione del territorio messicano, come avvenuto in Chiapas dal 1994.
Ha aggiunto: “Le sue parole dimostrano che il governo di Vicente Fox ha proseguito con un stato di eccezionalità di fatto e di limitazione del libero transito, iniziato dal suo predecessore, Ernesto Zedillo, 11 anni fa, violando in maniera esplicita e continuativa la Costituzione politica degli Stati uniti messicani nei suoi articoli 29 e 16”.
Ruiz riferisce che i concetti di Abascal riferendosi alla “zona grigia” sono ambigui e superficiali, visto che questa regione, localizzata nella zona di Las Cañadas, sparì con l’irruzione “unilaterale” dall’esercito il 9 febbraio del 1995, data da cui incominciò una tappa di occupazione militare illegale che persiste fino ad oggi.
Il titolare di Governo ha anche assicurato in quella riunione che in marzo si completeranno i risarcimenti alle persone danneggiate in ambito agricolo a causa del movimento armato. A questo il vescovo ha risposto nella sua missiva che i danneggiati in ambito agrario non sono solo i piccoli proprietari e latifondisti, ma che si devono considerare anche le “migliaia” di profughi.
Samuel Ruiz ha esortato il governo federale a risarcire e restituire le proprietà “illegalmente occupate” dall’esercito e dalla marina; inoltre, ritiene che “resta pendente” l’applicazione della giustizia in casi come il massacro di Acteal.
Nel comunicato della dipendenza federale si stabilisce anche che la permanenza dell’esercito nello stato si deve a soddisfare “unicamente le necessità di un’entità con caratteristica di stato di confine, non più una zona di conflitto”. A questo il vescovo emerito risponde che “la presenza dell’esercito messicano nel territorio non corrisponde ad una logica di frontiera. Sebbene sia vero che nell’anno precedente, dei 92 accampamenti esistenti fino al gennaio del 2005, ne sono stati smantellati 19 fissi, ma ne rimangono ancora 73 nelle comunità indigene”.
Ha assicurato che questo smantellamento non implica un ritiro delle forze armate, per cui è necessario che sia verificato il ritiro dei soldati dalla zona di conflitto. Per ciò, ritiene che sia “poco serio l’annuncio fatto da lei. Temiamo che si tratti di un’uscita facile e superficiale per elidere la responsabilità di dare conto alla società, di risarcire i danni alle vittime di 12 anni di conflitto e di portare davanti alla giustizia la violazione alla legge ed ai diritti umani in Chiapas”.
(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)
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